Senso di colpa per lasciare mio figlio figlio unico
Buongiorno dottori, ho 40 anni e mezzo e sto attraversando una crisi profonda che dura da 2 mesi oramai.
Ho un bambino di quasi 3 anni, e a gennaio 2026 ho avuto un aborto con raschiamento per assenza di battito.
Da li sono entrata in una crisi profonda legata al pensiero di lasciare mio figlio da solo senza fratelli.
Qui dove abitiamo siamo senza parenti vicini, quindi zii e cugini e nonni sono tutti lontani.
Io ho il terrore che mio figlio possa sentirsi da solo senza un fratello, possa sperimentare la solitudine, possa chiedermi un fratellino tra qualche anno e io non potrò che dire che non è arrivato.
Sono già terapia con una psicologa che mi ha detto che questa solitudine, paura di non avere amici di sentirsi soli che io proietto su mio figlio non è altro che una paura che ho io, perchè io vivo questo sentimento.
Ed è così, io mi sento profondamente sola, e l'ultima cosa che voglio è che mio figlio possa sentirsi così a causa di una mia scelta a causa della natura, a causa del fatto che mi sono mossa tardi a volere figli.
Ho provato a convincermi anche a fare eterologa ma è qualcosa più forte di me, non riesco ad accettarla come soluzione, la vedo troppo lontana dal mio modo di essere.
Perchè un minimo di lucidità mentale mi è rimasta e mi rendo conto che mi stavo forzando ad accettare una soluzione molto complessa per una richiesta nemmeno formulata di mio figlio. inoltre tutti i gineoclogi che ho visto mi hanno detto che ho ancora possibilità con omologa, ma io nei momenti di peggiore sconforto volevo questo secondo bambino a tutti i costi e in tempi rapidi, non accettavo l'idea di una sconfitta.
Ma più pensavo all'eterologa più entravo in depressione, e quindi per il mio bene e della mia famiglia ho deciso di accantonare l'idea e iniziare ad accettare l'idea che mio figlio potrebbe rimanere figlio unico.
Ho pensato di trasferirci e avvicinarci a alla famiglia, ho pensato tante cose pur di evitare che mio figlio si senta come mi sento io adesso.
SOLO
E io mi sento sola nonostante abbia fratelli, e mi sento sola da tanto tempo, perchè ho avuto tante brutte esperienze con gli amici che mi hanno portato a chiudermi in me stessa.
Ho così paura per la crescita di mio figlio, sono vittima del pregiudizio verso i figli unici. sono terrorizzata che mio figlio possa sentirsi meno rispetto a chi i fratelli li ha, a chi ha vicino una famiglia con zii e cugini, ho paura di entrare in depressione per questa storia e di non riuscire più a tornare a sorridere.
non so cosa fare
Ho un bambino di quasi 3 anni, e a gennaio 2026 ho avuto un aborto con raschiamento per assenza di battito.
Da li sono entrata in una crisi profonda legata al pensiero di lasciare mio figlio da solo senza fratelli.
Qui dove abitiamo siamo senza parenti vicini, quindi zii e cugini e nonni sono tutti lontani.
Io ho il terrore che mio figlio possa sentirsi da solo senza un fratello, possa sperimentare la solitudine, possa chiedermi un fratellino tra qualche anno e io non potrò che dire che non è arrivato.
Sono già terapia con una psicologa che mi ha detto che questa solitudine, paura di non avere amici di sentirsi soli che io proietto su mio figlio non è altro che una paura che ho io, perchè io vivo questo sentimento.
Ed è così, io mi sento profondamente sola, e l'ultima cosa che voglio è che mio figlio possa sentirsi così a causa di una mia scelta a causa della natura, a causa del fatto che mi sono mossa tardi a volere figli.
Ho provato a convincermi anche a fare eterologa ma è qualcosa più forte di me, non riesco ad accettarla come soluzione, la vedo troppo lontana dal mio modo di essere.
