Ansia e malinconia da anticipazione
Buonasera, scrivo per avere suggerimenti su come gestire uno stato d'ansia e malinconia anticipatoria che sto avendo nell'ultimo periodo.
Sono figlio unico, mi sto laureando leggermente fuori corso e certamente questo status non aiuta, sia perchè sento molto poco amici ed ex colleghi a causa di impegni differenti), sia perchè non avendo fratelli o sorelle ho pochi familiari che sono miei coetanei.
Mio padre è 50 anni più grande di me, ha quasi 80aa, e di conseguenza i miei unici parenti da parte paterna sono cugini ormai 50enni con figli, quindi non proprio in linea con la mia età.
Con i componenti della famiglia di mia madre, che invece è molto più giovane di mio padre (20 anni in meno), non ho rapporti pur avendo cugini coetanei, e l'assenza di rapporti è da ricondursi a vicende familiari di cui io pago le conseguenze.
Sono sempre stato molto maturo, responsabile e in alcuni casi genitorializzato: il rapporto con mio padre non è sempre stato fluido certamente per la nostra differenza d'età e non per mancanza di buoni sentimenti.
Sono sempre intervenuto cercando di risolvere o prevenire problemi o questioni derivanti da una mentalità indubbiamente anacronistica rispetto alla mia, cercando di attutire i colpi di un carattere non proprio semplice per suo vissuto personale e familiare (tanto che attribuisco a lui le "colpe" delle vicende familiari e dei rapporti con gli altri componenti della famiglia).
Il problema è che nell'ultimo periodo io sento spesso una sensazione di ansia o malinconia anticipatoria con pensieri malinconici di solitudine anticipando scenari ipotetici legati alla perdita dei miei genitori. è come se il mio animo si fosse settato sull'idea che il tempo stia passando e stia scadendo, soprattutto in relazione a mio padre che appunto, rispetto a mia madre che è molto più giovane, ha quasi 80anni.
Non so come gestire questo stato d'animo che mi crea ansia, preoccupazione, malinconia e timore di rimanere solo nel vortice del ricordo.
Aggiungo che ho un'ottima relazione con una mia collega, da due anni, senza alcun problema.
Posso solo magari ipotizzare che questa mia sensazione sia accentuata dal confronto con la mia fidanzata, la quale proviene da una famiglia molto unita ( in alcuni casi invischiata) nella quale non si sente sola e non lo sarà.
Ho anche provato a chiedermi se, frequentando di più la sua famiglia, potessi trovare un beneficio, ma non riesco ad andare oltre proprio perchè provenendo da abitudini e contesti diversi, alcune dinamiche della sua famiglia a me appaiono invischianti, anzi lo sono (come l'eccessiva connessione, comunicazione, confini aperti, problemi del singolo riferiti a tutti, coabitazione estiva di 10 persone nella stessa casa, ecc). in questo contesto (che potrebbe essere la soluzione alle mie preoccupazioni e ansie -- ovvero una famiglia numerosa in cui non sentirsi soli, paradossalmente è come se io avessi timore di spersonalizzarmi e quindi non vado oltre i rapporti di rispetto ed educazione.
Sono figlio unico, mi sto laureando leggermente fuori corso e certamente questo status non aiuta, sia perchè sento molto poco amici ed ex colleghi a causa di impegni differenti), sia perchè non avendo fratelli o sorelle ho pochi familiari che sono miei coetanei.
Mio padre è 50 anni più grande di me, ha quasi 80aa, e di conseguenza i miei unici parenti da parte paterna sono cugini ormai 50enni con figli, quindi non proprio in linea con la mia età.
Con i componenti della famiglia di mia madre, che invece è molto più giovane di mio padre (20 anni in meno), non ho rapporti pur avendo cugini coetanei, e l'assenza di rapporti è da ricondursi a vicende familiari di cui io pago le conseguenze.
Sono sempre stato molto maturo, responsabile e in alcuni casi genitorializzato: il rapporto con mio padre non è sempre stato fluido certamente per la nostra differenza d'età e non per mancanza di buoni sentimenti.
Sono sempre intervenuto cercando di risolvere o prevenire problemi o questioni derivanti da una mentalità indubbiamente anacronistica rispetto alla mia, cercando di attutire i colpi di un carattere non proprio semplice per suo vissuto personale e familiare (tanto che attribuisco a lui le "colpe" delle vicende familiari e dei rapporti con gli altri componenti della famiglia).
