Mi sento più solo che mai
Gentili dottori,
Mi sento sempre più solo.
Perfino quando sono in compagnia.
Sperimento vuoto, non senso, difficoltà a comunicare.
Ma non solo in me, lo vedo anche in chi mi sta intorno.
In famiglia, con gli amici.
In questi anni ho collezionato tante sofferenze: chiusure di rapporti, lutti, incidenti, un amico in carcere, la salute delle nonne sempre più precaria, ho lasciato una comunità religiosa (distacco difficilissimo con senso di colpa).
Per dirne alcune.
Non posso certo dire che sto vivendo una vita facile.
Lo psichiatra lo vedo poco, ogni tre mesi, ma non mi sembra di riuscire a farmi capire.
La terapeuta ogni settimana, e già mi comprende di più.
Mi sento solo però anche con i curanti.
Sto anche sperimentando una importante demotivazione, cambio idee e umore continuamente.
Sto in disarmonia con me stesso e tutti intorno mi guardano con paura.
Sto anche in affanno fisico notevole.
Non riesco più a passeggiare come facevo prima.
Facevo tante belle e lunghe camminate nel verde.
Adesso mi muovo pochissimo.
Un tempo studiavo con piacere arte e archeologia, laureandomi a pieni voti.
Ormai ho perso la passione.
Non mi dice più niente.
Un tempo ero stimato per essere una persona equilibrata, studiosa, paziente.
Non mi riconosco più in quella persona.
Ho 29 anni ma in questi ultimissimi anni sono invecchiato notevolmente.
Me lo dicono tutti, non sto scherzando.
Ne dimostro molti di più mi dicono.
A volte piango silenziosamente solo in casa, mentre mio fratello minore è a scuola e i miei genitori a lavoro.
A volte anche senza un motivo.
Provo molta stanchezza fisica e mentale e pensieri di morte.
Forse è solo un segno dei miei disagi della psiche, ma vi giuro che sento quasi il sapore di morte, la sento vicina.
Non è una metafora, vi prego di prendermi sul serio.
Prendo atto che non sempre mi sono reso amabile agli altri.
Mi sembra di subire l'ira divina.
Di essere punito con queste sofferenze.
Che sotto sotto me le merito.
Seguo scrupolosamente la terapia farmacologica ma sento che non basta.
Nella comunità religiosa di cui facevo parte si parlava sempre del fatto che siamo malvagi, peccatori, bisognosi di misericordia.
Penso che quattro anni lì dentro abbiano fatto più male che bene.
Quando parlavo dei miei dolori, delle mie esperienze e dei miei disturbi che mi facevano soffrire dicevano che erano la porta della mia salvezza.
La santa croce gloriosa che un giorno si sarebbe illuminata.
Ero quasi arrivato al punto di essere contento di soffrire, perché mi avrebbe garantito il paradiso.
Ora ne sono fuori, e l'incanto è svanito.
Non sono migliorato, non è cambiato niente.
Ho buttato tempo, denaro, relazioni.
Mi sono fatto manipolare.
E ora sono più solo di prima.
Me lo merito?
Mi sembra di attirare solo persone che se ne approfittano di me.
Poi sale la rabbia, ma sempre tardi.
E lo sconforto.
Mi sento indurito, cupo, freddo.
C'è speranza?
Mi sento sempre più solo.
Perfino quando sono in compagnia.
Sperimento vuoto, non senso, difficoltà a comunicare.
Ma non solo in me, lo vedo anche in chi mi sta intorno.
In famiglia, con gli amici.
In questi anni ho collezionato tante sofferenze: chiusure di rapporti, lutti, incidenti, un amico in carcere, la salute delle nonne sempre più precaria, ho lasciato una comunità religiosa (distacco difficilissimo con senso di colpa).
Per dirne alcune.
Non posso certo dire che sto vivendo una vita facile.
Lo psichiatra lo vedo poco, ogni tre mesi, ma non mi sembra di riuscire a farmi capire.
La terapeuta ogni settimana, e già mi comprende di più.
Mi sento solo però anche con i curanti.
Sto anche sperimentando una importante demotivazione, cambio idee e umore continuamente.
Sto in disarmonia con me stesso e tutti intorno mi guardano con paura.
Sto anche in affanno fisico notevole.
Non riesco più a passeggiare come facevo prima.
Facevo tante belle e lunghe camminate nel verde.
Adesso mi muovo pochissimo.
Un tempo studiavo con piacere arte e archeologia, laureandomi a pieni voti.
Ormai ho perso la passione.
Non mi dice più niente.
Un tempo ero stimato per essere una persona equilibrata, studiosa, paziente.
Non mi riconosco più in quella persona.