Perchè un minimo di lucidità mentale mi è rimasta e mi rendo conto che mi stavo forzando ad accettare una soluzione molto complessa per una richiesta nemmeno formulata di mio figlio. inoltre tutti i gineoclogi che ho visto mi hanno detto che ho ancora possibilità con omologa, ma io nei momenti di peggiore sconforto volevo questo secondo bambino a tutti i costi e in tempi rapidi, non accettavo l'idea di una sconfitta.
Ma più pensavo all'eterologa più entravo in depressione, e quindi per il mio bene e della mia famiglia ho deciso di accantonare l'idea e iniziare ad accettare l'idea che mio figlio potrebbe rimanere figlio unico.
Ho pensato di trasferirci e avvicinarci a alla famiglia, ho pensato tante cose pur di evitare che mio figlio si senta come mi sento io adesso.
SOLO
E io mi sento sola nonostante abbia fratelli, e mi sento sola da tanto tempo, perchè ho avuto tante brutte esperienze con gli amici che mi hanno portato a chiudermi in me stessa.
Ho così paura per la crescita di mio figlio, sono vittima del pregiudizio verso i figli unici. sono terrorizzata che mio figlio possa sentirsi meno rispetto a chi i fratelli li ha, a chi ha vicino una famiglia con zii e cugini, ho paura di entrare in depressione per questa storia e di non riuscire più a tornare a sorridere.
non so cosa fare
Gentile utente,
Fortunatamente, la sua psicologa Le ha già dato un'interpretazione:
la solitudine che teme per suo figlio è quella che in realtà sta sperimentando lei.
In passato più volte Lei ci ha parlato delle sue difficoltà nella coppia, e dunque nessuna meraviglia di questo senso della solitudine.
Probabilmente la sua psicologa Le avrà già suggerito di mettere mano a questo suo stato d'animo profondo e angosciante. Anche per evitare di fare delle scelte inopportune, proiettando sul figlio quelle che sono in realtà difficoltà proprie.
Abbia fiducia nella professionista che la segue.
Anziché limitarsi a pensare per accrescere la consapevolezza, metta in atto delle strategie ben precise di inclusione sociale per lei e per il suo bambino.
Si impegni a lavorare sulla coppia con l'obiettivo di rivitalizzarla. Sentirsi soli anche se in coppia è veramente doloroso.
Saluti cordiali.
dott. Brunialti
Fortunatamente, la sua psicologa Le ha già dato un'interpretazione:
la solitudine che teme per suo figlio è quella che in realtà sta sperimentando lei.
In passato più volte Lei ci ha parlato delle sue difficoltà nella coppia, e dunque nessuna meraviglia di questo senso della solitudine.
Probabilmente la sua psicologa Le avrà già suggerito di mettere mano a questo suo stato d'animo profondo e angosciante. Anche per evitare di fare delle scelte inopportune, proiettando sul figlio quelle che sono in realtà difficoltà proprie.
Abbia fiducia nella professionista che la segue.
Anziché limitarsi a pensare per accrescere la consapevolezza, metta in atto delle strategie ben precise di inclusione sociale per lei e per il suo bambino.
Si impegni a lavorare sulla coppia con l'obiettivo di rivitalizzarla. Sentirsi soli anche se in coppia è veramente doloroso.
Saluti cordiali.
dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/
Utente
Grazie dottoressa per la gentile risposta.
In realtà il rapporto con mio marito rispetto a quanto scritto negli anni scorsi è totalmente diverso, migliore. In tutta onestà leggendo quello ch ho scritto in passato su di lui un po me ne sono vergognata. Ho rischiato di perdere una persona speciale per delle motivazioni banali, ma che all epoca mi sembravano insormontabili.
Ed ho paura che la mia mente stia facendo lo stesso gioco con la tematica secondo figlio e con la pura di lasciare mio figlio da solo.
