Felicità o amore?
Gentili dottori, vi scrivo poiché non so davvero più come fare ordine nella mia testa.
Sono una studentessa fuorisede, di 23 anni, che abita poco distante dalla sua città natale, dove ad attendermi c’è il mio fidanzato di quasi due anni.
Nella mia vita fuorisede ho tutto, amici, serenità.
Nella mia vita d’origine’, invece, non ho nulla al di fuori del fidanzato: amici ne ho davvero pochi, il mio ambiente familiare (se pur ne esistano di nettamente peggiori) non mi fa star bene: sono cresciuta in una famiglia bigotta, non aperta al cambiamento, con una mentalità con cui spesso mi scontro, pur essendo io non particolarmente sovversiva e progressista, ma in casa mia sembra siano gli anni 70 e questa cosa, nei discorsi di tutti i giorni, mi pesa davvero tanto da rendermi infelice.
Vorrei poter costruire una mia dimensione al di fuori.
Per farvi capire i miei genitori non vogliono neanche che io mi conceda un weekend col mio fidanzato.
Bene, vi scrivo perché, avendo una relazione nel mio paese d’origine, sono costretta’, per vedere il mio fidanzato, a tornare ogni weekend, a rimanere magari nei periodi di sessione e comunque più di quanto desidererei.
La domanda che mi pongo è la seguente: è giusto rinunciare alla mia serenità nella vita fuorisede per una relazione?
Come capire se sto sbagliando?
Io non ho problemi col mio fidanzato, lo amo molto, ma questo amore mi fa vivere una realtà che non vorrei.
Cosa dovrei fare?
Sono una studentessa fuorisede, di 23 anni, che abita poco distante dalla sua città natale, dove ad attendermi c’è il mio fidanzato di quasi due anni.
Nella mia vita fuorisede ho tutto, amici, serenità.
Nella mia vita d’origine’, invece, non ho nulla al di fuori del fidanzato: amici ne ho davvero pochi, il mio ambiente familiare (se pur ne esistano di nettamente peggiori) non mi fa star bene: sono cresciuta in una famiglia bigotta, non aperta al cambiamento, con una mentalità con cui spesso mi scontro, pur essendo io non particolarmente sovversiva e progressista, ma in casa mia sembra siano gli anni 70 e questa cosa, nei discorsi di tutti i giorni, mi pesa davvero tanto da rendermi infelice.
Vorrei poter costruire una mia dimensione al di fuori.
Per farvi capire i miei genitori non vogliono neanche che io mi conceda un weekend col mio fidanzato.
Bene, vi scrivo perché, avendo una relazione nel mio paese d’origine, sono costretta’, per vedere il mio fidanzato, a tornare ogni weekend, a rimanere magari nei periodi di sessione e comunque più di quanto desidererei.
La domanda che mi pongo è la seguente: è giusto rinunciare alla mia serenità nella vita fuorisede per una relazione?
Come capire se sto sbagliando?
Io non ho problemi col mio fidanzato, lo amo molto, ma questo amore mi fa vivere una realtà che non vorrei.
Cosa dovrei fare?
Gentile utente,
da quello che racconta non sembra esserci un problema nella relazione in sé, ma nel contesto in cui la relazione la riporta ogni volta.
Fuori sede descrive una vita piena, con amici, serenità, una dimensione che sente sua. Nel paese d’origine, invece, sente di rientrare in un ambiente che la comprime, con dinamiche familiari che la fanno sentire fuori posto e limitata. È comprensibile che questo crei un conflitto.
La domanda che si pone, è giusto rinunciare alla mia serenità per una relazione? , forse può essere spostata leggermente. Non sembra che il nodo sia l’amore per il suo fidanzato, ma il fatto che per vivere quella relazione lei debba ogni volta rientrare in uno spazio che le toglie ossigeno.
È un po’ come avere una casa in cui si respira bene e una stanza in cui l’aria è pesante: il problema non è la persona che si trova in quella stanza, ma il clima che si crea attorno. Se per incontrarlo deve sempre restare in quell’aria, è naturale che inizi a chiedersi quanto le costi.