Ho 29 anni ma in questi ultimissimi anni sono invecchiato notevolmente.
Me lo dicono tutti, non sto scherzando.
Ne dimostro molti di più mi dicono.
A volte piango silenziosamente solo in casa, mentre mio fratello minore è a scuola e i miei genitori a lavoro.
A volte anche senza un motivo.
Provo molta stanchezza fisica e mentale e pensieri di morte.
Forse è solo un segno dei miei disagi della psiche, ma vi giuro che sento quasi il sapore di morte, la sento vicina.
Non è una metafora, vi prego di prendermi sul serio.
Prendo atto che non sempre mi sono reso amabile agli altri.
Mi sembra di subire l'ira divina.
Di essere punito con queste sofferenze.
Che sotto sotto me le merito.
Seguo scrupolosamente la terapia farmacologica ma sento che non basta.
Nella comunità religiosa di cui facevo parte si parlava sempre del fatto che siamo malvagi, peccatori, bisognosi di misericordia.
Penso che quattro anni lì dentro abbiano fatto più male che bene.
Quando parlavo dei miei dolori, delle mie esperienze e dei miei disturbi che mi facevano soffrire dicevano che erano la porta della mia salvezza.
La santa croce gloriosa che un giorno si sarebbe illuminata.
Ero quasi arrivato al punto di essere contento di soffrire, perché mi avrebbe garantito il paradiso.
Ora ne sono fuori, e l'incanto è svanito.
Non sono migliorato, non è cambiato niente.
Ho buttato tempo, denaro, relazioni.
Mi sono fatto manipolare.
E ora sono più solo di prima.
Me lo merito?
Mi sembra di attirare solo persone che se ne approfittano di me.
Poi sale la rabbia, ma sempre tardi.
E lo sconforto.
Mi sento indurito, cupo, freddo.
C'è speranza?
Gentile,
la speranza in lei è già presente perché, se essa fosse assente, lei certamente non avrebbe scritto qui.
La sua è una vera e propria richiesta di aiuto e, come tale, è più che giusto prenderla sul serio. In lei il desiderio di cambiare le cose c'è e si è dimostrato anche attivo nel chiudere con quel gruppo religioso che la stava allontanando dal suo scopo primario: quello di guarire dalla sofferenza. Noi attiriamo quello che sentiamo e avvertiamo in noi. Si chiama, in psicologia, profezia che si autoavvera: riteniamo di essere circondati da persone che vogliono approfittarsi di noi? Abbiamo terrore che possa accadere? Questo succede. Perché attuiamo determinati comportamenti, inconsci, che ci portano ad attirare questa tipologia di individui che acuiscono il nostro malessere. Dentro di lei esiste ancora quell'uomo di 29 anni pieno di sogni, voglia di imparare ma è dormiente. Con il freno a mano tirato. Non per colpa sua, ma perché forse le corde giuste non sono state ancora individuate, toccate. Da quanto tempo è in terapia psicologica e psichiatrica? Le due figure professionali si parlano tra loro? Sono al corrente dei pensieri suicidari che si annidano nella sua mente? Se sì, in che modo state affrontando il tutto?
Ci aggiorni pure, noi siamo a disposizione.
Un cordiale saluto,
la speranza in lei è già presente perché, se essa fosse assente, lei certamente non avrebbe scritto qui.
La sua è una vera e propria richiesta di aiuto e, come tale, è più che giusto prenderla sul serio. In lei il desiderio di cambiare le cose c'è e si è dimostrato anche attivo nel chiudere con quel gruppo religioso che la stava allontanando dal suo scopo primario: quello di guarire dalla sofferenza. Noi attiriamo quello che sentiamo e avvertiamo in noi. Si chiama, in psicologia, profezia che si autoavvera: riteniamo di essere circondati da persone che vogliono approfittarsi di noi? Abbiamo terrore che possa accadere? Questo succede. Perché attuiamo determinati comportamenti, inconsci, che ci portano ad attirare questa tipologia di individui che acuiscono il nostro malessere. Dentro di lei esiste ancora quell'uomo di 29 anni pieno di sogni, voglia di imparare ma è dormiente. Con il freno a mano tirato. Non per colpa sua, ma perché forse le corde giuste non sono state ancora individuate, toccate. Da quanto tempo è in terapia psicologica e psichiatrica? Le due figure professionali si parlano tra loro? Sono al corrente dei pensieri suicidari che si annidano nella sua mente? Se sì, in che modo state affrontando il tutto?
Ci aggiorni pure, noi siamo a disposizione.
Un cordiale saluto,
Dr. Valerio Bruno
Questo consulto ha ricevuto 1 risposte e 6 visite dal 27/04/2026.
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