Ma la realtà è che quanto parte il dolore relativo alla possibilità di lasciarlo solo è un dolore totalizzante, che mi toglie il respiro. Io ho sempre avuto problemi a fare amicizie e da piccola sono stata bullizzata. Ho paura, terrore, che mio figlio possa vivere tutto questo e in piu da bambino e poi adulto non avere il supporto di un fratello. Lo so che un fratello non è una garanzia di supporto ma rimane una possibilità. Vorrei quindi il vostro aiuto per avere spunti di riflessione per superare in modo sempre piu efficiente il dolore che provo ed elaborare. Non posso vivere con questo senso di colpa tutto il resto della mia vita. Devo gestire questo senso di colpa, non voglio essere schiacciata.
Sto provando a socializzare con altre mamme e il we non stiamo quasi mai soli. Sto andando contro la mia natura perche io preferire stare sola ma lo faccio per il bene mio e di mio figlio, e anche della mia famiglia.
In realtà il rapporto con mio marito rispetto a quanto scritto negli anni scorsi è totalmente diverso, migliore. In tutta onestà leggendo quello ch ho scritto in passato su di lui un po me ne sono vergognata. Ho rischiato di perdere una persona speciale per delle motivazioni banali, ma che all epoca mi sembravano insormontabili.
Ed ho paura che la mia mente stia facendo lo stesso gioco con la tematica secondo figlio e con la pura di lasciare mio figlio da solo.
Ma la realtà è che quanto parte il dolore relativo alla possibilità di lasciarlo solo è un dolore totalizzante, che mi toglie il respiro. Io ho sempre avuto problemi a fare amicizie e da piccola sono stata bullizzata. Ho paura, terrore, che mio figlio possa vivere tutto questo e in piu da bambino e poi adulto non avere il supporto di un fratello. Lo so che un fratello non è una garanzia di supporto ma rimane una possibilità. Vorrei quindi il vostro aiuto per avere spunti di riflessione per superare in modo sempre piu efficiente il dolore che provo ed elaborare. Non posso vivere con questo senso di colpa tutto il resto della mia vita. Devo gestire questo senso di colpa, non voglio essere schiacciata.
Sto provando a socializzare con altre mamme e il we non stiamo quasi mai soli. Sto andando contro la mia natura perche io preferire stare sola ma lo faccio per il bene mio e di mio figlio, e anche della mia famiglia.
Gentile utente,
penso opportuno fornirle delle riflessioni non tanto sul contenuto "figlio unico sì o no"
bensì sul funzionamento della sua mente, come lei correttamente ha intuito rileggendo i consulti che ci mandava qualche anno fa rispetto a Suo marito.
Lei oggi "se ne vergogna un un po'". Eppure all'epoca le motivazioni che ora le sembrano banali, allora le sembravano motivate e causa di grande sofferenza. Se non avesse provveduto in tempo avrebbe perso suo marito.
Fortunatamente le sorge un dubbio:
"ho paura che la mia mente stia facendo lo stesso gioco con la tematica secondo figlio e con la pura di lasciare mio figlio da solo".
Concordo e trovo molto fondato il suo dubbio, gentile signora.
Motivo per cui, la consiglierei di farsi entrare in presenza da un* psicoterapeuta. Non tanto sulla tematico che ci propone qui, quanto piuttosto sulla possibilità che ogni tot di tempo la sua mente si inchiodi sulla problematica che in quel momento le sembra di vitale importanza e che le dunque le causa una sofferenza pungente.
Questo lo dico non tanto per svalutare l'importanza del suo dubbio,
quanto sulla pervasività dello stesso e sul meccanismo di controllo che il suo dubbio sottende:
"fare un fratellino" a suo figlio vorrà dire contrastare la solitudine dell'essere umano.
Senza pensare che - all'estremo (ma l"esempio è reale) - ogni bambino che nasce potrebbe essere disabile e il fratello/sorella ne diventerebbe il suo badante a vita,
e infinite altre possibilità che la mente umana non riesce a prendere in considerazione.
Cosa ne pensa?
Saluti cordiali.
