Crisi coniugale: paura di una rottura o profonda crisi del partner?
Io e il mio compagno siamo insieme da 20 anni.
Mai nessuna crisi.
Quando abbiamo preso casa purtroppo ha perso il padre e ha dovuto affrontare il tumore di sua madre.
Si è dovuto trasferire di fretta con le sue cose in un sacchetto.
La madre ha sempre avuto un peso su di lui.
Non sono mai stata sicura che abbia superato il lutto.
Il COVID ha portato lo smartworking all inizio gli piaceva ma poi credo sia stato un peso.
Un anno fa i 40 anni, ho notato come se a lui questo anno in più pesasse notevolmente con frasi strane legate al tempo.
Il cambiamento è stato quando ho avuto un brutto spavento di salute.
Si è trasformato nel giro di un giorno distaccato arrabbiato come se non volesse esserci ma allo stesso tempo sentendosi in colpa.
A settembre dopo averlo ammetto tartassato perché lo vedevo strano mi dice che forse non mi ama più.
Da lì lui in silenzio totale e io che cercavo di mettere davanti tutto ciò che era il mio sentimento.
Ai litigi in cui non ti amo diventava non lo so lasciami stare sono qui seguivano i miei pianti lui taceva poi ritornava il silenzio senza chiarire.
Uscire per Lui è una liberazione e forse è anche colpa mia, negli ultimi 2 anni sono stata tossica richiedendo attenzioni e mostrando fastidio in ciò che non riguardava me.
Ho ammesso le mie colpe ma credo che lui non si fidi e che non mi creda.
Poi ieri l ultima discussione e io che con forza nonostante lo ami gli dico è finita se non sei più felice sei libero.
Il gelo, lui ha avuto una reazione fredda poi è scoppiato come un bambino.
Nessuno se ne è andato perché non siamo dei ragazzini nessuno viene sbattuto fuori dalla propria casa.
Stamattina ho chiesto se era concorde nel dirlo ai miei perché la fine è di tutti e due e volevo rispettare i suoi tempi e mi dice dobbiamo parlare con calma senza pianti.
Racconto questo non perché non sia possibile che lui non mi ami più ma perché ho paura che sia una sua profonda crisi.
Ho iniziato a pensare questo e non odiarlo per la possibile fine perché nelle poche volte che anche lui è crollato dice sempre la mia vita è finita sono in gabbia le catene la libertà ma e glielo chiedi non sa cosa è la libertà per lui non pensa al futuro perché gli fa paura.
Nei sei mesi mi ha sempre detto che lui non ha pensato al futuro e alle conseguenze prima di mettere in discussione tutto che non ha pensato al fatto che io non ci sarò nella sua vita e poi dice come farò a proteggerti dal mondo.
Lui è molto complicato cocciuto quasi provocatorio e in più questo silenzio che ha usato l ho visto nella sua famiglia piu volte, sono stati capaci di non parlarsi per decenni.
La sua famiglia non è facile e so che lui ha molti pesi e traumi ma non voglio essere il suo, ma non so perché io sono convinta che la nostra storia non è finita ma che lui sia veramente in crisi.
So che potrebbe semplicemente non amarmi piu ma lui è un muro perché è abituato ai drammi ai contrasti e non so come parlargli senza che si chiuda e che esca la verità per entrambi.
Mai nessuna crisi.
Quando abbiamo preso casa purtroppo ha perso il padre e ha dovuto affrontare il tumore di sua madre.
Si è dovuto trasferire di fretta con le sue cose in un sacchetto.
La madre ha sempre avuto un peso su di lui.
Non sono mai stata sicura che abbia superato il lutto.
Il COVID ha portato lo smartworking all inizio gli piaceva ma poi credo sia stato un peso.
Un anno fa i 40 anni, ho notato come se a lui questo anno in più pesasse notevolmente con frasi strane legate al tempo.
Il cambiamento è stato quando ho avuto un brutto spavento di salute.
Si è trasformato nel giro di un giorno distaccato arrabbiato come se non volesse esserci ma allo stesso tempo sentendosi in colpa.
A settembre dopo averlo ammetto tartassato perché lo vedevo strano mi dice che forse non mi ama più.
Da lì lui in silenzio totale e io che cercavo di mettere davanti tutto ciò che era il mio sentimento.
Ai litigi in cui non ti amo diventava non lo so lasciami stare sono qui seguivano i miei pianti lui taceva poi ritornava il silenzio senza chiarire.
Uscire per Lui è una liberazione e forse è anche colpa mia, negli ultimi 2 anni sono stata tossica richiedendo attenzioni e mostrando fastidio in ciò che non riguardava me.
Ho ammesso le mie colpe ma credo che lui non si fidi e che non mi creda.
