Crisi di coppia
Buongiorno,
Io e mio marito siamo sposati da quasi 10anni e quasi 17 insieme.
Abbiamo due bambini di 2 e 7 anni.
Circa due mesi fa abbiamo litigato molto perché io mi sono sentita messa da parte e caricata di troppo responsabilità.
Lui è uno sportivo, pratica sport a livello agonistico e negli ultimi anni la nostra vita gira intorno ai suoi impegni.
Dopo la litigata mi ha detto che si è stancato di sentire le mie continue lamentele, che non lo capisco perché lo sport non lo vivo come lui e non sa se possiamo continuare a stare insieme perché siamo troppo diversi.
A distanza di due mesi siamo in una fase di stallo nel senso che parliamo poco di noi ma continuiamo a essere una famiglia.
Ieri abbiamo parlato e gli ho chiesto cosa sente lui e mi ha detto che ci tiene a me, ai bambini, alla famiglia ma non sa possiamo tornare una coppia insistendo ancora su questa cosa che siamo diversi.
Ci sono giorni in cui c è un po di affetto, facciamo l'amore, parliamo e alti e che sembriamo dei conquilini.
Io in questo periodo sto lavorando molto su di me.
Ho iniziato ad andare in palestra e ho iniziato un percorso con la psicologa.
Non so se proporre anche a lui a fare un percorso di terapia insieme ma ho paura della sua reazione e non so se funziona.
Come dovrei comportarmi?
Io e mio marito siamo sposati da quasi 10anni e quasi 17 insieme.
Abbiamo due bambini di 2 e 7 anni.
Circa due mesi fa abbiamo litigato molto perché io mi sono sentita messa da parte e caricata di troppo responsabilità.
Lui è uno sportivo, pratica sport a livello agonistico e negli ultimi anni la nostra vita gira intorno ai suoi impegni.
Dopo la litigata mi ha detto che si è stancato di sentire le mie continue lamentele, che non lo capisco perché lo sport non lo vivo come lui e non sa se possiamo continuare a stare insieme perché siamo troppo diversi.
A distanza di due mesi siamo in una fase di stallo nel senso che parliamo poco di noi ma continuiamo a essere una famiglia.
Ieri abbiamo parlato e gli ho chiesto cosa sente lui e mi ha detto che ci tiene a me, ai bambini, alla famiglia ma non sa possiamo tornare una coppia insistendo ancora su questa cosa che siamo diversi.
Ci sono giorni in cui c è un po di affetto, facciamo l'amore, parliamo e alti e che sembriamo dei conquilini.
Io in questo periodo sto lavorando molto su di me.
Ho iniziato ad andare in palestra e ho iniziato un percorso con la psicologa.
Non so se proporre anche a lui a fare un percorso di terapia insieme ma ho paura della sua reazione e non so se funziona.
Come dovrei comportarmi?
Buongiorno,
Quello che descrive mi sembra poco una crisi improvvisa e più l’emersione di un equilibrio che nel tempo si è sbilanciato, dove il progetto familiare si è progressivamente organizzato intorno ai bisogni di uno solo, lasciando l’altro in una posizione di adattamento e accumulo silenzioso.
La frase noi siamo diversi rischia di diventare una semplificazione che evita un confronto più scomodo: non tanto sulla diversità (che è presente in ogni coppia) quanto su come vengono distribuite le responsabilità, le priorità e il riconoscimento reciproco. Il fatto che oggi siano presenti contemporaneamente dei momenti di intimità e dei momenti da coinquilini indica che il legame non è assente, ma sospeso, come se nessuno dei due sapesse bene in che direzione andare. Il lavoro che sta facendo su di sé è un passaggio importante, ma la domanda è se questo basti a riequilibrare una relazione che è, per definizione, a due. Proporre una terapia di coppia non è un ultimatum né una richiesta di colpa (sfatiamo un mito: la terapia di coppia non è mai l'ultima spiaggia!), ma può essere letto come un tentativo di capire se esiste ancora uno spazio comune in cui incontrarsi. Si chieda oggi cosa la farebbe sentire scelta come partner, non solo come madre o organizzatrice della famiglia, e fino a che punto è disposta a restare in una coppia che funziona solo a tratti, senza che il tema venga davvero affrontato.
Resto a disposizione,
Quello che descrive mi sembra poco una crisi improvvisa e più l’emersione di un equilibrio che nel tempo si è sbilanciato, dove il progetto familiare si è progressivamente organizzato intorno ai bisogni di uno solo, lasciando l’altro in una posizione di adattamento e accumulo silenzioso.
La frase noi siamo diversi rischia di diventare una semplificazione che evita un confronto più scomodo: non tanto sulla diversità (che è presente in ogni coppia) quanto su come vengono distribuite le responsabilità, le priorità e il riconoscimento reciproco. Il fatto che oggi siano presenti contemporaneamente dei momenti di intimità e dei momenti da coinquilini indica che il legame non è assente, ma sospeso, come se nessuno dei due sapesse bene in che direzione andare. Il lavoro che sta facendo su di sé è un passaggio importante, ma la domanda è se questo basti a riequilibrare una relazione che è, per definizione, a due. Proporre una terapia di coppia non è un ultimatum né una richiesta di colpa (sfatiamo un mito: la terapia di coppia non è mai l'ultima spiaggia!), ma può essere letto come un tentativo di capire se esiste ancora uno spazio comune in cui incontrarsi. Si chieda oggi cosa la farebbe sentire scelta come partner, non solo come madre o organizzatrice della famiglia, e fino a che punto è disposta a restare in una coppia che funziona solo a tratti, senza che il tema venga davvero affrontato.
Resto a disposizione,
Dott.ssa Elisabetta Carbone
Psicologa sistemico relazionale | Sessuologa clinica |
psicologa@elisabettacarbone.it | 351.777.9483
Questo consulto ha ricevuto 1 risposte e 2 visite dal 20/02/2026.
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