Fine di un amore, vorrei aiuto per favore

Salve, come da titolo vorrei Un vostro parere perchè sto malissimo.
Ero seguita da una psicoterapeuta ma per motivi economici ho lasciato.

Ora vi racconto la storia molto riassunta.

inizia tutto il 7 febbraio.


Ero a casa sua il pomeriggio, la sera avevamo un evento in discoteca ed io le chiedo:

"Amore che facciamo a San Valentino?
"
E lei risponde: "niente io devo lavorare".

Ed io dico: "potresti prenderti il giorno no?
"

Perchè mi sono permessa di dire questo?
Perchè lei lavora come guardia giurata e non le è mai importato nulla del lavoro.

Si è sempre presa malattie di una settimana ogni 10 giorni e infatti è stata mandata via e il 28 di questo mese le scade il contratto
E lei mi fa: "assolutamente no, il giorno non me lo prendo, questo mese voglio lavorare, non voglio fare brutta figura"

Ah sì?
Ti sei presa sempre malattie di una settimana ogni 10 giorni ed ora a san valentino INCREDIBILMENTE devi lavorare?


Mi ha mancato di rispetto, ha detto che le rompo solo le scatole, che la stresso, che sono pesante, sono tossica etc...

Lascio perdere ed andiamo all'evento in discoteca di quella sera... lì In macchina mi rimanca di rispetto, mi dice che guido male, che non sono sveglia, che ho sbagliato strada, che per colpa mia arriveremo tardi etc...
Io per questo chiudo.


Lei mi chiede scusa ma incolpa anche a me per la reazione che ho avuto ed io non la perdono per una settimana
Mi dice che si metterà in malattia, ma per me ormai era troppo tardi
Infatti non passo san valentino con lei e non ci vediamo per una settimana

Poi la perdono, e mi dice la domenica verrà a casa sua un'amica lesbica ed io gelosa le ho chiesto se potevo stare anche io con loro e lei ha risposto "assolutamente no, perchè tu non hai voluto passare san valentino con me e sei stata una settimana senza vedermi"

Quindi rilitighiamo, ma il fatto che mi ha fatto chiudere definitivamente è stato Che litigando io ho detto "hai invitato l'amica tua lesbica e non mi hai detto nulla"
Lei sapete cosa ha fatto?
Ha fatto leggere il messaggio all'amica, e lei mi ha contattata dicendomi che sono una persona maleducata perchè l'ho chiamata "amica lesbica " e immatura, che lei manco a 16 anni si sarebbe arrabbiata per san valentino e che devo crescere

Dopo di che io per difendermi, ho detto alla mia ex che la sua amica invece di insultare me, dovrebbe vedersi lei, che ha 37 anni e non lavora da 3 anni e si fa mantenere dalla famiglia e le dico per sfidarla più volte: coraggio ora se hai il coraggio fallen leggere anche questi messaggi o hai paura?


E che ha fatto?
Le ha fatto leggere anche questo messaggio!
E l'amica mi ha inviato 3 audio pieni di insulti, dove mi dice che sono stupida e che viene sotto casa mia a farmela pagare.
Così ho deciso di chiudere definitivamente

Ora la mia ex mi ha scritto ieri per dirmi che è colpa mia, che la sua amica si è solo difesa, che io lho insultata per prima chiamandola amica lesbica etc... Secondo voi è colpa mia?
Dr. Benedetto Vivona Psicologo 34 4
Gentile Utente,

Da quello che racconta emerge una relazione che, già prima di questo episodio, sembrava attraversata da molta tensione, incomprensione e fatica nel gestire i conflitti. Più che il singolo fatto (San Valentino, l’amica, i messaggi), colpisce la modalità con cui il conflitto è degenerato rapidamente, coinvolgendo terze persone, accuse reciproche, escalation emotiva e perdita di confini.

