Vorrei capirci qualcosa

Ho avuto una maestra violenta, con lei mi veniva ansia.
Soffrivo anche di tachicardie, ospedali, consulti, uno anche spaventoso, poi un cardiologo disse che sarebbero passate con la crescita e fu così.
Madre iperprotettiva, padre presente, ma assente nelle decisioni importanti, sempre molto ansioso, confuso e oberato dal lavoro.
Verso i 14 anni paura che mi lasciasse il fidanzato, poi che a lasciarlo fossi io, dopo qualche anno con lui, ebbi un attacco di panico in gita sul treno, pensavo al cuore, volevo mia mamma.

In quegli anni un parente che non frequentavamo neanche si suicida, comincio a pensare: se lo facessi anche io, ansia e umore deflesso.
Comincio una psicoterapia con una neuropsichiatra infantile, mi sento meglio e lascio il fidanzato anche se per anni ci sono stati continui tira e molla.
Mi trasferisco fuori per l’università e sto bene per anni.
Mi rifidanzo, quando la storia si fa seria ritorna l’ansia.
Riesco a lasciarlo perché mi infatuo di un altro, comincio a uscirci e tornano i pensieri intrusivi, mi faccio prescrivere degli SSRI e ansiolitico dal medico pur di viverlo anche se poco dopo per lui finisce.
Arriva una storia matura, dopo il primo bacio una forte ansia, ma passa, sospendo gli SSRI, cominciamo a convivere, viaggio, mi sento bene, anche se sempre un po’ pronta a scappare.
Ritornano le tachicardie e gli attacchi di panico, altra psicologa.
Mettendo un holter la diagnosi: TSPV, ho risolto con l’ablazione, ma rimane la paura per il cuore e ipocondria, cambiai psicoterapeuta (gestalt) e uno psichiatra mi prescrisse di nuovo SSRI e ansiolitico, tornai a vivere anche se viaggiavo con paura.
Rimasi incinta, mi prese il panico, ma dopo ne fui molto felice, staccai i farmaci, persi la gravidanza e tornarono i pensieri intrusivi, stavolta incentrati sulle malattie mentali: e se impazzissi?
E se dicessi cose senza senso, di nuovo psicologa (cct) ed SSRI, lieve benessere iniziale poi ricadute, lascio il mio fidanzato per una crisi (non sono più attratta, litigate, lavora sempre), ho anche ossessioni riguardo questo rapporto.
Andiamo a oggi, lui ogni tanto si fa vivo con qualche scusa, io non voglio più intimità con lui, ma la sua compagnia non mi dispiace, però lo vedo e torna l’ansia e mi sento in colpa.
I pensieri con il: e se, mi distruggono, ho anche qualche compulsione, l’entact non funziona, non so se ho fatto bene a lasciare il mio ex, a volte mi manca da morire, con la psicologa purtroppo non è andata, mi accusa di non fidarmi, grida perché non faccio i compiti a casa e mi rassicuro on line, mi ha dato prima del tu e poi del lei per mettere distanza, poi le diagnosi, lei sostiene ipocondria, ma secondo me c’è anche il doc, lei dice di no, ma ha usato l’ERP in seduta, mi ha anche dato della narcisista covert alimentando ulteriori paure! Mi ha persino mandata via, sono tornata dalla vecchia psico, ma so che non funzionerà, scava troppo per me e poi ho letto la cct sia la migliore per questi disturbi che fare?
Dr.ssa Carla Maria Brunialti Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo 19.2k 611
Gentile utente,

Lei ha una lunga storia di fatiche, di psicoterapia, di psicofarmaci.
Eppure, nonostante ciò, percepiamo tuttora la sua fatica nel fidarsi e nell'affidarsi, quando il riprendere con una psicoterapia fatta bene probabilmente potrebbe aiutarla assai.

Lei ci racconta una serie di fatti, ma sentiamo scarsamente le sue emozioni, la sua partecipazione affettiva a quanto racconta. Come mai?

La descrizione inoltre della relazione terapeutica con la psicologa lascia perplessi, ma è ovvio che qui arriva unicamente il suo punto di vista e non quello della professionista.
Tenga conto - importante! - che per curare non è sufficiente l* psicolog*, ma è necessario che l* psicolog* sia anche psicoterapeuta; cioè che abbia frequentato il quadriennio di specializzazione che fornisce le competenze e il riconoscimento di poter curare. E' fondamentale, prima di poter intraprendere un percorso di psicoterapia, verificare questo dato: lo trova nell'Albo Psicologi Nazionale.

Eppure nemmeno questo basta per risolvere le problematiche della persona; la partecipazione del/la paziente risulta essenziale nel raggiungimento dell'obiettivo, e va ben aldilà dell'orientamento teorico del/la terapeuta.

Provi a riflettere su questi dati e veda se è in grado di iniziare un nuovo percorso con un nuovo spirito.

