Figlio adolescente del mio compagno
Buonasera, sono fidanzata col mio compagno da circa 3 anni.
Il mio compagno viene da un precedente matrimonio con un figlio ora adolescente.
La separazione è avvenuta quando il bambino aveva circa 3/4 anni.
Il ragazzo vive esclusivamente con il padre poiché non vuole frequentare la madre (e’ una donna un po’ particolare) per cui non hanno rapporti.
Io non ho figli invece.
Abbiamo passato i primi sei mesi senza presentazione al figlio.
Voleva tutelarlo e capire se fosse una storia che poteva decollare.
Ci siamo conosciuti dopo sei mesi e dopo un inizio con le pinze a debita distanza abbiamo legato abbastanza.
Non mi sono mai voluta sostituire a questa figura materna di fondo non presente mai.
Sia perché penso che un essere umano debba fare i conti con le figure di riferimento che gli sono capitate sia perché non ho mai avuto la presunzione di sostituirmi a sua madre.
Tuttavia sono sempre stata una figura comprensiva, paziente e benevola.
Con l’ aumentare dell’ adolescenza ha cominciato ad avere atteggiamenti molto trasgressivi.
Va male a scuola.
Non rispetta le regole.
E’ prepotente.
In tutto ciò con me ha trovato inizialmente una fonte di sfogo: un po come se non essendo il suo genitore poteva confrontarsi più serenamente.
Sono stata accogliente anche nel pratico: cucinando, curandolo se ha la febbre, aiutandolo a gestire quando non riesce.
Insieme al padre ovviamente.
Per cui pian piano ho incrementato la mia presenza a casa.
Abbiamo anche ristrutturato nel frattempo.
Ho tuttavia mantenuto la mia casa (proprio perché non mi andava di imporgli la mia presenza totale).
Risultato?
Ora dopo tre anni e’ diventato geloso del padre, cerca di esasperarmi in tutti i modi (continue mancanze di rispetto, invasione di spazio e nessun rispetto del luogo in comune che condividiamo).
Vuole che vado via di casa perché lui vuole stare solo quando il padre va a lavoro, non vuole che ci sposiamo né che abbiamo figli.
Vuole rimanere l’ unico anche per via di eredità e che io voglio fregarlo (a suo dire) perché mostrandomi accogliente voglio convincere il padre che può sposarmi e a far figli e così lo frego.
Abbiamo spiegato in tutti i modi che lui rimarrà sempre suo figlio e sarà sempre speciale ma che non può trattarmi male.
Lui mi tratta come se io fossi un ospite, tranne quando gli servo per le sue cose.
E’ estremamente attaccato ai soldi e si guarda intorno se qualcuno gli ruba la lo status.
Io dapprima l ho compreso ma poi ha incrementato l’ astio e sia io che il padre gli abbiamo detto che non possiamo accettare che lui si ponga sempre come se io fossi la sua domestica e trattandomi con poco rispetto continuamente.
E’ andato una sola volta da psicologa ma non vuole più andarci.
Io non intendo più cedere a compromesso e temo di riempirmi di risentimento (visto che dentro casa faccio tutto quel che fa una madre!).
Che fare?
Grazie!
Il mio compagno viene da un precedente matrimonio con un figlio ora adolescente.
La separazione è avvenuta quando il bambino aveva circa 3/4 anni.
Il ragazzo vive esclusivamente con il padre poiché non vuole frequentare la madre (e’ una donna un po’ particolare) per cui non hanno rapporti.
Io non ho figli invece.
Abbiamo passato i primi sei mesi senza presentazione al figlio.
Voleva tutelarlo e capire se fosse una storia che poteva decollare.
Ci siamo conosciuti dopo sei mesi e dopo un inizio con le pinze a debita distanza abbiamo legato abbastanza.
Non mi sono mai voluta sostituire a questa figura materna di fondo non presente mai.
Sia perché penso che un essere umano debba fare i conti con le figure di riferimento che gli sono capitate sia perché non ho mai avuto la presunzione di sostituirmi a sua madre.
