Intimità e condivisione

Buonasera.
Da diversi anni ho una relazione un po' atipica con un uomo molto più giovane di me.
Atipica perchè c'è un rapporto professionale in mezzo, la differenza di età notevole e anche perchè lui è in corso di separazione.
Ma a me finora è bastata.
Non ho mai chiesto nulla, nè - soprattutto - fatto domande sulla sua vita privata, aspettando casomai che fosse lui a parlarmene.
Tra noi, nel corso degli anni (quasi 10) si è malgrado tutto instaurato un "rapporto" - sui generis, certo - perchè spesso ci siamo confidati le nostre vicende di vita vissuta, cercando (in particolare io) di aiutarci vicendevolmente.
Ha funzionato anche fisicamente, perchè con questa persona ho "provato" per la prima volta sensazioni non avvertite con i miei partner precedenti.
Ma ho sempre evitato la domanda retorica e scontata a lui...Pensavo che dopo la prima volta fosse finita lì, e invece ha continuato a cercarmi.
E' accaduto tuttavia che recentemente, nel corso di un rapporto come sempre piuttosto "irruente", dove lui abbonda in baci e carezze che "lasciano il segno", quando ho fatto altrettanto si sia sottratto alle mie.
Naturalmente ho chiesto il motivo, e mi ha risposto che non gli piaceva...Non è vero, si è sempre svolto così.
Ci sono rimasta male.
Ho allora esposto le mie ragioni, vale a dire che l'intimità deve essere condivisa sempre, e che se lui non voleva avrei certamente rispettato i suoi limiti, tuttavia pretendevo che in tal caso la stessa regola fosse applicata anche a me.
Tra noi c'è sempre stato molto rispetto reciproco e nessuno di noi due ha agito mai contro la volontà dell'altro.
Ma la mia vita sentimentale è stata costellata di fallimenti, ho sempre dato molto ricevendo in cambio poco o niente ed il risultato è stato una grande insicurezza che tuttavia non mostro in altri ambiti della vita, dove sono considerata coraggiosa ed assertiva, ma il ritornello finale è sempre il medesimo: mi sento RIFIUTATA.
Lui vive ormai separato dalla moglie (diversamente, MAI avrei pensato di lasciargli "tracce", mi sarei sentita ignobile).
Ma non posso fare a meno di starci male, e mi chiedo il perchè del suo comportamento.
L'amore, ma soprattutto il sesso, oltre al rispetto ed alla complicità, richiedono un po' di leggerezza, nè io me la sento di comportarmi come un manichino che sta fermo senza partecipare.
Mai successo in vita mia.
Aggiungo tra l'altro che non sono una donna che prende l'iniziativa.
Non l'ho mai fatto, neppure da giovane.
Preferisco che sia lui, a cercarmi, e non solo perchè temo, appunto, un rifiuto, ma anche perchè so che l'uomo (forse non tutti) se non è in vena, ebbene, difficilmente corrisponde, e ciò darebbe ancor più il senso della mia dèfaillance... La comprensione dell'universo maschile è sempre stata molto complessa, per me.
Come devo comportarmi?
i discorsetti, lo so, servono a poco, peggio, annoiano.
Negarmi?
E con quali motivi?
Non so se sono riuscita a rendere il mio stato d'animo, ma spero in una Vostra risposta.
Grazie.
Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 5k 207
Gentile utente,
la lunga ma non definita relazione con il suo collega potrebbe aver innescato in lei desideri inconsci, tenuti a freno quando lui era sposato, pronti ad uscire con forza allo scoperto da quando questo freno non esiste più.
Eppure anche nelle richieste che fa a noi lei sembra resistere ancora al desiderio di manifestare davvero le sue speranze, i suoi bisogni.
Della sua lunga storia infatti scrive: "ho sempre evitato la domanda retorica e scontata a lui...". Quale domanda, esattamente? E perché la sminuisce con quei due aggettivi?
Segue il racconto non molto chiaro di un rapporto sessuale accompagnato da carezze "che lasciano il segno", dove lui ha agito liberamente come sempre, ma a lei la stessa libertà è stata preclusa.
Questo, non a caso, l'ha ferita, anche perché lui ha detto che questa modalità non gli piace, e lei oppone: "Non è vero, si è sempre svolto così".
Allora che cosa teme, adesso, realmente? Cosa non tollera di sentire ancora una volta precluso?
Da una sua ingenua richiesta di pari diritti scaturisce di getto un'altra considerazione: "la mia vita sentimentale è stata costellata di fallimenti, ho sempre dato molto ricevendo in cambio poco o niente ed il risultato è stato una grande insicurezza che tuttavia non mostro in altri ambiti della vita".
Perché le è sempre avvenuto questo, e continua ad avvenire?
Avendo letto le sue richieste di consulto ho appreso che è stata per anni in terapia, e mi chiedo come può aver trascinato fino ad oggi questa constatazione: "il ritornello finale è sempre il medesimo: mi sento RIFIUTATA".
Cosa è successo, fin qui? Si è negata di guardare in sé stessa, di scoprire come mai sceglie sempre rapporti il cui esito è quello di farla sentire rifiutata?
Comprendo la sofferenza, avverto il senso di vuoto in cui la piomba oggi la relazione di cui scrive: "Ma a me finora è bastata".
Questa frase lascia capire quali orizzonti abbia aperto la nuova situazione di lui.
Se non ha paura di sondare l'abisso, cerchi di trovare un'altra visione di sé, un altro approccio alle relazioni d'amore.
Esistono terapie che potrebbero traghettarla verso una vita diversa; ma lei troverà il coraggio di cambiare, che vuol dire anche scoprire quei nodi che nel passato si sono opposti al cambiamento?
Saprà concedersi il diritto di essere amata?
Io glielo auguro.

