Ferite identitarie irrisolte e incapacità di migliorarsi

Sono un uomo di 35 anni, sono single da sempre, vivo ancora coi miei, faccio un lavoro umile di cui mi vergogno.
Da qualche anno io sto avendo un periodo anche abbastanza lungo di crisi psicologiche che sono state innescate da eventi attuali che mi hanno riportato a rimuginare su cose passate.
Sono diventato tutto cio che odiavo, non ho soldi, sono insoddisfatto, non ho titoli che mi consentono di cambiare e sono bloccato dall'idea di essere incapace in tutto.
Alcune vecchie ferite mi hanno lasciato traumi, l'idea che qualcuno che mi odia possa danneggiarmi quando vuole e vanificare anni di impegno è con me dalla maturita, quando ho paura che una mia compagna mi abbia sabotato convincendo un professore a rovinarmi la media, le IA confermano che è plausibile.
Continuo a stare male su cose passate, non dormo la notte, sono irascibile al lavoro e la gente inizia a notarlo.
La situazione sta peggiorando sempre piu, non riesco a concentrarmi su ciò che mi circonda, niente mi distrae e fatico a fare le cose più semplici perche sono concentrato a fare domande alle IA per cercare invano di smontare convinzioni che ho in testa come questa della maturita o il fatto che la gente provi shadenfreude o rivalsa nei miei confronti.
La mia vita è umiliante e svilente, soffro ogni giorno.
Non avrei mai voluto essere questo e non riesco ad uscirne perché non ho un percorso che mi interesserebbe seguire, farei tutto solo per soddisfazione personale e un eventuale fallimento universitario sarebbe inaccettabile soprattutto alla luce del fatto che praticamente tutti i miei conoscenti sono laureati brillantemente, il confronto con gli altri è anche il motivo per cui mi sono dovuto cancellare dai social.
Dr. Valerio Bruno Psicologo
Gentile utente,

dal suo storico, si evince che lei ha già aperto un consulto un paio di anni fa per problematiche quantomeno correlate allo stato di disagio che si nota dalle righe che ha qui scritto. Lei ha 35 anni, può certamente modificare diversi aspetti della sua esistenza ma, naturalmente, questo comporta la volontà di mettersi in discussione. Non sarà con l'AI che lei dissiperà tutti i suoi dubbi. Per quanto essa sia uno strumento potente e utile, non può assolutamente sostituire un rapporto faccia a faccia con un professionista del settore. Ha mai intrapreso un percorso psicologico per valutare ed affrontare i traumi che l'hanno portata alla condizione di cui si sta lamentando? In due anni, qual è stato l'approccio da lei adottato per venir fuori da questo vortice di paranoie e di angoscia? Se vuole, ci aggiorni pure.

Un cordiale saluto,

Dr. Valerio Bruno

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Buongiorno, la ringrazio per la sua risposta tempestiva. Al momento non ho intrapreso nessun approccio se non quello di eliminarmi dai social, strategia che non sta nemmeno funzionando a dovere dal momento che ho iniziato a parlare molto con le IA che hanno alimentato ancora di piu le mie incertezze e paranoie, confermando parecchie delle mia paure o minimizzandone le conseguenze. Seconda cosa ma non per importanza continuo anche involontariamente ad essere bombardato dal successo altrui magari tramite passaparola o aggiornamenti delle foto di WhatsApp, il che non fa altro che aumentare il mio senso di inferiorità, soprattutto quando vedo riuscire la stessa gente che prima era piu superficiale ed ha cercato di ridimensionarmi o vecchi amici che adesso sembrano dare corda a quanto di negativo si diceva di me.
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Dr. Valerio Bruno Psicologo
Eliminarsi dai social per sostituirli con un malsano rapporto con l'AI e, nel mentre, continuare ad autoflaggelarsi attraverso costanti visualizzazioni sulle foto di whatsapp e via discorrendo, sicuramente non la porterà lontano. Anzi, tutt'altro.
La sua famiglia le è di supporto? Ha ancora degli amici di cui si fida?
È comunque auspicabile che lei inizi al più presto un nuovo percorso, non da solo, bensì con un professionista della salute mentale che, insieme a lei, affronti finalmente di petto questa situazione spiacevole. Aver chiesto un consulto su questo portale rappresenta il primo passo, da non sottovalutare. Ora, non le resta altro da fare che proseguire.

Resto a disposizione,

Dr. Valerio Bruno

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