Il problema è che nell'ultimo periodo io sento spesso una sensazione di ansia o malinconia anticipatoria con pensieri malinconici di solitudine anticipando scenari ipotetici legati alla perdita dei miei genitori. è come se il mio animo si fosse settato sull'idea che il tempo stia passando e stia scadendo, soprattutto in relazione a mio padre che appunto, rispetto a mia madre che è molto più giovane, ha quasi 80anni.
Non so come gestire questo stato d'animo che mi crea ansia, preoccupazione, malinconia e timore di rimanere solo nel vortice del ricordo.
Aggiungo che ho un'ottima relazione con una mia collega, da due anni, senza alcun problema.
Posso solo magari ipotizzare che questa mia sensazione sia accentuata dal confronto con la mia fidanzata, la quale proviene da una famiglia molto unita ( in alcuni casi invischiata) nella quale non si sente sola e non lo sarà.
Ho anche provato a chiedermi se, frequentando di più la sua famiglia, potessi trovare un beneficio, ma non riesco ad andare oltre proprio perchè provenendo da abitudini e contesti diversi, alcune dinamiche della sua famiglia a me appaiono invischianti, anzi lo sono (come l'eccessiva connessione, comunicazione, confini aperti, problemi del singolo riferiti a tutti, coabitazione estiva di 10 persone nella stessa casa, ecc). in questo contesto (che potrebbe essere la soluzione alle mie preoccupazioni e ansie -- ovvero una famiglia numerosa in cui non sentirsi soli, paradossalmente è come se io avessi timore di spersonalizzarmi e quindi non vado oltre i rapporti di rispetto ed educazione.
Gentile,
quello che descrive è uno stato emotivo molto comprensibile, soprattutto alla luce della sua storia personale e familiare. Non si tratta solo di ansia , ma di qualcosa di più articolato: una forma di malinconia legata al tempo, ai legami e al timore della perdita.
Il fatto di essere figlio unico, con un padre molto più grande e con una rete familiare poco presente o poco accessibile, la pone in una posizione particolare. A questo si aggiunge ciò che lei stesso riconosce: una certa precocità nel prendersi responsabilità, nell’adattarsi, nel cercare di tenere insieme le cose. Questo tipo di funzionamento, nel tempo, può portare a sviluppare una sensibilità maggiore verso i temi della perdita e della solitudine.
Quella che chiama malinconia anticipatoria è, in effetti, una forma di pensiero proiettato nel futuro: la mente prova a prepararsi a qualcosa di doloroso immaginandolo prima che accada. Il problema è che, così facendo, finisce per farle vivere oggi un dolore che appartiene a un tempo che non è ancora arrivato.
Non è un segnale che c’è qualcosa che non va , ma che sta entrando in contatto con aspetti profondi: il legame con i suoi genitori, il passare del tempo, il tema del restare solo. Tuttavia, quando questi pensieri diventano frequenti e invasivi, è importante imparare a non seguirli automaticamente. Non perché siano sbagliati , ma perché rischiano di restringere il suo presente.
C’è anche un altro punto molto interessante che lei porta: il confronto con la famiglia della sua fidanzata. Da una parte rappresenta ciò che sente di non avere (una rete ampia, presenza, continuità), dall’altra le suscita un senso di invasività e perdita di sé. Questo è un equilibrio delicato: il bisogno di appartenenza e il bisogno di autonomia. Il fatto che lei avverta entrambi è, in realtà, un segnale di buon funzionamento, non di confusione.
Forse il punto non è sostituire ciò che sente mancare entrando in un sistema familiare che non le appartiene, ma costruire nel tempo una sua forma di rete: relazioni scelte, spazi affettivi che rispettino il suo modo di essere, senza forzature.
Rispetto all’ansia che prova, può essere utile iniziare a riconoscere quando sta entrando in questi scenari anticipatori e provare, gradualmente, a riportare l’attenzione al presente, a ciò che oggi c’è: il rapporto con i suoi genitori così com’è ora, la relazione con la sua compagna, i passi che sta facendo verso la laurea e la sua vita adulta.
Non si tratta di non pensare a certe cose, ma di non viverle come se fossero già accadute.
Quello che sta attraversando è un passaggio evolutivo importante, legato anche al momento di vita in cui si trova.