Dott. Brunialti
penso opportuno fornirle delle riflessioni non tanto sul contenuto "figlio unico sì o no"
bensì sul funzionamento della sua mente, come lei correttamente ha intuito rileggendo i consulti che ci mandava qualche anno fa rispetto a Suo marito.
Lei oggi "se ne vergogna un un po'". Eppure all'epoca le motivazioni che ora le sembrano banali, allora le sembravano motivate e causa di grande sofferenza. Se non avesse provveduto in tempo avrebbe perso suo marito.
Fortunatamente le sorge un dubbio:
"ho paura che la mia mente stia facendo lo stesso gioco con la tematica secondo figlio e con la pura di lasciare mio figlio da solo".
Concordo e trovo molto fondato il suo dubbio, gentile signora.
Motivo per cui, la consiglierei di farsi entrare in presenza da un* psicoterapeuta. Non tanto sulla tematico che ci propone qui, quanto piuttosto sulla possibilità che ogni tot di tempo la sua mente si inchiodi sulla problematica che in quel momento le sembra di vitale importanza e che le dunque le causa una sofferenza pungente.
Questo lo dico non tanto per svalutare l'importanza del suo dubbio,
quanto sulla pervasività dello stesso e sul meccanismo di controllo che il suo dubbio sottende:
"fare un fratellino" a suo figlio vorrà dire contrastare la solitudine dell'essere umano.
Senza pensare che - all'estremo (ma l"esempio è reale) - ogni bambino che nasce potrebbe essere disabile e il fratello/sorella ne diventerebbe il suo badante a vita,
e infinite altre possibilità che la mente umana non riesce a prendere in considerazione.
Cosa ne pensa?
Saluti cordiali.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/
Utente
Ancora grazie dottoressa per la sua risposta.
Mi sto impegnando con tutta me stessa per riprendere le attività sociali che avevo messo da parte con la maternità, per il mio bene e per il bene di mio figlio.
Mi rendo conto che da quando ricominciato a frequentare più intensamente persone di vario grado di amicizia mi sento decisamente meglio.
Non tutte le amicizie mi fanno bene, alcune di più altre di meno. Ma è un aspetto che devo mettere in conto perchè non si può andare d'accordo con tutti alla stessa maniera.
La tematica secondo figlio va ad ondate, mi sveglio ancora la mattina e il primo pensiero è che lascerò mio figlio da solo. Quando ricevo annunci di amiche che sono alla seconda gravidanza mi parte involontariamente una tristezza infinita e una competizione con loro e mi chiedo perchè io no.
Ma la realtà è che devo imparare a fregarmene degli altri, e pensare solo e unicamente al mio bene e quello della mia famiglia, incluso mio figlio.
Io ho 2 fratelli che abitano lontano è vero, ma cmq mi sento sola, cmq non mi sono stati vicino in questo periodo.
Nei momenti di peggiore sconforto spero di riuscire ad avere la forza di pensare anche a questi aspetti, e non solo alla solitudine a cui costringerò mio figlio se non riesco a dargli un fratello.
Sono ancora molto confusa e in tutta onesta non so se questa mancanza di voglia di una seconda gravidanza sia dovuto a un reale sentimento oppure è solo una forma di difesa della mia testa.
Sta di fatto che essere mamme non è facile, essere mamme senza avere nessun aiuto perchè si abita lontani da tutti lo è ancora di più.
A volte mi dispiace per tutto il male che mi sono fatta in questi mesi, a volte sono la prima che non si vuole bene. mi chiedo come faccio a pretendere che me ne vogliano gli altri se io sono la prima ad essere così severa con me stessa.
credo continuerò il mio percorso con la psicologa perchè quello che voglio è che mio figlio abbia una mamma equilibrata e non una mamma in balia degli eventi e di quello che pensano le altre persone.
Mi sto impegnando con tutta me stessa per riprendere le attività sociali che avevo messo da parte con la maternità, per il mio bene e per il bene di mio figlio.
Mi rendo conto che da quando ricominciato a frequentare più intensamente persone di vario grado di amicizia mi sento decisamente meglio.
