Traumi e depressione e familiari disfunzionali
Buongiorno gentili dottori.
Mi trovo in una situazione al limite ed ho il desiderio di non svegliarmi più.
Cerco di fare un riassunto con il limite del consulto.
Figlia di genitori separati, padre narcisista covert e madre borderline.
Mia madre assente, cresco con mio padre, che da un lato " non mi fa mancare niente", ma è violento sia fisicamente che psicologicamente.
Possessivo, negativo e maniaco del controllo.
Cresco in un limbo di normalità apparente, ma tra violenza e sensi di colpa.
Mio padre mi ha cresciuta da solo e seppur difficile, l'ha usata come giustificazione per i suoi gravi errori.
Non si è mai messo in discussione.
Si è sempre proclamato vittima del contesto e "padre eroe".
L'infanzia e la prima adolescenza sono segnate da liti, violenza assenza di mia madre che se ne va di casa.
Assisto spesso alle loro liti violente e mi sento in colpa.
Ho un fratello più grande, che però non viveva con noi, ma con i nonni materni.
Lui ha sofferto di questa cosa.
Vengo accusata fin da piccola di tutto.
Mio fratello mi accusa di non avere un padre presente.
Mio padre mi accusa di non aver potuto seguire i suoi sogni perché costretto a prendersi cura di me.
I miei si accusano a vicenda.
Mia madre donna buona, ma inaffidabile Mio padre affidabile, ma violento e possessivo...
Mio fratello inizia a drogarsi, io ero adolescente e presto vengo a contatto con quel mondo.
Ma non ho mai usato sostanze stupefacenti.
Mi innamoro di un tossicodipendente.
Mio padre soffre molto per la situazione.
Immagino il suo dolore.
Si è adoperato per aiutare mio fratello, ma con l'atteggiamento di accusa verso i figli e di vittima/eroe verso se stesso.
Mio fratello viene arrestato e va in comunità.
Si riprende.
In quel periodo incontro un bravo ragazzo, dolce e protettivo.
Iniziamo una storia importante.
Dopo mesi di relazione, lui inizia a manifestare gelosia eccessiva, paranoie e ossessioni.
Le liti peggiorano e sono violente.
Una storia già vista.
Il rapporto si deteriora finché io decido di lasciarlo.
Lì inizia lo stalking, percosse, minacce.
Mio padre sa tutto, ma non fa nulla, per "non compromettersi" questa la sua giustificazione.
Mi ribello e chiamo mia madre e partiamo per una lunga vacanza.
Lui mi trova, mi rapisce, mi massacra di botte e mi lascia svenuta in un prato.
Chiedo aiuto, vengo ricoverata.
Mi riprendo e me ne vado.
Nuova città e nuova vita.
La mia vita scorre tra alti e bassi, lavoro, amici, mi fidanzo, ma le mie fragilità sono tutte lì.
Faccio psicoterapia Inizio a soffrire di disturbo bipolare 2.
Mi curo, mio padre giudica e fa la vittima.
Trovo io i medici e i centri.
Perdo il lavoro, il fidanzato e mi ammalo fisicamente.
Sono costretta a tornare a casa di mio padre e la sua compagna.
Io voglio solo stare meglio e faccio il possibile tra psichiatra e farmaci.
Ho un incidente, necessito di fisioterapia, ma mio padre decide che non è necessaria e resto invada.
Ora sono qui, non mangio e non vivo e non ho aiuti funzionali.
Mio padre non ha empatia.
Mi trovo in una situazione al limite ed ho il desiderio di non svegliarmi più.
Cerco di fare un riassunto con il limite del consulto.
Figlia di genitori separati, padre narcisista covert e madre borderline.
Mia madre assente, cresco con mio padre, che da un lato " non mi fa mancare niente", ma è violento sia fisicamente che psicologicamente.
Possessivo, negativo e maniaco del controllo.
Cresco in un limbo di normalità apparente, ma tra violenza e sensi di colpa.
Mio padre mi ha cresciuta da solo e seppur difficile, l'ha usata come giustificazione per i suoi gravi errori.
Non si è mai messo in discussione.
Si è sempre proclamato vittima del contesto e "padre eroe".
L'infanzia e la prima adolescenza sono segnate da liti, violenza assenza di mia madre che se ne va di casa.
Assisto spesso alle loro liti violente e mi sento in colpa.
Ho un fratello più grande, che però non viveva con noi, ma con i nonni materni.
Lui ha sofferto di questa cosa.
Vengo accusata fin da piccola di tutto.
Mio fratello mi accusa di non avere un padre presente.
Mio padre mi accusa di non aver potuto seguire i suoi sogni perché costretto a prendersi cura di me.