Quando chiede di chi è la colpa , è comprensibile: nei momenti di forte dolore si cerca spesso un colpevole per dare un senso a ciò che è accaduto. Tuttavia, da una prospettiva psicologica, questa domanda rischia di tenerla intrappolata nella dinamica stessa che l’ha fatta stare male.

Nel racconto si intravedono alcuni elementi importanti su cui riflettere: una forte sensibilità al rifiuto, difficoltà a tollerare frustrazione e distanza, modalità comunicative che diventano reattive quando ci si sente feriti, e dall’altra parte una gestione del conflitto poco protettiva (svalutazioni, esposizione dei messaggi a terzi, mancata tutela del legame).

In una relazione sana, i conflitti restano dentro la coppia. Il coinvolgimento di amici, soprattutto in modo accusatorio, rompe l’alleanza e rende quasi impossibile una riparazione. Allo stesso tempo, è comprensibile che, sentendosi attaccata e umiliata, lei abbia reagito difensivamente. Questo però non significa che quella reazione l’abbia aiutata a stare meglio o a proteggersi davvero.

Più che stabilire chi ha sbagliato di più, può essere utile chiedersi:
che cosa questa relazione stava attivando in me?
perché mi sono sentita così poco vista, rispettata o al sicuro?
che tipo di legame desidero e quali confini ho bisogno di imparare a proteggere?

Il fatto che oggi stia così male non indica che sia tutta colpa sua , ma che questa relazione ha toccato nodi emotivi profondi. Riprendere un percorso psicologico, anche con modalità più sostenibili economicamente, potrebbe aiutarla a non portare questo dolore come un peso o come una condanna personale, ma come un’esperienza da comprendere e trasformare.

Un caro saluto.

dott. Benedetto Vivona
Ricevo a Trapani e online
https://benedettovivona.wixsite.com/psicologo-trapani

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La ringrazio dottore, io sto tanto male, sono disperata, piango sempre, oltre a lavorare non mi alzo dal letto, ho un peso sul petto insopportabile, la amo e mi manca da morire.. Che cosa posso fare?
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Dr. Benedetto Vivona Psicologo 34 4
Gentile,

Capisco quanto il dolore che descrive sia intenso. Da come scrive non sta solo soffrendo per una separazione, ma sembra attraversata da un’ondata emotiva molto forte, che prende il corpo, il sonno, l’energia e la capacità di stare nel quotidiano. Quando l’angoscia diventa così pervasiva, è importante non restare da soli a reggerla.

Il fatto che lei pianga molto, faccia fatica ad alzarsi dal letto e senta un peso fisico al petto non significa che stia regredendo o che stia sbagliando qualcosa: sono segnali di un dolore che in questo momento è più grande delle risorse disponibili. In questi stati, il bisogno dell’altra persona può diventare assoluto, e la mancanza viene vissuta come insopportabile.

In questa fase, più che chiedersi come fare a farla tornare o come smettere di soffrire, può essere utile spostare l’attenzione su una domanda più urgente: come posso prendermi cura di me mentre sto così male?

Se in passato ha ricevuto diagnosi di depressione o di disturbo borderline, questo rende ancora più importante avere un sostegno strutturato adesso. Le relazioni, in questi casi, possono attivare vissuti di perdita e abbandono molto intensi, che da soli diventano difficili da regolare.

Il mio invito è a cercare quanto prima un supporto professionale: riprendere un percorso psicologico, rivolgersi al medico di base o a uno specialista se i sintomi fisici ed emotivi continuano, e non isolarsi. Chiedere aiuto in un momento così non è un segno di debolezza, ma una forma di protezione.

Per ora, non si chieda di stare meglio o di prendere decisioni. Si chieda solo di reggere il dolore un passo alla volta, con qualcuno accanto. Questo momento non definisce chi è né cosa sarà possibile in futuro.

Un caro saluto.

dott. Benedetto Vivona
Ricevo a Trapani e online
https://benedettovivona.wixsite.com/psicologo-trapani

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