Tuttavia sono sempre stata una figura comprensiva, paziente e benevola.
Con l’ aumentare dell’ adolescenza ha cominciato ad avere atteggiamenti molto trasgressivi.
Va male a scuola.
Non rispetta le regole.
E’ prepotente.
In tutto ciò con me ha trovato inizialmente una fonte di sfogo: un po come se non essendo il suo genitore poteva confrontarsi più serenamente.
Sono stata accogliente anche nel pratico: cucinando, curandolo se ha la febbre, aiutandolo a gestire quando non riesce.
Insieme al padre ovviamente.
Per cui pian piano ho incrementato la mia presenza a casa.
Abbiamo anche ristrutturato nel frattempo.
Ho tuttavia mantenuto la mia casa (proprio perché non mi andava di imporgli la mia presenza totale).
Risultato?
Ora dopo tre anni e’ diventato geloso del padre, cerca di esasperarmi in tutti i modi (continue mancanze di rispetto, invasione di spazio e nessun rispetto del luogo in comune che condividiamo).
Vuole che vado via di casa perché lui vuole stare solo quando il padre va a lavoro, non vuole che ci sposiamo né che abbiamo figli.
Vuole rimanere l’ unico anche per via di eredità e che io voglio fregarlo (a suo dire) perché mostrandomi accogliente voglio convincere il padre che può sposarmi e a far figli e così lo frego.
Abbiamo spiegato in tutti i modi che lui rimarrà sempre suo figlio e sarà sempre speciale ma che non può trattarmi male.
Lui mi tratta come se io fossi un ospite, tranne quando gli servo per le sue cose.
E’ estremamente attaccato ai soldi e si guarda intorno se qualcuno gli ruba la lo status.
Io dapprima l ho compreso ma poi ha incrementato l’ astio e sia io che il padre gli abbiamo detto che non possiamo accettare che lui si ponga sempre come se io fossi la sua domestica e trattandomi con poco rispetto continuamente.
E’ andato una sola volta da psicologa ma non vuole più andarci.
Io non intendo più cedere a compromesso e temo di riempirmi di risentimento (visto che dentro casa faccio tutto quel che fa una madre!).
Che fare?
Grazie!
Gentile utente,
da quanto racconta lei è entrata in questa relazione con grande rispetto, senza voler occupare un posto che non le apparteneva. Con il tempo però la sua presenza è cresciuta nei fatti: cura, gestione, sostegno quotidiano. È comprensibile che oggi senta fatica quando questo impegno non viene riconosciuto.
Il ragazzo è in una fase adolescenziale delicata e con una storia familiare complessa. Sembra che stia vivendo la sua presenza come qualcosa che mette in discussione il suo posto accanto al padre. Quando teme di perdere centralità, reagisce attaccando proprio lì dove si sente più vulnerabile e dove, probabilmente, non sente il controllo (lei).
Il punto però non è solo capire lui. È capire cosa sta succedendo a lei.
Scrive che in casa fa tutto quello che fa una madre , ma non vuole essere trattata come domestica o ospite. È come se avesse assunto un ruolo molto grande senza che i confini fossero rimasti chiari. Quando i confini si sfumano, chi è in difficoltà tende a spingerli ancora di più.
Il rischio, come dice, è il risentimento. E il risentimento nasce quando si dà molto e ci si sente poco riconosciuti.
Forse ora il passo non è fare di più né spiegare ancora. Potrebbe essere fare un po’ meno: ridimensionare l’accudimento automatico e tornare al suo ruolo di compagna del padre. Non per punizione, ma per equilibrio.
Qui è fondamentale che il padre sia una presenza ferma e coerente. Se l’alleanza tra voi due è chiara, il ragazzo potrà anche protestare, ma non potrà governare gli spazi emotivi della casa.
Lei non può convincerlo a volerla. Può però decidere quanto è disposta a tollerare e come proteggersi.
A volte, quando qualcuno spinge per occupare tutto lo spazio, la risposta più efficace non è spingere a propria volta, ma stare saldi nel proprio posto.