Prof.ssa Anna Potenza
Riceve in presenza e online
Primo consulto gratuito inviando documento d'identità a: gairos1971@gmail.com

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Risposta utile
Utente
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Gentile Dottoressa, la ringrazio per la tempestiva. risposta.
I miei desideri, inconsci, forse, li ho tralasciati in seguito, come detto, a relazioni sentimentali fallimentari ed al lunghissimo periodo di solitudine affettiva che ne è scaturito. Ero stanca, avevo sofferto troppo. E ho detto "basta, non deve accadermi mai più".
E invece, questa persona si è presentata all'improvviso sul mio cammino quando ormai, data anche la mia età, alle relazioni sentimentali non pensavo più. Ne sono rimasta prima sorpresa, poi lusingata, e infine, forse per la prima volta nella vita, mi sono detta "perchè no? magari è l'ultima occasione che la vita mi offre". E mi sono lanciata, tralasciando per la prima volta ragionamenti ed elucubrazioni, senza pormi il problema del "dopo". La domanda retorica ( e che trovo sciocca) cui accennavo è quella che in genere si fa dopo un rapporto intimo ad una persona appena conosciuta: "e a te, è piaciuto?". Il fatto che continuasse a cercarmi mi ha fornito la risposta. Ma non è questo il punto, questa è solo una piccolezza. I baci e le carezze cui accenno appena scrivendo, sono in realtà le tipiche effusioni che si scambiano in coppia: piccoli morsi, (senza farsi male!) e baci che lasciano...il segno che, comprendo come in certi contesti (familiare o professionale), possa provocare imbarazzo. Spero che ora abbia capito meglio. Il problema non è che a me dispiacciano, anzi. Mi dispiace che recentissimamente non li abbia voluti da me, o non più, arrogandosi il diritto però di farmeli. Se vogliamo addentrarci nella "parità di genere" (perchè le sembra ingenua, la mia aspettativa?) anche l'amore, e il sesso, dovrebbero contemplare non un voler"marcare il territorio" come mi è sembrato eludendo che io faccia altrettanto, bensì una reciprocità. Se questa mi viene negata, mi sento relegata al ruolo di un manichino e ovviamente mi rifiuto, e mi sento ferita. Se ciò fosse avvenuto in passato, fin da subito, non avrei probabilmente accettato queste condizioni anche se non dette esplicitamente. In realtà queste situazioni non me le vado a cercare deliberatamente. In quella di cui le parlo mi ci sono trovata casualmente, appena morta mia madre. Ero devastata dal dolore. Avevo già fatto un lunghissimo lavoro sulla conoscenza di me stessa, che evidentemente tuttavia non è bastato per liberarmi dalla paura di essere, sentirmi rifiutata. Purtroppo, nelle relazioni, non basta solo la nostra volontà di cambiare. E non so francamente come dovrei, potrei essere diversa da quella che sono per concedermi il diritto di essere amata. In amore e nelle amicizie sono generosa, attenta, premurosa, soccorrevole, sincera, appassionata ecc..Ma esiste anche un ingrediente che si chiama "fortuna". Io posso avere di me tutta la stima che voglio - molte donne mi chiedono come abbia fatto, a resistere alla solitudine - ma sono donne che, bene o male, hanno avuto dalla sorte un compagno che le ha affiancate e, mi creda, non erano certo migliori di me! - ma, se la mia volontà non coincide con quella delle persone che incrocio, ebbene, il cambiamento va a farsi benedire. Spesso mi chiedo se non avrei fatto bene, anni fa, a rifiutare a priori questa persona, considerato che la differenza d'età avrebbe giocato, checchè se ne dica e anche se per l'uomo è l'esatto contrario, un ruolo fondamentale nella costruzione di un rapporto vero e proprio, e se oggi sarei stata più contenta. No, non sarei stata più contenta. Per "salvarmi" avrei dovuto rinunciare a vivere, a sperimentare, perchè le persone si conoscono man mano, frequentandole. E rinunciare a sperimentare equivale a morire. Qualcuno, non ricordo chi, ha detto: "è meglio vivere di rimorsi che di rimpianti". Io non mi sento una donna da niente. Ho stima di me stessa, nonostante la mia breccia siano le relazioni sentimentali. Particolarmente, perchè non comprendo la mentalità maschile. Spero che ora la mia risposta le sia più chiara per aiutarmi, se vuole, a capire questo comportamento. E mi farebbe piacere anche conoscere il punto di vista di un collega uomo. La ringrazio caldamente
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