Come superare un legame simbiotico?
Sono uno studente universitario di 19 anni e sento il bisogno di dare un nome a unesperienza che mi ha profondamente trasformato.
Dopo tre anni di isolamento sociale durante il liceo, segnati dalla DAD e dall'indifferenza dei compagni, ho cambiato indirizzo scolastico.
Lì ho stretto un legame simbiotico con una compagna che conoscevo solo superficialmente: una ragazza bellissima ma segnata da bullismo, dislessia e un disturbo borderline di personalità.
Mi scelse come unico complice in un mondo che percepivamo come ostile.
Grazie a lei sono fiorito, diventando più sicuro e aperto.
Ero lunico capace di motivarla nello studio, diventando per lei un'ancora vitale.
Questa posizione mi regalava un senso di potere e rivalsa verso chi prima mi ignorava; mi sentivo un "Sigma", una figura centrale nella sua vita.
Tuttavia, il rapporto era caratterizzato da un'intensità estrema e dinamiche destabilizzanti: lei mi rendeva partecipe dei suoi tradimenti verso il ragazzo, descrivendoli nei minimi dettagli, e mi trascinava in contesti degradati tra droghe e cattive compagnie.
Io ero la sua "coscienza pulita", il legame con la parte sana del mondo.
Un episodio centrale ha segnato il culmine di questa tensione: quando il resto della classe mi avvertì che lei mi stava usando, crollai emotivamente.
Per reazione speculare, lei si inflisse dei tagli sulla mano in bagno.
Mi ritrovai a gestire le sue ferite e a dover rivelare il mio percorso di terapia davanti a tutta la classe.
Nonostante il caos, lei era per me un "luogo sicuro", perché sentivo una sensazione (tipica dell'infanzia) di felicità estrema.
Ricordo momenti di nudità improvvisa, come quando si sfilava un calzino in silenzio lasciandomi di sasso, o quando cercò di mettermi una mano sul collo restando paralizzata nel vuoto, finché non dovetti muovermi io per sbloccare quel corto circuito emotivo.
Oggi, all'università, vivo una fase di autonomia e successo personale, ma mi sento "castigato".
La spinta propulsiva e rocambolesca che mi animava durante quel legame sembra svanita, sostituita da un ritmo lento che non sento mio.
Il ricordo di lei genera ancora un dolore fisico al petto e sogni ricorrenti dove si mescolano il desiderio di baciarla e il terrore che lei mi abbandoni per ragazzi meno empatici ma più "decisi" di me.
Questa paura dell'abbandono, vissuta quotidianamente a scuola, oggi si manifesta come un vuoto che spegne la mia spinta vitale.
Per elaborare questa esperienza, ho intrapreso due strade:
- Artistico-commerciale: Scrivo storie di stampo erotico basate su queste suggestioni, vendendole online su piattaforme legali.
- Accademico-progettuale: Studio sociologia e ipotizzo una tesi per valorizzare il mio borgo tramite la narrazione teatrale di questa storia.
Chiedo una chiave di lettura clinica e umana: come posso integrare il ricordo di questo "miracolo" che mi ha forgiato, senza che i fantasmi del passato sottraggano l'energia necessaria alla mia realizzazione presente?
Dopo tre anni di isolamento sociale durante il liceo, segnati dalla DAD e dall'indifferenza dei compagni, ho cambiato indirizzo scolastico.
Lì ho stretto un legame simbiotico con una compagna che conoscevo solo superficialmente: una ragazza bellissima ma segnata da bullismo, dislessia e un disturbo borderline di personalità.
Mi scelse come unico complice in un mondo che percepivamo come ostile.
Grazie a lei sono fiorito, diventando più sicuro e aperto.
Ero lunico capace di motivarla nello studio, diventando per lei un'ancora vitale.
Questa posizione mi regalava un senso di potere e rivalsa verso chi prima mi ignorava; mi sentivo un "Sigma", una figura centrale nella sua vita.
Tuttavia, il rapporto era caratterizzato da un'intensità estrema e dinamiche destabilizzanti: lei mi rendeva partecipe dei suoi tradimenti verso il ragazzo, descrivendoli nei minimi dettagli, e mi trascinava in contesti degradati tra droghe e cattive compagnie.