Un caro saluto.
da quanto racconta lei è entrata in questa relazione con grande rispetto, senza voler occupare un posto che non le apparteneva. Con il tempo però la sua presenza è cresciuta nei fatti: cura, gestione, sostegno quotidiano. È comprensibile che oggi senta fatica quando questo impegno non viene riconosciuto.
Il ragazzo è in una fase adolescenziale delicata e con una storia familiare complessa. Sembra che stia vivendo la sua presenza come qualcosa che mette in discussione il suo posto accanto al padre. Quando teme di perdere centralità, reagisce attaccando proprio lì dove si sente più vulnerabile e dove, probabilmente, non sente il controllo (lei).
Il punto però non è solo capire lui. È capire cosa sta succedendo a lei.
Scrive che in casa fa tutto quello che fa una madre , ma non vuole essere trattata come domestica o ospite. È come se avesse assunto un ruolo molto grande senza che i confini fossero rimasti chiari. Quando i confini si sfumano, chi è in difficoltà tende a spingerli ancora di più.
Il rischio, come dice, è il risentimento. E il risentimento nasce quando si dà molto e ci si sente poco riconosciuti.
Forse ora il passo non è fare di più né spiegare ancora. Potrebbe essere fare un po’ meno: ridimensionare l’accudimento automatico e tornare al suo ruolo di compagna del padre. Non per punizione, ma per equilibrio.
Qui è fondamentale che il padre sia una presenza ferma e coerente. Se l’alleanza tra voi due è chiara, il ragazzo potrà anche protestare, ma non potrà governare gli spazi emotivi della casa.
Lei non può convincerlo a volerla. Può però decidere quanto è disposta a tollerare e come proteggersi.
A volte, quando qualcuno spinge per occupare tutto lo spazio, la risposta più efficace non è spingere a propria volta, ma stare saldi nel proprio posto.
Un caro saluto.
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941
Utente
Buongiorno dott. Capretto, la ringrazio per la risposta centrata. Sono contenta che si sia compresa nelle mie parole l’attenzione che ho dedicato alla sensibilità del ragazzo. Mi ritengo una donna delicata nelle accortezze ma ha centrato il punto: tendo a essere molto ferma quando vedo travalicare i confini. Ho vacillato solo perché : quanto è adolescenza e quanto è irrispettosita’? Quanto è problematica sua che riversa su di me? E ho vissuto un conflitto tra il dispiacere del padre dispiaciuto per la mancanza di rispetto che il figlio porta, dispiaciuto sia perché non vuole vedermi soffrire e sia perché ciò proviene dal figlio (e ipotizzo anche che aveva il sogno di ricreare un contesto più sereno). Sono diventata meno propensa nei confronti del ragazzo ( il percorso di essermi detta io faccio la compagna del padre e non ho in fondo dottore nessuna responsabilità genitoriale ..) . Ho sempre pensato che con i figli degli altri paga esser coerenti e così ho cominciato a fare. Non ho la pretesa di piacergli semmai potevo e potrei esser una risorsa io per lui non il contrario. Probabilmente intendo proteggermi facendo dei passi indietro : gli orari della cena sono conosciuti non c è bisogno di chiamarti e insistere, i panni in lavatrice a 17 anni oramai sa farseli e via dicendo idem quando cerca in me quell aspetto comprensivo. Voglio specificare il padre da quando ho ribadito tutto ciò non difende le posizioni del figlio. Le ha accolte ma gli sta facendo capire che lui rimarrà suo figlio per sempre ma esige che io venga rispettata e anche lui (il padre) nell avermi scelto come compagna di vita e che non chiederà nessun permesso (perché lui vuole non avermi dentro casa). Mi sento capita nella sua risposta perché il mio sentimento era quello esattamente di rimanere al mio posto, ma forse sentivo che facendo così poteva sembrare una punizione. Grazie ancora !
Questo consulto ha ricevuto 2 risposte e 62 visite dal 23/02/2026.
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