Organizzazione narcisistica covert e stato ansioso somatico / depressivo
Salve gentili dottori, sono qui chiedere un parere su una cura che ho iniziato settimana scorsa.
Vi faccio un attimo il background della mia situazione.
Alla fine delle scuole superiore ho iniziato un percorso di terapia cognitivo comportamentale perché ho iniziato a sentire delle sensazioni strane (vertigini, nausea).
Escluse tutte le patologie organiche, ho pensato giustamente si trattasse di ansia somatica.
Il mio terapeuta mi diagnosticò un organizzazione narcisistica covert che mi portava ad avere queste intense somatizzazioni costanti.
Quando avevo 14 anni mi fu erroneamente diagnosticato un disturbo ciclotimico e, di conseguenza, fino ai 18 anni assunsi 100 mg di zoloft e 300 mg di depakin.
Con la fine della scuola tolsi tutto e, a settembre, hanno iniziato a presentarsi questi sintomi, a causa anche di uno scalaggio fatto male.
Il problema è che non sono più passati del tutto.
Ho fatto un ottimo lavoro in psicoterapia che mi ha portato a monitorarmi molto meglio e, nel giro di 2 anni, quasi a risolvere completamente questo problema.
Purtroppo a settembre di quest’anno i sintomi si sono nuovamente ripresentati, tra l’altro con uno stato di ansia molto intenso (nausea, giramenti di testa, senso di irrequietezza, impossibilità a rilassarsi).
Ovviamente il mio schema narcisistico non aiuta nella gestione della situazione.
Anche per un semplice raffreddore vado in allarme ed è come se il mio sistema nervoso reagisca troppo intensamente a stimoli normali.
Premesso ciò iniziai un cura con escitalopram a 20 mg (entact) che su di me non ebbe alcun effetto (né negativo, né positivo).
Arrivato a Natale il mio umore, a causa di questo stato di ansia costante che mi provoca tutti questi sintomi costantemente, è sceso tantissimo arrivando in una fase depressiva.
Questo dovuto principalmente al fatto che il fatto di non sentirmi bene e di avere potere su me stesso come ho avuto nell’ultimo anno, mi ha portato a mettere in atto strategie di evita mento che hanno contribuito all’abbassamento dell’umore.
Abbiamo quindi deciso col mio terapeuta che, per tornare a rendere la terapia più efficiente e permettermi di tornare nel frattempo a sentirmi bene fisicamente e più tranquillo, di rivolgermi a uno psichiatra.
Questi mi ha prescritto la paroxetina inizialmente a 10 mg per una settimana (non ho avuto alcun effetto collaterale se non un po’ di stitichezza / diarrea, ma nulla di che) e da domani inizierò la dose piena.
Mi ha detto inoltre che lentact prescritto precedentemente era totalmente inutile considerando la mia diagnosi.
Io sono fiducioso, penso che potrò ritornare a fare terapia in modo efficiente anche perché ad oggi, appena parliamo di ciò che ha riattivato il mio schema e di conseguenza tutto il quadro somatico, inizio a sudare e a sentirmi ancora più ansioso.
Spero veramente di poter tornare ad avere una vita dignitosa (dato che adoro la mia vita e tutte le sue caratteristiche) e di sentirmi sereno e tranquillo.
Vi faccio un attimo il background della mia situazione.
Alla fine delle scuole superiore ho iniziato un percorso di terapia cognitivo comportamentale perché ho iniziato a sentire delle sensazioni strane (vertigini, nausea).
Escluse tutte le patologie organiche, ho pensato giustamente si trattasse di ansia somatica.
Il mio terapeuta mi diagnosticò un organizzazione narcisistica covert che mi portava ad avere queste intense somatizzazioni costanti.
Quando avevo 14 anni mi fu erroneamente diagnosticato un disturbo ciclotimico e, di conseguenza, fino ai 18 anni assunsi 100 mg di zoloft e 300 mg di depakin.
Con la fine della scuola tolsi tutto e, a settembre, hanno iniziato a presentarsi questi sintomi, a causa anche di uno scalaggio fatto male.
Il problema è che non sono più passati del tutto.
Ho fatto un ottimo lavoro in psicoterapia che mi ha portato a monitorarmi molto meglio e, nel giro di 2 anni, quasi a risolvere completamente questo problema.
Purtroppo a settembre di quest’anno i sintomi si sono nuovamente ripresentati, tra l’altro con uno stato di ansia molto intenso (nausea, giramenti di testa, senso di irrequietezza, impossibilità a rilassarsi).
Ovviamente il mio schema narcisistico non aiuta nella gestione della situazione.
Anche per un semplice raffreddore vado in allarme ed è come se il mio sistema nervoso reagisca troppo intensamente a stimoli normali.
Premesso ciò iniziai un cura con escitalopram a 20 mg (entact) che su di me non ebbe alcun effetto (né negativo, né positivo).
Arrivato a Natale il mio umore, a causa di questo stato di ansia costante che mi provoca tutti questi sintomi costantemente, è sceso tantissimo arrivando in una fase depressiva.
Questo dovuto principalmente al fatto che il fatto di non sentirmi bene e di avere potere su me stesso come ho avuto nell’ultimo anno, mi ha portato a mettere in atto strategie di evita mento che hanno contribuito all’abbassamento dell’umore.
Abbiamo quindi deciso col mio terapeuta che, per tornare a rendere la terapia più efficiente e permettermi di tornare nel frattempo a sentirmi bene fisicamente e più tranquillo, di rivolgermi a uno psichiatra.
Questi mi ha prescritto la paroxetina inizialmente a 10 mg per una settimana (non ho avuto alcun effetto collaterale se non un po’ di stitichezza / diarrea, ma nulla di che) e da domani inizierò la dose piena.
Mi ha detto inoltre che lentact prescritto precedentemente era totalmente inutile considerando la mia diagnosi.
Io sono fiducioso, penso che potrò ritornare a fare terapia in modo efficiente anche perché ad oggi, appena parliamo di ciò che ha riattivato il mio schema e di conseguenza tutto il quadro somatico, inizio a sudare e a sentirmi ancora più ansioso.
Spero veramente di poter tornare ad avere una vita dignitosa (dato che adoro la mia vita e tutte le sue caratteristiche) e di sentirmi sereno e tranquillo.
L'organizzazione narcisistica che riferisce ha poco a che vedere con la sintomatologia somatica ed ansiosa che lamenta.
La questione andrebbe definita sull'aspetto della sintomatologia senza riportare il tutto alla sua organizzazione di personalità.
Se escitalopram non aveva senso, ancor meno la paroxetina ne avrebbe di conseguenza, poiché farmaco simile al precedente.
La modalità che attua probabilmente porta ad avere un certo tipo di azione da parte dei suoi curanti che però non ritrova riscontro in considerazioni lineari di cura e trattamento.
Va definita la diagnosi per i suoi sintomi ed il trattamento deve essere per essi.
La questione andrebbe definita sull'aspetto della sintomatologia senza riportare il tutto alla sua organizzazione di personalità.
Se escitalopram non aveva senso, ancor meno la paroxetina ne avrebbe di conseguenza, poiché farmaco simile al precedente.
La modalità che attua probabilmente porta ad avere un certo tipo di azione da parte dei suoi curanti che però non ritrova riscontro in considerazioni lineari di cura e trattamento.
Va definita la diagnosi per i suoi sintomi ed il trattamento deve essere per essi.
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Questo consulto ha ricevuto 1 risposte e 1 visite dal 30/01/2026.
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