Poi ieri l ultima discussione e io che con forza nonostante lo ami gli dico è finita se non sei più felice sei libero.
Il gelo, lui ha avuto una reazione fredda poi è scoppiato come un bambino.
Nessuno se ne è andato perché non siamo dei ragazzini nessuno viene sbattuto fuori dalla propria casa.
Stamattina ho chiesto se era concorde nel dirlo ai miei perché la fine è di tutti e due e volevo rispettare i suoi tempi e mi dice dobbiamo parlare con calma senza pianti.
Racconto questo non perché non sia possibile che lui non mi ami più ma perché ho paura che sia una sua profonda crisi.
Ho iniziato a pensare questo e non odiarlo per la possibile fine perché nelle poche volte che anche lui è crollato dice sempre la mia vita è finita sono in gabbia le catene la libertà ma e glielo chiedi non sa cosa è la libertà per lui non pensa al futuro perché gli fa paura.
Nei sei mesi mi ha sempre detto che lui non ha pensato al futuro e alle conseguenze prima di mettere in discussione tutto che non ha pensato al fatto che io non ci sarò nella sua vita e poi dice come farò a proteggerti dal mondo.
Lui è molto complicato cocciuto quasi provocatorio e in più questo silenzio che ha usato l ho visto nella sua famiglia piu volte, sono stati capaci di non parlarsi per decenni.
La sua famiglia non è facile e so che lui ha molti pesi e traumi ma non voglio essere il suo, ma non so perché io sono convinta che la nostra storia non è finita ma che lui sia veramente in crisi.
So che potrebbe semplicemente non amarmi piu ma lui è un muro perché è abituato ai drammi ai contrasti e non so come parlargli senza che si chiuda e che esca la verità per entrambi.
Gentile,
da quello che racconta, negli ultimi anni nella vostra vita si sono sovrapposti molti eventi pesanti: lutti importanti, responsabilità improvvise, lo smartworking, i 40 anni, il suo spavento di salute. È come se il terreno sotto i piedi si fosse mosso più volte, senza il tempo di assestarsi davvero.
Lei descrive un cambiamento netto dopo il suo problema di salute: distacco, rabbia, silenzi. A volte quando qualcosa ci mette davanti alla fragilità, la malattia, il tempo che passa, la possibilità di perdere, alcune persone reagiscono avvicinandosi, altre prendendo distanza. Non necessariamente perché non amino più, ma perché si sentono sopraffatte.
Le frasi che attribuisce a lui, la mia vita è finita , sono in gabbia , le catene , la libertà , sembrano esprimere un senso di soffocamento personale. Questo però non cancella il fatto che lei si sia sentita trascurata, respinta, messa fuori.
Quando lei ha detto sei libero , lui prima è rimasto freddo e poi è crollato. Questo non racconta indifferenza, ma conflitto e confusione. Però una cosa è importante: capire se questa sia una crisi personale che investe la coppia o una scelta affettiva già maturata dentro di lui non può farlo lei da sola.
La domanda che può aiutarla non è mi ama ancora? , ma:
Vuole lavorare su quello che sta succedendo insieme a me?
Se la risposta è sì, può avere senso proporre un percorso di coppia. Dopo vent’anni non è un fallimento, è una forma di responsabilità.
Se la risposta è no o resta nel silenzio, anche quello è un dato con cui confrontarsi.
In ogni caso, potrebbe valutare anche lei uno spazio personale di sostegno, non per convincerlo o salvarlo, ma per non restare sola dentro questa sospensione. Venti anni di storia meritano uno spazio di elaborazione serio, qualunque direzione prendano.
Una relazione lunga non si rompe per un capriccio, ma non può nemmeno reggersi solo sulla paura di perderla.
Un caro saluto.
da quello che racconta, negli ultimi anni nella vostra vita si sono sovrapposti molti eventi pesanti: lutti importanti, responsabilità improvvise, lo smartworking, i 40 anni, il suo spavento di salute. È come se il terreno sotto i piedi si fosse mosso più volte, senza il tempo di assestarsi davvero.
Lei descrive un cambiamento netto dopo il suo problema di salute: distacco, rabbia, silenzi. A volte quando qualcosa ci mette davanti alla fragilità, la malattia, il tempo che passa, la possibilità di perdere, alcune persone reagiscono avvicinandosi, altre prendendo distanza. Non necessariamente perché non amino più, ma perché si sentono sopraffatte.
Le frasi che attribuisce a lui, la mia vita è finita , sono in gabbia , le catene , la libertà , sembrano esprimere un senso di soffocamento personale. Questo però non cancella il fatto che lei si sia sentita trascurata, respinta, messa fuori.