Io ero la sua "coscienza pulita", il legame con la parte sana del mondo.
Un episodio centrale ha segnato il culmine di questa tensione: quando il resto della classe mi avvertì che lei mi stava usando, crollai emotivamente.
Per reazione speculare, lei si inflisse dei tagli sulla mano in bagno.
Mi ritrovai a gestire le sue ferite e a dover rivelare il mio percorso di terapia davanti a tutta la classe.
Nonostante il caos, lei era per me un "luogo sicuro", perché sentivo una sensazione (tipica dell'infanzia) di felicità estrema.
Ricordo momenti di nudità improvvisa, come quando si sfilava un calzino in silenzio lasciandomi di sasso, o quando cercò di mettermi una mano sul collo restando paralizzata nel vuoto, finché non dovetti muovermi io per sbloccare quel corto circuito emotivo.
Oggi, all'università, vivo una fase di autonomia e successo personale, ma mi sento "castigato".
La spinta propulsiva e rocambolesca che mi animava durante quel legame sembra svanita, sostituita da un ritmo lento che non sento mio.
Il ricordo di lei genera ancora un dolore fisico al petto e sogni ricorrenti dove si mescolano il desiderio di baciarla e il terrore che lei mi abbandoni per ragazzi meno empatici ma più "decisi" di me.
Questa paura dell'abbandono, vissuta quotidianamente a scuola, oggi si manifesta come un vuoto che spegne la mia spinta vitale.
Per elaborare questa esperienza, ho intrapreso due strade:
- Artistico-commerciale: Scrivo storie di stampo erotico basate su queste suggestioni, vendendole online su piattaforme legali.
- Accademico-progettuale: Studio sociologia e ipotizzo una tesi per valorizzare il mio borgo tramite la narrazione teatrale di questa storia.
Chiedo una chiave di lettura clinica e umana: come posso integrare il ricordo di questo "miracolo" che mi ha forgiato, senza che i fantasmi del passato sottraggano l'energia necessaria alla mia realizzazione presente?
Gentilissimo,
Sovente chi ha una relazione amicale/sentimentale con persone con disturbi della personalità (soprattutto in adolescenza) vive all'interno di un sismografo emotivo sfiancante. L'esperienza comune è quella di sentirsi comparse intercambiabili di un film (il film è la vita della sua amica).
Questa esperienza è stata importante, e formativa relazionalmente.
Ma non dimentichi che li fuori e pieno di persone con personalità piú "ordinate", che le potranno offrirle esperienze relazionali piú ordinarie e meno caotiche.
Lei ha trovato una persona che le ha dato tanto, ma che a causa dei suoi limiti (il disturbo) non ha potuto fare di piú.
Sovente chi ha una relazione amicale/sentimentale con persone con disturbi della personalità (soprattutto in adolescenza) vive all'interno di un sismografo emotivo sfiancante. L'esperienza comune è quella di sentirsi comparse intercambiabili di un film (il film è la vita della sua amica).
Questa esperienza è stata importante, e formativa relazionalmente.
Ma non dimentichi che li fuori e pieno di persone con personalità piú "ordinate", che le potranno offrirle esperienze relazionali piú ordinarie e meno caotiche.
Lei ha trovato una persona che le ha dato tanto, ma che a causa dei suoi limiti (il disturbo) non ha potuto fare di piú.
Utente
Grazie per la disponibilità.
Un mio grande dubbio è quali comportamenti da parte di ragazzi e ragazze possono essere nocivi alla mia salute con il passare del tempo, visto che adesso non riesco più a leggere completamente le persone più "ordinate" e le loro reali intenzioni.
Un mio grande dubbio è quali comportamenti da parte di ragazzi e ragazze possono essere nocivi alla mia salute con il passare del tempo, visto che adesso non riesco più a leggere completamente le persone più "ordinate" e le loro reali intenzioni.
Questo consulto ha ricevuto 2 risposte e 69 visite dal 16/04/2026.
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