Spero di averle offerto uno spunto utile.
Resto a disposizione se desidera approfondire.
quello che descrive è uno stato emotivo molto comprensibile, soprattutto alla luce della sua storia personale e familiare. Non si tratta solo di ansia , ma di qualcosa di più articolato: una forma di malinconia legata al tempo, ai legami e al timore della perdita.
Il fatto di essere figlio unico, con un padre molto più grande e con una rete familiare poco presente o poco accessibile, la pone in una posizione particolare. A questo si aggiunge ciò che lei stesso riconosce: una certa precocità nel prendersi responsabilità, nell’adattarsi, nel cercare di tenere insieme le cose. Questo tipo di funzionamento, nel tempo, può portare a sviluppare una sensibilità maggiore verso i temi della perdita e della solitudine.
Quella che chiama malinconia anticipatoria è, in effetti, una forma di pensiero proiettato nel futuro: la mente prova a prepararsi a qualcosa di doloroso immaginandolo prima che accada. Il problema è che, così facendo, finisce per farle vivere oggi un dolore che appartiene a un tempo che non è ancora arrivato.
Non è un segnale che c’è qualcosa che non va , ma che sta entrando in contatto con aspetti profondi: il legame con i suoi genitori, il passare del tempo, il tema del restare solo. Tuttavia, quando questi pensieri diventano frequenti e invasivi, è importante imparare a non seguirli automaticamente. Non perché siano sbagliati , ma perché rischiano di restringere il suo presente.
C’è anche un altro punto molto interessante che lei porta: il confronto con la famiglia della sua fidanzata. Da una parte rappresenta ciò che sente di non avere (una rete ampia, presenza, continuità), dall’altra le suscita un senso di invasività e perdita di sé. Questo è un equilibrio delicato: il bisogno di appartenenza e il bisogno di autonomia. Il fatto che lei avverta entrambi è, in realtà, un segnale di buon funzionamento, non di confusione.
Forse il punto non è sostituire ciò che sente mancare entrando in un sistema familiare che non le appartiene, ma costruire nel tempo una sua forma di rete: relazioni scelte, spazi affettivi che rispettino il suo modo di essere, senza forzature.
Rispetto all’ansia che prova, può essere utile iniziare a riconoscere quando sta entrando in questi scenari anticipatori e provare, gradualmente, a riportare l’attenzione al presente, a ciò che oggi c’è: il rapporto con i suoi genitori così com’è ora, la relazione con la sua compagna, i passi che sta facendo verso la laurea e la sua vita adulta.
Non si tratta di non pensare a certe cose, ma di non viverle come se fossero già accadute.
Quello che sta attraversando è un passaggio evolutivo importante, legato anche al momento di vita in cui si trova.
Spero di averle offerto uno spunto utile.
Resto a disposizione se desidera approfondire.
dott. Benedetto Vivona
Ricevo a Trapani e online
https://benedettovivona.wixsite.com/psicologo-trapani
3317463183
Gentilissimo lettore,
i temi che sta affrontando sono legati a normali fasi evolutive...per andare oltre è sano e funzionale dal punto di vista psicologico fare un bilancio e una analisi attenta di certe dinamiche, come peraltro lei ha fatto nella sua lunga lettera.
Se ha voglia di confrontarsi , circa alcune sue sensazioni e riflessioni, provi a farlo con la sua fidanzata, in modo da avere una "alleata" per gestire delle situazioni familiari della sua famiglia "affollata".
Guardi di più verso il suo futuro che si sta costruendo e si concentri maggiormente su quello.
Molti saluti e auguri
i temi che sta affrontando sono legati a normali fasi evolutive...per andare oltre è sano e funzionale dal punto di vista psicologico fare un bilancio e una analisi attenta di certe dinamiche, come peraltro lei ha fatto nella sua lunga lettera.
Se ha voglia di confrontarsi , circa alcune sue sensazioni e riflessioni, provi a farlo con la sua fidanzata, in modo da avere una "alleata" per gestire delle situazioni familiari della sua famiglia "affollata".
Guardi di più verso il suo futuro che si sta costruendo e si concentri maggiormente su quello.
Molti saluti e auguri
Dr.ssa Patrizia Pezzella
psicologa, psicoterapeuta
perfezionata in sessuologia clinica
Questo consulto ha ricevuto 2 risposte e 91 visite dal 13/04/2026.
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