Quando lei ha detto sei libero , lui prima è rimasto freddo e poi è crollato. Questo non racconta indifferenza, ma conflitto e confusione. Però una cosa è importante: capire se questa sia una crisi personale che investe la coppia o una scelta affettiva già maturata dentro di lui non può farlo lei da sola.
La domanda che può aiutarla non è mi ama ancora? , ma:
Vuole lavorare su quello che sta succedendo insieme a me?
Se la risposta è sì, può avere senso proporre un percorso di coppia. Dopo vent’anni non è un fallimento, è una forma di responsabilità.
Se la risposta è no o resta nel silenzio, anche quello è un dato con cui confrontarsi.
In ogni caso, potrebbe valutare anche lei uno spazio personale di sostegno, non per convincerlo o salvarlo, ma per non restare sola dentro questa sospensione. Venti anni di storia meritano uno spazio di elaborazione serio, qualunque direzione prendano.
Una relazione lunga non si rompe per un capriccio, ma non può nemmeno reggersi solo sulla paura di perderla.
Un caro saluto.
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941
👍🏻La Dr.ssa Potenza concorda con la risposta.
Utente
Non voglio trascinare la questione, non voglio cercare motivi per non accettare, ma non so cosa mi spinge a pensare che sia altro. Vorrei tanto chiedergli cosa è che ti fa dire che non mi ami più ? Ma non so neanche se questa domanda sia una domanda e sinceramente non saprei neanche decifrare la risposta se mai arrivasse?
Gentile,
quello che scrive è molto lucido.
Lei non sta cercando scuse per non accettare una fine. Sta cercando di capire se sta chiudendo una storia o se sta chiudendo una crisi.
La domanda che vorrebbe fargli cosa ti fa dire che non mi ami più? è una domanda vera.
Il punto non è se sia legittima. Lo è.
Il punto è con quale intento la fa.
Se la fa per convincerlo, rischia di diventare un confronto infinito.
Se la fa per avere chiarezza, allora può essere una domanda utile.
Forse potrebbe formularla in modo ancora più semplice e meno difensivo:
Quando dici che non mi ami più, cosa senti esattamente? È assenza di sentimento o è confusione, stanchezza, paura?
Non per smontare la sua risposta.
Ma per capire se sta parlando di un sentimento spento o di uno stato interiore che lo travolge.
Prima, però, ancora della domanda a lui, forse serve una piccola chiarezza dentro di sé:
Lei cosa sarebbe disposta a fare se lui dicesse non ti amo più ?
E cosa sarebbe disposta a fare se dicesse non lo so ?
Rifletta, prima di rispondersi.
Cordialità.
quello che scrive è molto lucido.
Lei non sta cercando scuse per non accettare una fine. Sta cercando di capire se sta chiudendo una storia o se sta chiudendo una crisi.
La domanda che vorrebbe fargli cosa ti fa dire che non mi ami più? è una domanda vera.
Il punto non è se sia legittima. Lo è.
Il punto è con quale intento la fa.
Se la fa per convincerlo, rischia di diventare un confronto infinito.
Se la fa per avere chiarezza, allora può essere una domanda utile.
Forse potrebbe formularla in modo ancora più semplice e meno difensivo:
Quando dici che non mi ami più, cosa senti esattamente? È assenza di sentimento o è confusione, stanchezza, paura?
Non per smontare la sua risposta.
Ma per capire se sta parlando di un sentimento spento o di uno stato interiore che lo travolge.
Prima, però, ancora della domanda a lui, forse serve una piccola chiarezza dentro di sé:
Lei cosa sarebbe disposta a fare se lui dicesse non ti amo più ?
E cosa sarebbe disposta a fare se dicesse non lo so ?
Rifletta, prima di rispondersi.
Cordialità.
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941
Utente
Cercherò di affrontare questo discorso con lui anche se già accennando solo un possibile problema legato a lui la sua reazione e le sue mezze risposte sono di io che cerco scuse, che non accetto la realtà. Purtroppo è diventato un muro e ho paura che qualsiasi cosa gli dirò non avrò risposte e l'unica cosa che mi addolora che se fosse legato ad una sua crisi e non ci sarà risposta come in tutte questi mesi la relazione potrebbe finire per le motivazioni piu sbagliate.Mi chiedo se ci fosse solo un modo per sbloccare almeno un attimo questo muro e capire se il problema siamo noi o lui.lo conosco da tanto e non lo riconosco più, privo di reazioni sempre uguale, l unica cosa che lo smuove è quando la discussione raggiunge livelli altissimi, poi sempre le stesse frasi. Ogni mio gesto viene visto come provocazione. Credo che anche chi decide di chiudere una storia di vent'anni, che dice che non riesce a sopportare di avermi fatto male soffra, ma lui sembra sempre impassibile tranne in alcuni casi, e quando lavora o esce è come se tornasse l uomo che è stato per tutti questi anni. È come se fossi invisibile, ma ogni sera mi prepara la cena ed è preoccupato che io non mangi, come se lo vedesse come un farli vedere il dolore, glielo ho chiesto e mi ha detto perché se mangi vuol dire che stai bene. Non so, io sono disposta ad accettare la fine della storia per il suo bene e per il mio anche se fa male e sarà difficile soprattutto per me e a volte veramente mi convinco di essere solo brava a giustificare e a non voler vedere semplicemente la realtà, ma c'è qualcosa che mi dice che c'è un problema più grande che lo sta annientando. E l uomo che vedo adesso è lo stesso che ho visto poco dopo la morte di suo padre e la malattia della madre alzarsi una notte e dire che doveva andare doveva andare via per poi crollare in un pianto.