I miei si accusano a vicenda.
Mia madre donna buona, ma inaffidabile Mio padre affidabile, ma violento e possessivo...
Mio fratello inizia a drogarsi, io ero adolescente e presto vengo a contatto con quel mondo.
Ma non ho mai usato sostanze stupefacenti.
Mi innamoro di un tossicodipendente.
Mio padre soffre molto per la situazione.
Immagino il suo dolore.
Si è adoperato per aiutare mio fratello, ma con l'atteggiamento di accusa verso i figli e di vittima/eroe verso se stesso.
Mio fratello viene arrestato e va in comunità.
Si riprende.
In quel periodo incontro un bravo ragazzo, dolce e protettivo.
Iniziamo una storia importante.
Dopo mesi di relazione, lui inizia a manifestare gelosia eccessiva, paranoie e ossessioni.
Le liti peggiorano e sono violente.
Una storia già vista.
Il rapporto si deteriora finché io decido di lasciarlo.
Lì inizia lo stalking, percosse, minacce.
Mio padre sa tutto, ma non fa nulla, per "non compromettersi" questa la sua giustificazione.
Mi ribello e chiamo mia madre e partiamo per una lunga vacanza.
Lui mi trova, mi rapisce, mi massacra di botte e mi lascia svenuta in un prato.
Chiedo aiuto, vengo ricoverata.
Mi riprendo e me ne vado.
Nuova città e nuova vita.
La mia vita scorre tra alti e bassi, lavoro, amici, mi fidanzo, ma le mie fragilità sono tutte lì.
Faccio psicoterapia Inizio a soffrire di disturbo bipolare 2.
Mi curo, mio padre giudica e fa la vittima.
Trovo io i medici e i centri.
Perdo il lavoro, il fidanzato e mi ammalo fisicamente.
Sono costretta a tornare a casa di mio padre e la sua compagna.
Io voglio solo stare meglio e faccio il possibile tra psichiatra e farmaci.
Ho un incidente, necessito di fisioterapia, ma mio padre decide che non è necessaria e resto invada.
Ora sono qui, non mangio e non vivo e non ho aiuti funzionali.
Mio padre non ha empatia.
Buongiorno,
La sua storia mi sembra intrecciata da una continuità relazionale segnata da violenza, colpevolizzazione e assenza di protezione, a partire dall’infanzia fino alla situazione attuale. Tornare oggi a vivere con suo padre, in una fase di forte fragilità fisica e psichica, sembra riattivare lo stesso sistema traumatico, con un impatto diretto sul suo stato depressivo e sul desiderio di non esistere più. Questo vissuto va letto come segnale di esaurimento profondo, non come una soluzione, e richiede una presa in carico che metta al centro la sicurezza del presente. La domanda che le rilancio è se, in questo momento, esista la possibilità concreta di ridurre la sua dipendenza da un contesto familiare invalidante e di attivare aiuti esterni reali, sia sul piano psichiatrico sia su quello pratico. Portare questi elementi ai professionisti che la seguono è fondamentale, perché descrivono una condizione clinica che non può essere sostenuta in solitudine.
Cordialmente,
La sua storia mi sembra intrecciata da una continuità relazionale segnata da violenza, colpevolizzazione e assenza di protezione, a partire dall’infanzia fino alla situazione attuale. Tornare oggi a vivere con suo padre, in una fase di forte fragilità fisica e psichica, sembra riattivare lo stesso sistema traumatico, con un impatto diretto sul suo stato depressivo e sul desiderio di non esistere più. Questo vissuto va letto come segnale di esaurimento profondo, non come una soluzione, e richiede una presa in carico che metta al centro la sicurezza del presente. La domanda che le rilancio è se, in questo momento, esista la possibilità concreta di ridurre la sua dipendenza da un contesto familiare invalidante e di attivare aiuti esterni reali, sia sul piano psichiatrico sia su quello pratico. Portare questi elementi ai professionisti che la seguono è fondamentale, perché descrivono una condizione clinica che non può essere sostenuta in solitudine.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisabetta Carbone
Psicologa sistemico relazionale | Sessuologa clinica |
psicologa@elisabettacarbone.it | 351.777.9483
Utente
Dottoressa, grazie infinite per la sua celere risposta. E soprattutto per aver capito. Mi sento sola e persa e nel consulto precedente, a causa del limite dei caratteri che si possono usare, ho dovuto omettere molte cose.