Qui non si tratta di scegliere tra amore e libertà, ma di capire se esiste un modo per non dover sacrificare sempre una parte di sé. È davvero necessario tornare ogni weekend? È una richiesta esplicita del suo fidanzato o una dinamica che si è stabilita nel tempo? Avete mai provato a rinegoziare questi spazi?
Amare qualcuno non dovrebbe significare perdere la propria dimensione. E costruire autonomia, a 23 anni, significa anche iniziare a mettere piccoli confini con la famiglia, anche se questo può creare qualche tensione.
Forse la domanda più utile è: posso restare in questa relazione senza smettere di crescere nella mia vita fuori sede?
Le risposte non sempre arrivano con una decisione drastica. A volte emergono quando si prova, passo dopo passo, a modificare un equilibrio che oggi la fa sentire stretta.
Un caro saluto.
da quello che racconta non sembra esserci un problema nella relazione in sé, ma nel contesto in cui la relazione la riporta ogni volta.
Fuori sede descrive una vita piena, con amici, serenità, una dimensione che sente sua. Nel paese d’origine, invece, sente di rientrare in un ambiente che la comprime, con dinamiche familiari che la fanno sentire fuori posto e limitata. È comprensibile che questo crei un conflitto.
La domanda che si pone, è giusto rinunciare alla mia serenità per una relazione? , forse può essere spostata leggermente. Non sembra che il nodo sia l’amore per il suo fidanzato, ma il fatto che per vivere quella relazione lei debba ogni volta rientrare in uno spazio che le toglie ossigeno.
È un po’ come avere una casa in cui si respira bene e una stanza in cui l’aria è pesante: il problema non è la persona che si trova in quella stanza, ma il clima che si crea attorno. Se per incontrarlo deve sempre restare in quell’aria, è naturale che inizi a chiedersi quanto le costi.
Qui non si tratta di scegliere tra amore e libertà, ma di capire se esiste un modo per non dover sacrificare sempre una parte di sé. È davvero necessario tornare ogni weekend? È una richiesta esplicita del suo fidanzato o una dinamica che si è stabilita nel tempo? Avete mai provato a rinegoziare questi spazi?
Amare qualcuno non dovrebbe significare perdere la propria dimensione. E costruire autonomia, a 23 anni, significa anche iniziare a mettere piccoli confini con la famiglia, anche se questo può creare qualche tensione.
Forse la domanda più utile è: posso restare in questa relazione senza smettere di crescere nella mia vita fuori sede?
Le risposte non sempre arrivano con una decisione drastica. A volte emergono quando si prova, passo dopo passo, a modificare un equilibrio che oggi la fa sentire stretta.
Un caro saluto.
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941
👍🏻La Dr.ssa Potenza concorda con la risposta.
Utente
La ringrazio per i suoi spunti davvero interessanti e per il tempo che mi ha dedicato. Le dico subito che purtroppo torno molto spesso poiché innanzitutto il mio fidanzato lavora (tranne il sabato mezza giornata e la domenica), quindi potrebbe venire solo quel giorno dove studio e in secondo luogo vivo con altre coinquiline e non mi piace dovergli dare il peso di un estraneo in casa.
Posso restare in questa relazione senza limitarmi? Questo me lo domando da molto e, purtroppo, non so come rispondermi e non so proprio come fare ad orientarmi. Il mio destino non è quasi sicuramente nel mio luogo di origine, ma dove verrò assegnata dopo eventuali concorsi, quello del mio fidanzato sembra attualmente nel nostro paese. Lui non ha studiato (oltre le superiori) e non ha intenzione di farlo e lo rispetto per questo, ma così non penso possa trovare una via alternativa.
L’anno prossimo, verso luglio 2027 concluderò gli studi e senza un obiettivo fisso dovró tornare a casa fino a nuovi mutamenti e il pensiero non mi fa stare serena già ora. Vivo poco la mia vita fuorisede, purtroppo, ma il pensiero che debba finire, mi fa gia male
Posso restare in questa relazione senza limitarmi? Questo me lo domando da molto e, purtroppo, non so come rispondermi e non so proprio come fare ad orientarmi. Il mio destino non è quasi sicuramente nel mio luogo di origine, ma dove verrò assegnata dopo eventuali concorsi, quello del mio fidanzato sembra attualmente nel nostro paese. Lui non ha studiato (oltre le superiori) e non ha intenzione di farlo e lo rispetto per questo, ma così non penso possa trovare una via alternativa.