Non tutte le amicizie mi fanno bene, alcune di più altre di meno. Ma è un aspetto che devo mettere in conto perchè non si può andare d'accordo con tutti alla stessa maniera.
La tematica secondo figlio va ad ondate, mi sveglio ancora la mattina e il primo pensiero è che lascerò mio figlio da solo. Quando ricevo annunci di amiche che sono alla seconda gravidanza mi parte involontariamente una tristezza infinita e una competizione con loro e mi chiedo perchè io no.
Ma la realtà è che devo imparare a fregarmene degli altri, e pensare solo e unicamente al mio bene e quello della mia famiglia, incluso mio figlio.
Io ho 2 fratelli che abitano lontano è vero, ma cmq mi sento sola, cmq non mi sono stati vicino in questo periodo.
Nei momenti di peggiore sconforto spero di riuscire ad avere la forza di pensare anche a questi aspetti, e non solo alla solitudine a cui costringerò mio figlio se non riesco a dargli un fratello.
Sono ancora molto confusa e in tutta onesta non so se questa mancanza di voglia di una seconda gravidanza sia dovuto a un reale sentimento oppure è solo una forma di difesa della mia testa.
Sta di fatto che essere mamme non è facile, essere mamme senza avere nessun aiuto perchè si abita lontani da tutti lo è ancora di più.
A volte mi dispiace per tutto il male che mi sono fatta in questi mesi, a volte sono la prima che non si vuole bene. mi chiedo come faccio a pretendere che me ne vogliano gli altri se io sono la prima ad essere così severa con me stessa.
credo continuerò il mio percorso con la psicologa perchè quello che voglio è che mio figlio abbia una mamma equilibrata e non una mamma in balia degli eventi e di quello che pensano le altre persone.
Gentile utente,
é possibile che Lei sia tuttora in fase di elaborazione del lutto per l'interruzione spontanea di gravidanza di soli tre mesi fa. E dunque forse la sua psiche potrebbe essere più fragile rispetto alla maternità. Oppure portata ad "impuntarsi" per averla vinta sulla difficoltà, più che per un reale desiderio di avere un altro figlio.
sono tutte temtche da approfondire in presenza.
Riguardo alla sua frase:
".. alla solitudine a cui costringerò mio figlio se non riesco a dargli un fratello..."
tenga conto che la solitudine nella vita può dipendere
- dall'assenza di competenze psico-sociali
- dal malessere interiore che rende difficile l'interazione con gli/le altr*.
E quindi come genitori è lì che si può lavorare, fin da quando i bimbi e le bimbe sono piccol*.
Se Lei si trova bene con la sua psicologa, continui così.
Nel caso invece dovesse cambiare professionista, può cercare un* Psy che sia anche psicoterapeuta, cioè con specializzazione quadriennale riconosciuta che abilita anche a curare.
Saluti cari.
dott. Brunialti
é possibile che Lei sia tuttora in fase di elaborazione del lutto per l'interruzione spontanea di gravidanza di soli tre mesi fa. E dunque forse la sua psiche potrebbe essere più fragile rispetto alla maternità. Oppure portata ad "impuntarsi" per averla vinta sulla difficoltà, più che per un reale desiderio di avere un altro figlio.
sono tutte temtche da approfondire in presenza.
Riguardo alla sua frase:
".. alla solitudine a cui costringerò mio figlio se non riesco a dargli un fratello..."
tenga conto che la solitudine nella vita può dipendere
- dall'assenza di competenze psico-sociali
- dal malessere interiore che rende difficile l'interazione con gli/le altr*.
E quindi come genitori è lì che si può lavorare, fin da quando i bimbi e le bimbe sono piccol*.
Se Lei si trova bene con la sua psicologa, continui così.
Nel caso invece dovesse cambiare professionista, può cercare un* Psy che sia anche psicoterapeuta, cioè con specializzazione quadriennale riconosciuta che abilita anche a curare.
Saluti cari.
dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
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Questo consulto ha ricevuto 5 risposte e 826 visite dal 13/04/2026.
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