Io ho perdonato mio padre, ma non giustifico più. Ho perdonato perché lui a sua volta ha avuto dei disagi in gioventù sia in famiglia sia fisici ed ha riportato poi quei disagi su di me. Ho sempre amato e rispettato mio padre, perché si prendeva cura di me, mi portava a scuola, mi preparava i pasti e mi portava alle scampagnate. È un uomo buono e affidabile, ma violento e testardo, arrogante , pensa di avere sempre ragione, non ha empatia, accusa sempre il prossimo di tutte le sue sventure. Io ho provato a recuperare un rapporto con lui, ma mentre io tra psicoterapia, studio e consapevolezza sono avanti, lui è rimasto a quelle dinamiche di evitamento e/aggressione disfunzionali. Poi la storia è lunga, lui ora sta male con il cuore ed ha problemi di salute ed io mi sentirei in colpa ad andar via, ma come mi ha detto il terapeuta io qui ci mio perché non ho la forza. Mangio poco e male, si vive in una situazione tesa di rabbie represse, rimpianti e accuse. Mi creda io non sono difficile da aiutare, seppur capisco che aiutare chi soffre non è facile, ma mi occupo io di prenotare visite, di spronare gli altri. Avevo solo bisogno di serenità e incoraggiamento e invece, come lei ha detto, mi sono ritrovata nelle stesse dinamiche infantili che ad oggi, in quanto donna matura e malata non reggo. Per me è assurdo che un padre che dice di amarti e che è sempre stato presente riesca a farni tanto male. Ma capisco che la sua non è cattiveria ma inadeguatezza, ignoranza, forma mentis. Eppure ha avuto tante occasioni 9er poter fare un percorso. Tempo fa era successa la stessa cosa , mi ero operata e la moglie di papà mi aveva detto di fate la convalescenza qui da loro. Comclusione ho dovuto prendere un taxi e me ne sono andata, ma avevo qualche soldo e qualche amico. Ora non ho più niente. Sono chiusa in camera, il cervello è in tilt e vivo nel terrore e nell'ansia. Nello specifico non ho nessuno. La mia mamma è morta, giovane devastata da una malattia ma anche dalla depressione e dalla vigliaccheria di chi le stava intorno. Mio fratello è ricaduta dopo anni ed è un alcolizzato e i pochi parenti rimasti sono anziani e malati. La compagna di mio padre era il mio punto di riferimento, andavamo d'accordo e lei aveva capito che avevo bisogno di amore coraggio e calma, ma mio padre è riuscito con le sue manipolazioni, controllo, nervosismo a portarci all'esasperazione. Loro attualmente non mi fanno mancare cibo, un tetto sopra la testa ele medicine, che è già tanto, perché in passato dopo un ricovero al San Raffaele venni lasciata a casa da sola come se mi fossi andata a mettere due punti ad un dito. Qui era da fare una terapia familiare tempo fa. Fatto sta che io ora mi trovo sempre in camera non perché mi ci tengono a forza, ma perché non ho forza di uscire, non mi reggono le gambe, mi vergogno di me stessa e andare di là a respirare aria tesa e sentire le battute provocatorie di mio padre che mi da della stupida o che si morde la lingua dopo l'ultima lite che ha rotto ogni rapporto non me la sento. Per lui se io ho da mangiare, un letto, le medicine sono una "principessa" mentre io vado avanti a calmanti e antidolorifici e mi sono chiusa in me stessa perché non ho più la forza di spiegare, di far capire, di vivere. Non basta il cibo, un letto e le medicine in una situazione come la mia. Inoltre lui ora è un po' anziano ha 75 anni ed è preso dai suoi problemi di salute e dopo averni massacrato per unnanno intero ora si è chiuso. E poi ci sono molte atre dinamiche di mezzo. Non saprei dove andare. E non mi aspettavo da lui che capisse, ma che almeno dopo tutto non mi devastasse così . Io ora mi sento incapace difarcela da sola, mentre prima reagito, davo forza, nonostante i miei crolli, ora avrei bisogno di un deus ex macchina. Si abbiamo provato con ricoveri, terapia, ma troppo tardi e comunque tutto tornava come prima. Io devo staccare da qui, da queste dinamiche deleterie. Non vengono nemmeno a controllare se sono viva visti i miei problemi di salute ed io mi chiudo e non chiedo più aiuto. Dove posso andare? Lui è fatto così e non cambierà ed io mi sono fatta rovinare la vita da lui e provo rabbia e pena, verso me e verso lui. E se lui avesse validato il mio dolore, soprattutto quello che mi ha creato lui forse, forse le cose potevano andate meglio. Io ora ho paura sono completamente dipendente da loro e la cosa mo distrugge. Cosa posso fare. Non voglio motmtire qui