Gentile,
si sente quanto lei sia stanca di questa sospensione. Non sta cercando di negare una possibile fine, sta cercando di capire se sta perdendo una relazione o se sta assistendo a una crisi che lui non riesce a nominare.
Da come lo descrive, ogni volta che prova ad avvicinarsi al tema lui si chiude o ribalta su di lei il problema. Quando questo succede ripetutamente, spesso non è la domanda in sé a creare il muro, ma la difficoltà dell’altra persona a stare in quel tipo di confronto.
Lei continua a percepire che c’è qualcosa di più grande che lo sta annientando . Può darsi. Ma anche se fosse così, resta un punto: una crisi personale può essere compresa, ma non può essere attraversata da uno solo dei due.
In questo momento forse il compito non è trovare la chiave perfetta per sbloccarlo, ma osservare con calma ciò che accade:
lui riesce a parlare di quello che prova?
mostra una disponibilità reale a capire cosa sta succedendo tra voi?
Se questo spazio non si apre, non significa che lei non abbia fatto abbastanza. Significa che l’altro, per ora, non riesce o non vuole entrarci.
Lei può accettare una fine, lo dice con grande maturità. Quello che la ferisce è non sapere se state chiudendo per scelta consapevole o per incapacità di affrontare un momento difficile. Purtroppo questa chiarezza non dipende solo dalla sua volontà.
Forse adesso la priorità non è salvare o chiudere, ma proteggere la sua lucidità. Restare in ascolto, senza forzare e senza inseguire, permette anche a lei di capire fino a dove può stare in questa attesa senza farsi male, e mi spiace, anche se forse non sente il bisogno, come già le ho accennato, se non pensate a un incontro di coppia, auspicherei almeno un suo spazio dove può analizzare ancora più dettagliatamente quello che sta accadendo, vivendo e provando.
Un caro saluto.
si sente quanto lei sia stanca di questa sospensione. Non sta cercando di negare una possibile fine, sta cercando di capire se sta perdendo una relazione o se sta assistendo a una crisi che lui non riesce a nominare.
Da come lo descrive, ogni volta che prova ad avvicinarsi al tema lui si chiude o ribalta su di lei il problema. Quando questo succede ripetutamente, spesso non è la domanda in sé a creare il muro, ma la difficoltà dell’altra persona a stare in quel tipo di confronto.
Lei continua a percepire che c’è qualcosa di più grande che lo sta annientando . Può darsi. Ma anche se fosse così, resta un punto: una crisi personale può essere compresa, ma non può essere attraversata da uno solo dei due.
In questo momento forse il compito non è trovare la chiave perfetta per sbloccarlo, ma osservare con calma ciò che accade:
lui riesce a parlare di quello che prova?
mostra una disponibilità reale a capire cosa sta succedendo tra voi?
Se questo spazio non si apre, non significa che lei non abbia fatto abbastanza. Significa che l’altro, per ora, non riesce o non vuole entrarci.
Lei può accettare una fine, lo dice con grande maturità. Quello che la ferisce è non sapere se state chiudendo per scelta consapevole o per incapacità di affrontare un momento difficile. Purtroppo questa chiarezza non dipende solo dalla sua volontà.
Forse adesso la priorità non è salvare o chiudere, ma proteggere la sua lucidità. Restare in ascolto, senza forzare e senza inseguire, permette anche a lei di capire fino a dove può stare in questa attesa senza farsi male, e mi spiace, anche se forse non sente il bisogno, come già le ho accennato, se non pensate a un incontro di coppia, auspicherei almeno un suo spazio dove può analizzare ancora più dettagliatamente quello che sta accadendo, vivendo e provando.
Un caro saluto.
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
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Questo consulto ha ricevuto 5 risposte e 620 visite dal 23/02/2026.
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