L’anno prossimo, verso luglio 2027 concluderò gli studi e senza un obiettivo fisso dovró tornare a casa fino a nuovi mutamenti e il pensiero non mi fa stare serena già ora. Vivo poco la mia vita fuorisede, purtroppo, ma il pensiero che debba finire, mi fa gia male
Gentile,
da quanto racconta, oggi sta vivendo due dimensioni molto diverse:
- fuori sede si sente più libera, autonoma, in movimento;
- nel paese d’origine si sente più stretta, non tanto per il suo fidanzato, quanto per il contesto in cui torna.
Il nodo non è decidere ora dove sarà nel 2027. È guardare cosa accade adesso. Se per portare avanti la relazione sente di dover mettere da parte, ogni settimana, la parte di sé che sta crescendo fuori, nel tempo questo può pesare.
Questo non significa che la relazione sia sbagliata . Significa che l’equilibrio attuale potrebbe non essere adatto così com’è.
Forse la questione non è devo lasciarlo? o devo tornare? , ma capire se questa relazione può trovare una forma che non la faccia sentire costantemente divisa tra due vite.
Se, nei fatti, questa forma non fosse possibile, non sarebbe una questione di amore che manca, ma di direzioni che non coincidono.
Non deve risolvere il futuro adesso. Può solo osservare, settimana dopo settimana, se si sente più intera o più frammentata. Le risposte importanti maturano con l’esperienza, non con la pressione.
Una cosa però può aiutarla: parlarne in modo aperto e sincero con il suo fidanzato. Non per accusare o minacciare, ma per condividere ciò che sente. Le relazioni crescono quando si possono nominare anche le fatiche. Questo le darà più orientamento di qualsiasi previsione.
Se dovesse accorgersi che questa situazione continua a pesarle e a confonderla, ritagliarsi uno spazio di confronto solo per sé, anche per un periodo limitato con un professionista, potrebbe aiutarla a fare più chiarezza con maggiore calma.
Un caro saluto.
da quanto racconta, oggi sta vivendo due dimensioni molto diverse:
- fuori sede si sente più libera, autonoma, in movimento;
- nel paese d’origine si sente più stretta, non tanto per il suo fidanzato, quanto per il contesto in cui torna.
Il nodo non è decidere ora dove sarà nel 2027. È guardare cosa accade adesso. Se per portare avanti la relazione sente di dover mettere da parte, ogni settimana, la parte di sé che sta crescendo fuori, nel tempo questo può pesare.
Questo non significa che la relazione sia sbagliata . Significa che l’equilibrio attuale potrebbe non essere adatto così com’è.
Forse la questione non è devo lasciarlo? o devo tornare? , ma capire se questa relazione può trovare una forma che non la faccia sentire costantemente divisa tra due vite.
Se, nei fatti, questa forma non fosse possibile, non sarebbe una questione di amore che manca, ma di direzioni che non coincidono.
Non deve risolvere il futuro adesso. Può solo osservare, settimana dopo settimana, se si sente più intera o più frammentata. Le risposte importanti maturano con l’esperienza, non con la pressione.
Una cosa però può aiutarla: parlarne in modo aperto e sincero con il suo fidanzato. Non per accusare o minacciare, ma per condividere ciò che sente. Le relazioni crescono quando si possono nominare anche le fatiche. Questo le darà più orientamento di qualsiasi previsione.
Se dovesse accorgersi che questa situazione continua a pesarle e a confonderla, ritagliarsi uno spazio di confronto solo per sé, anche per un periodo limitato con un professionista, potrebbe aiutarla a fare più chiarezza con maggiore calma.
Un caro saluto.
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941
👍🏻La Dr.ssa Potenza concorda con la risposta.
Utente
La ringrazio davvero, le sue parole mi saranno d’aiuto. Un abbraccio
Questo consulto ha ricevuto 4 risposte e 85 visite dal 19/02/2026.
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