Io ho perdonato mio padre, ma non giustifico più. Ho perdonato perché lui a sua volta ha avuto dei disagi in gioventù sia in famiglia sia fisici ed ha riportato poi quei disagi su di me. Ho sempre amato e rispettato mio padre, perché si prendeva cura di me, mi portava a scuola, mi preparava i pasti e mi portava alle scampagnate. È un uomo buono e affidabile, ma violento e testardo, arrogante , pensa di avere sempre ragione, non ha empatia, accusa sempre il prossimo di tutte le sue sventure. Io ho provato a recuperare un rapporto con lui, ma mentre io tra psicoterapia, studio e consapevolezza sono avanti, lui è rimasto a quelle dinamiche di evitamento e/aggressione disfunzionali. Poi la storia è lunga, lui ora sta male con il cuore ed ha problemi di salute ed io mi sentirei in colpa ad andar via, ma come mi ha detto il terapeuta io qui ci mio perché non ho la forza. Mangio poco e male, si vive in una situazione tesa di rabbie represse, rimpianti e accuse. Mi creda io non sono difficile da aiutare, seppur capisco che aiutare chi soffre non è facile, ma mi occupo io di prenotare visite, di spronare gli altri. Avevo solo bisogno di serenità e incoraggiamento e invece, come lei ha detto, mi sono ritrovata nelle stesse dinamiche infantili che ad oggi, in quanto donna matura e malata non reggo. Per me è assurdo che un padre che dice di amarti e che è sempre stato presente riesca a farni tanto male. Ma capisco che la sua non è cattiveria ma inadeguatezza, ignoranza, forma mentis. Eppure ha avuto tante occasioni 9er poter fare un percorso. Tempo fa era successa la stessa cosa , mi ero operata e la moglie di papà mi aveva detto di fate la convalescenza qui da loro. Comclusione ho dovuto prendere un taxi e me ne sono andata, ma avevo qualche soldo e qualche amico. Ora non ho più niente. Sono chiusa in camera, il cervello è in tilt e vivo nel terrore e nell'ansia. Nello specifico non ho nessuno. La mia mamma è morta, giovane devastata da una malattia ma anche dalla depressione e dalla vigliaccheria di chi le stava intorno. Mio fratello è ricaduta dopo anni ed è un alcolizzato e i pochi parenti rimasti sono anziani e malati. La compagna di mio padre era il mio punto di riferimento, andavamo d'accordo e lei aveva capito che avevo bisogno di amore coraggio e calma, ma mio padre è riuscito con le sue manipolazioni, controllo, nervosismo a portarci all'esasperazione. Loro attualmente non mi fanno mancare cibo, un tetto sopra la testa ele medicine, che è già tanto, perché in passato dopo un ricovero al San Raffaele venni lasciata a casa da sola come se mi fossi andata a mettere due punti ad un dito. Qui era da fare una terapia familiare tempo fa. Fatto sta che io ora mi trovo sempre in camera non perché mi ci tengono a forza, ma perché non ho forza di uscire, non mi reggono le gambe, mi vergogno di me stessa e andare di là a respirare aria tesa e sentire le battute provocatorie di mio padre che mi da della stupida o che si morde la lingua dopo l'ultima lite che ha rotto ogni rapporto non me la sento. Per lui se io ho da mangiare, un letto, le medicine sono una "principessa" mentre io vado avanti a calmanti e antidolorifici e mi sono chiusa in me stessa perché non ho più la forza di spiegare, di far capire, di vivere. Non basta il cibo, un letto e le medicine in una situazione come la mia. Inoltre lui ora è un po' anziano ha 75 anni ed è preso dai suoi problemi di salute e dopo averni massacrato per unnanno intero ora si è chiuso. E poi ci sono molte atre dinamiche di mezzo. Non saprei dove andare. E non mi aspettavo da lui che capisse, ma che almeno dopo tutto non mi devastasse così . Io ora mi sento incapace difarcela da sola, mentre prima reagito, davo forza, nonostante i miei crolli, ora avrei bisogno di un deus ex macchina. Si abbiamo provato con ricoveri, terapia, ma troppo tardi e comunque tutto tornava come prima. Io devo staccare da qui, da queste dinamiche deleterie. Non vengono nemmeno a controllare se sono viva visti i miei problemi di salute ed io mi chiudo e non chiedo più aiuto. Dove posso andare? Lui è fatto così e non cambierà ed io mi sono fatta rovinare la vita da lui e provo rabbia e pena, verso me e verso lui. E se lui avesse validato il mio dolore, soprattutto quello che mi ha creato lui forse, forse le cose potevano andate meglio. Io ora ho paura sono completamente dipendente da loro e la cosa mo distrugge. Cosa posso fare. Non voglio motmtire qui
Questo consulto ha ricevuto 2 risposte e 62 visite dal 19/02/2026.
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