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti

Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/

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Utente
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Salve dottoressa, grazie per la risposta, sono stata molto telegrafica per riuscire a far rientrare la completa storia nelle battute a disposizione, di sicuro sono una persona che ha paura di sentire , anzi mi spaventano molto le emozioni, sia belle che brutte, perché devo controllare anche quelle.
Ho sempre gestito le mie scelte, non l’ho mai fatte realmente con la pancia, l’università vicino lo zio così i miei erano più contenti, il lavoro di insegnante mi è capitato in un periodo in cui c’era una profonda crisi lavorativa e vivo in Sicilia, per cui devo ritenermi fortunata così e sarei una pazza a lasciarlo, non mi soddisfa, ma ho sempre sopperito includendo le mie passioni nel tempo libero. Ho sempre fatto tanto e mi sono sempre impegnata in tutto per non sentire, più mi impegnavo e meno sentivo, quindi accettavo di far parte di qualsiasi cosa pur di occupare la giornata, studiavo di continuo, ho preso una nuova laurea, corsi, palestra, adesso però la situazione è totalmente cambiata, sono stanca, annoiata, vado a lavoro a fatica e ho voglia di poltrire e stare da sola. Per quanto riguarda le mie relazioni non ho mai capito perché non riesco ad averne di soddisfacenti, divento ansiosa per la relazione o perché non è la persona adatta?Con il senno del poi posso dirle che la mia ansia, mi ha sempre fatto scansare un fosso, dell’ultima però non sono così sicura che sia stata un fosso, è stata la più importante, la più matura, quella in cui ci si capiva con uno sguardo e si rideva delle piccole cose, nonostante ci fossero numerosi problemi, ma in quale relazione non ci sono? Nella vita non è importante anche smussare certi angoli?E poi in ogni caso perchè tutta questa sofferenza? Perché gestire così i rapporti che non vanno? Una mia collega mi ha detto che quando si è resa conto che la relazione con il marito fosse al capolinea, lo ha lasciato e ha finalmente tirato un sospiro di sollievo, a me succede il contrario, io mi flagello e non lo accetto, sto male, non vivo più! Ho 42 anni e forse non ho ancora capito che la vita è una e il tempo passa!
Per il resto io sono molto insicura, ho sempre la sensazione di non essere abbastanza, anche se dal di fuori credo che non si percepisca, sono sempre molto allegra, autoironica, ho sempre fatto tanto (studi, passioni, interessi di ogni tipo).
La psicologa mi piaceva, molto pratica, solare, guardava più al risultato e meno allo scavare, mi ha insegnato tecniche volte a gestire l’ansia, cosa che non era avvenuta prima con le altre, sempre molto intente a scavare, purtroppo secondo me non è riuscita a gestire le sue insicurezze e ogni volta che io le riportavo miei interrogativi sul perché non stessi ancora bene o essendo molto curiosa (oltre che ipocondriaca) le dicevo che avevo sentito o cercato questa o quell’altra cosa, lei prendeva tutto sul personale, pensava che io non la stimassi e andava di matto, l’ho sentita urlare e sbattere fogli e pugni sul tavolo, mentre io in lacrime le dicevo di calmarsi, avevo come la sensazione di dover stare attenta a non ferirla. Quando invece avevo dei periodi di Up lei si lodava e aveva un atteggiamento dolce e sereno con me.
Ritornando a me, io ormai credo di sapere cosa c’è nella mia vita che non va , genitori ansiosi, madre iperprotettiva che gestisce tutto, padre senza spalle larghe , numerosi casi di insoddisfazione in famiglia in cui la donna è in una posizione subordinata al marito, non ha voce in capitolo e deve subire situazioni di malessere perché guai a lasciare (non si contempla proprio). I miei genitori sono una coppia molto strana, si criticano di continuo davanti a noi figli, anzi spesso ci usano come giudici , litigano, non stanno bene insieme, ma sono lì dopo anni di matrimonio è ovvio che un quadro del genere non possa essere un buon esempio e non possa dare le basi per delle relazioni soddisfacenti! Ma sarà per sempre così? I miei genitori mi sono stati sempre molto vicini quando io sono stata male, per farle un esempio, da piccola a ogni malattia esantematica mi arrivava un gioco da tavolo in regalo, la psicologa dice che probabilmente per essere vista devo stare male .
Altra cosa, io sono stata sempre un po’ la pecora nera della famiglia, la donna volitiva che ha scelto di andare via per studiare, di avere un’indipendenza, di prendere subito la patente e forse crollando risulto più simile alle donne della mia famiglia!Dopo tutta questa psicoterapia credo di aver snocciolato alcune cose, di aver capito, ma mi chiedo quando arriverà il momento del sollievo? Quando accetterò quello che non si può cambiare?
Comunque io credo di essermi affidata, se non mi fossi affidata non avrei cercato in tutti i modi di fare analisi per tutto questo tempo, fidarmi è un po’ più difficile perché capisce bene che non ho mai risolto, anzi l’ultima psicologa mi ha proprio dato la mazzata finale, in ogni caso credo che ognuna a suo modo mi abbia aiutata, ma se sto ancora così probabilmente, hanno e ho con loro spazzato la polvere dal pavimento, ma non l’ho buttata, l’ho solo infilata sotto il tappeto!
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