Può una relazione fallita sconvolgere la mente così tanto?

Gentili dottori,

dopo anni di sofferenza mi domando proprio questo: può un fallimento relazionale sconvolgere la mente così tanto?
Essere l'origine di tanto dolore?
Fermare la vita, fare perdere il senso delle cose?
Sono in cura da tre anni, ma sento ancora tanto dolore.
Perché l'ho cercata nuovamente sui social ma mi ha bloccato.
Mi sento intrappolato in un ciclo continuo, la cerco, mi blocca, passa del tempo.
La cerco, mi blocca su un'altra piattaforma, passa del tempo.
Ormai sono bloccato su tutto.
Ma la sua immagine è scolpita nella mia mente, e non c'è modo di mandarla via.
Lei incarna l'essere femminile, non ne ho trovata nessuna uguale.
E quando vedo un volto di una qualsiasi ragazza vedo anche lei.
Non in senso metaforico.
Il volto è veramente il suo, poi vedo che non è lei, e realizzo che ho avuto una sorta di allucinazione.
Sono stanco di questo, mi sento vittima di me stesso, perché non voglio tutto questo.
Mi sento diviso, forse sto scivolando lentamente nella pazzia.
Non voglio che la mia mente partorisca queste immagini.
Fantastico di tornarla a cercare, concretamente.
Non solo sui social.
Poi mi deprimo, mi abbatto.
Fantastico a occhi aperti di abbracciarla, di baciarla.
Purtroppo ho tutti contro, perché lei ha mobilitato molte persone per fermarmi, per allontanarmi, perfino la mia famiglia.
Tanto la vedo comunque.
Possono tutti impedirmi di raggiungerla ma ovunque andrò lei sarà con me e io con lei.
È una parte di me.
A volte anche nello specchio vedo lei.
Penso con la sua voce.
Sento il suo odore anche se non la vedo da tre anni.
Il suo profumo.
Ovunque andrò la porterò nel mio cuore.
Non sono cattivo, non sono un mostro.
Le ragazze nella vita mi hanno sempre emarginato, allontanato.
È un aspetto della mia vita molto doloroso.
Vi scrivo in uno stato di profonda stanchezza e prostrazione.
Sono deluso dalla vita.
Sono deluso dalle relazioni, da me stesso perché non sono in grado di averne di soddisfacenti.
Sono stanco.

Scusate l'ennesimo consulto, ma ho bisogno di parlare.
Sono molto solo.
Le mie giornate passano lente e inesorabilmente pesanti.
Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 5.1k 207
Gentile utente,
le linee guida di questa piattaforma dicono di non rispondere due volte allo stesso quesito, e lei ha scritto sullo stesso argomento ben più di due volte.
La competenza specialistica ci dice molto di più: dare seguito al suo bisogno di parlare ossessivamente di una persona, dell'immagine da cui non riesce a distaccarsi, alimenta quello che è senz'altro un disturbo mentale; quanto grave e in che modo curabile deve dirlo il suo psichiatra, se lei avrà abbastanza buon senso da porgli il quesito come lo pone a noi, magari facendogli leggere le email che ci ha inviato.
Rispondo per l'ultima volta per farle notare che la sua domanda: "Può una relazione fallita sconvolgere la mente così tanto?" è priva di fondamento. Questa domanda è la sua maniera per nascondersi che la sua mente, già sconvolta, ha ingigantito una relazione che era solo una disponibilità amichevole, ed è stato lei, non rispettando la giusta distanza, che ha costretto la ragazza ad interrompere la frequentazione, per tutelarsi.
Entrare nell'ottica corretta non può che aiutarla: non sono le ragazze a sfuggirla, è lei che le spaventa con questo eccesso di attaccamento che rasenta lo stalking.
Nelle sue numerose email si dichiara seguito da curanti; assume regolarmente i farmaci e soprattutto racconta a loro tutto quello che scrive a noi?
Infine un grande correttivo al rimuginare ossessivo è il lavoro.
Lavorare può essere difficile con un incarico preciso e uno stipendio, ma non è difficile lavorare da volontario, in una parrocchia, in un centro diurno, nella coltivazione di giardini e soprattutto nella propria stessa casa.
Potrebbe forse anche studiare, iscriversi ad una scuola di teatro o di ballo, andare in palestra e prefiggersi una meta: acquisire competenze, migliorare la muscolatura, dimagrire, etc.
Perché non lo fa? L'inerzia che lei sta coltivando peggiora la sua sofferenza. Le conviene?

Prof.ssa Anna Potenza
Riceve in presenza e online
Primo consulto gratuito inviando documento d'identità a: gairos1971@gmail.com

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Utente
Utente
Dottoressa la ringrazio per la sua risposta. Un po' di volontariato lo svolgo, non proprio regolarmente. Una tantum per la parrocchia che frequento. Siamo tanti ragazzi, diciamo che lo fanno fare a rotazione, ci danno delle offerte che poi usiamo per i pellegrinaggi, o le feste parrocchiali, o varie attività.
Mando tanti CV ogni giorno, ma non mi chiama mai nessuno purtroppo.
Davvero, io vorrei uscirne, ma mi sento così fragile.
La ragazza di cui ho parlato tanto mi manca moltissimo, i miei curanti lo sanno. Mi creda, è stata una persona molto importante nella mia vita. Stavamo bene tanti anni fa. Mi creda, davvero, ho sofferto tanto. Ogni notte stringo forte il cuscino pensando a lei. E non è un'immagine poetica, mi creda. Accade ogni santa notte.
Tutte queste cose le dico anche alla mia psicologa, che mi sta molto vicino.
Dottoressa, io non sono pericoloso mi creda.
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 5.1k 207
Gentile utente,
le sue frasi: "Ogni notte stringo forte il cuscino pensando a lei. E non è un'immagine poetica, mi creda. Accade ogni santa notte", non esprimono solo la sua sofferenza, ma la sua volontà di mantenere quel ricordo, quello stato d'animo sofferente e pessimista.
Non pensa che la vita le riservi anche cose migliori?
"Tutte queste cose le dico anche alla mia psicologa, che mi sta molto vicino".
Io spero che oltre ad ascoltare incessantemente queste elucubrazioni sulla mancanza e sulla perdita, la sua psicologa abbia elaborato con lei anche un progetto di rinascita, e la aiuti a seguirne le tappe.
"Un po' di volontariato lo svolgo, non proprio regolarmente" vuol dire rinunciare ad essere una persona attiva, utile a sé e agli altri, e voler solo rimuginare incessantemente.
Le ho indicato diverse attività di studio, di lavoro, di svago che potrebbe/dovrebbe svolgere. Lei cosa risponde? Che pensa incessantemente ad una storia finita anni fa. E chi è che tiene in vita questa fissazione, se non lei stesso?
Le ho risposto diverse volte, in questi anni. Mi sembra che non abbia mai preso il coraggio e la decisione di cambiare. Se proprio vuole continuare a parlare di malattia anziché di salute, di rimpianti anziché di progetti, faccia qualche colloquio di terapia familiare assieme ai suoi familiari conviventi. Può darsi che dalla sinergia dei vostri sforzi verso il cambiamento escano nuove prospettive.
Lei adesso è giovane, fisicamente sano. Quanto rimpiangerà, in futuro, il non aver fatto lo sforzo di cambiamento che può renderla padrone della sua vita?
Ci rifletta.

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Prof.ssa Anna Potenza
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