Come comportarsi con figlio che è stato bullizzato da piccolo

Buongiorno Dottori,
mio figlio, oggi ventiquattrenne, è un ragazzo con problemi comportamentali da quando aveva 14 anni.
Sin da piccolo è stato molto riservato, introverso, e dalla prima elementare è stato bullizzato; quando lo accompagnavo a scuola, sin dai primi giorni, piangeva e non voleva distaccarsi, e le maestre mi dicevano che questo suo comportamento, attirava su di lui gli scherni dei compagni, e (parole loro) "certo che lo prendono in giro se continua a piangere". . . . . . . alcune volte rientrava a casa con segni di pedate sullo zaino e (con fatica) mi diceva che erano stati i compagni.
Io e il padre, oltre che a far presente la situazione a scuola, abbiamo parlato anche con qualche genitore, ottenendo solo punizioni corporali molto forti per i bulletti, che poi si accanivano ancora di più su mio figlio.
Superate le elementari, il problema si ripropone, in quanto abitiamo in un piccolo centro, e i ragazzi della stessa età non sono tantissimi.
Nel mentre mio figlio pratica attività sportiva, impara a suonare strumenti musicali alla scuola civica, quindi una vita abbastanza impegnata.
Va molto bene a scuola, ma i coetanei (che sono più o meno gli stessi, sia a scuola che in palestra) continuano comunque a maltrattarlo.
Solo che dalla scuola media noi non veniamo a sapere più di episodi di bullismo, che lui ci nasconde.
Alle superiori tutto procede sino alla terza; da quel momento esplode una ribellione verso tutti, insegnanti, genitori con calo del rendimento scolastico e distacco da attività sportiva musica e quant'altro; uso di alcol, sostanze ecc. Comunque sia, cerchiamo di contenere i comportamenti più estremi, e d'accordo con mio figlio, che manifesta disagio esistenziale, consultiamo il servizio psichiatrico per i minori (aveva 16 anni) e poi una psicoterapista.
Questi tentativi non portano a nulla, in quanto mio figlio non ritiene che gli giovino, e interrompe.
Tra l'altro, io ho avuto un fratello (morto suicida a 55 anni, dopo una vita di alti e bassi a livello comportamentale) che è morto quando mio figlio aveva 13 anni, con immaginabili strascichi familiari.
Per molti versi il comportamento di mio figlio mi ricorda quello di mio fratello, anche se a nessuno dei due è mai stata fatta una diagnosi certa psichiatrica.
Premetto che, essendo molto affettuosi ed essendo lui il primo figlio, quando era piccolo, noi ci rivolgevamo a lui chiamandolo amore, gioia di mamma, bello di papa' ecc e ci sembrava normale.
Questo per dirvi che, ora a distanza di anni, mio figlio in diverse occasioni accusa noi genitori di aver causato i suoi problemi con i coetanei, per via di come ci rivolgevamo a lui, e per come il padre interveniva a difenderlo, causando poi ritorsioni.
A suo dire, tutto è stato a causa nostra, e questo suo sentire mi distrugge perchè ho sempre cercato di fare per lui il meglio.
Io vedo che è un adulto tormentato, infelice, e non so come poterlo aiutare, perchè sembra che non voglia staccarsi da quelle situazioni infantili.
Dr.ssa Alessia Micoli Psicologo
Buongiorno,
il vostro problema è molto delicato, dato quanto riferite, bisogna mettersi in gioco e chiedere aiuto.
il ruolo dei genitori è molto importante in quanto fornisce un supporto fondamentale per sostenere l'esperienza vissuta in età dello sviluppo, dal proprio figlio..
Si deve riuscire ad "esserci" anche quando i momenti sono negativi; non reagendo alle ire o alla rabbia del figlio, ma cercare di contenerla e fargli sentire che non è solo.
La comunicazione è fondamentale, quindi bisogna stimolare il più possibile un ascolto attivo. cercando di non giudicare il figlio ma ascoltarlo.
E' molto importante rivolgersi ad un professionista che suggerirà strategie e consigli fondamentali per poter affrontare il problema senza lasciarsi sopraffare dall'ansia.
anche la mediazione scolastica è basilare, si può chiedere allo psicologo consulatto di creare un ponte tra la scuola e la famiglia e partecipare agli incontri.
Buona giornata
Alessia Micoli

Dr.ssa Alessia Micoli

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