Cicatrici d' acne e disagio

Buonasera,

Perchè scrivo in psicologia?
Il mio credo sia un l' esempio di quando un problema dermatologico/estetico, non avendo alte possibilità economiche, diventi un problema psicologico.
La storia è breve, soffro fin dall' adolescenza di acne cistica, vado in cura presso un dermatologo, ma gli esiti dopo nove anni sono negativi, ossia equivalgono a quelli di un acne non curata, con conseguenti esiti cicatriziali.
Mi accorgo subito che la forma del viso sta cambiando, facendolo presente ai miei e al dermatologo, ma tutti negano e sembrano non vedere, persino il medico di famiglia..mi definisce un' esteta.
Fino a quando, passti gli anni, insisto e qualcuno comincia ad accorgersi e soprattutto ad ammettere che ho il viso pieno di cicatrici.
Cambio finalmente dermatologo e mi viene prescritta una cura che giro di pochissimo tempo mette fine all' acne. C' è però un problema, adesso mi sono rimaste le cicatrici e anche numerose.
Devoo insistere ancora una volta in famiglia, dopo tre anni mi vengono concesse due sedute di laser.
Ancora una volta uno stop. Ma le cicatrici stanno sempre li e attendo nuovamente due anni prima di potermi sottoporre a qualche seduta di peeling.
Insomma si va avanti così tra stop e piccole concessioni.
Io che insisto. Diniego dall' altra parte. Poi concessione. Un' altalenanza da parte della mia famiglia ormai intollerabile. Hanno impiegato 15 anni ad ammettere che io avessi un problema al viso.
Il problema è di difficile soluzione, purtroppo ad oggi le cure per le cicatrici non servono a molto, ma se fatte con costanza e continuità potrebbero portare a piccoli miglioramenti. C' è un altro particolare da aggiungere, nella mia città non ci sono medici nè chirurghi estetici o plastici, si parla quindi di andare fuori città o meglio regione e le spese di quadruplicano. Ho già provato l' umiliazione di salire su un aereo con il viso pieno di croste e creme.
Tralasciando la mia famiglia (che invece di dire fin dall' inizio di non avere le possibilità economiche per farmi curare, hanno sempre negato dandomi della fissata), oggi sono una persona più che adulta, sono sette anni che non esco di casa e ho due problemi.
Uno è il viso, il secondo è di voler andare via di casa, ma dove?
Ormai piango di continuo, e stare con persone che a seconda di come si svegliano, negano o accettano il mio problema, non mi fa stare bene.
Vorrei andare via dalla mia città, ma dove? C' è qualche struttura che potrebbe accogliermi?

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Dr. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta 4,6k 51
Gentile Utente,

>>Vorrei andare via dalla mia città, ma dove? C'è qualche struttura che potrebbe accogliermi?<<

Ha un lavoro, riesce a mantenersi da sola?
Come sta organizzando la sua vita?
Come mai pensa ad una struttura che la possa accogliere?
Ha mai fatto in passato una consulenza psicologica per valutare il risvolto emotivo di questa situazione?



Dott. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Psicoterapia Psicodinamica
www.psicologoaviterbo.it

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Dr.ssa Silvia Rotondi Psicologo, Psicoterapeuta 117 5
Cara ragazza non esistono strutture che accolgono ragazze semplicemente per il fatto che non vogliono più stare in famiglia. Le consiglio di richiedere un consulto psicologico magari presso il consultorio familiare della sua zona, le prestazioni vengono erogate tramite pagamento un tiket oppure gratuitamente. Sarà un contesto in cui iniziare ad affrontare il disagio che prova per le cicatrici sul suo viso,ma sopratutto i sentimenti che nutre nei confronti dei suoi genitori. Inoltre la inviterei a riflettere su quali sono i modi con cui si permette di esprimere la rabbia.

Cordialmente Dr.ssa Silvia Rotondi
www.silviarotondi.it
338-26 72 692

[#3]
dopo
Utente
Utente
Non ho un lavoro. Ho provato quando ero più giovane a lasciare l' università e lavorare, mi sono però accorta che ciò che guadagnavo non mi avrebbe permesso di curarmi.
Le cure per questo problema hanno costi molto alti. Basti pensare che dovrei andare fuori regione e dovrei permettermi un affitto, dopo questo dovrei permettermi cure che vanno da un minimo di 400 euro con sedute ogni 15/20 giorni, oppure interventi più drastici con costi che si aggirano sui 10.000 euro.
Ho anche vagliato la seconda alternativa, quella di trovare lavoro direttamente nella regione di mio interesse, ma quale sarebbe quel lavoro che mi permetterebbe di guadagnare così tanto, e quale datore di lavoro sarebbe così generoso da permettermi di assentarmi due settimane nell' arco di un mese (tempo necessario affinchè le croste spariscano?).

Da questo ne consegue un ovvio problema psicologico, disagio nello stare con gli altri. Ma penso che sia una naturale e comprensibile conseguenza.
Non essendo una ragazzina, non sento la necessità di affrontare il rapporto con i miei genitori, se non ti piacciono, ad una certa età, vai per la tua strada.
Non mi interessa neanche affrontare risolvere le nostre divergenze, mi interessa invece risolvere il problema al viso.

Sono una persona concreta e mi concentro su quello che voglio.
Non sono romantica, nè nostalgica.
Se non avessi il problema al viso la avrei salutati da tempo,la mia famiglia, una telefonata ogni tanto per rapporti di pura cortesia.

Ho raccontato della mia famiglia, soltanto per spiegare la situazione, e perchè oggi sono purtroppo ancora legata a loro. Proprio a causa del problema che mi affligge non riesco a vedere vie d' uscita.
[#4]
dopo
Utente
Utente
Aggiungo che non ho problemi nel lavorare, ma questo lavoro dovrebbe permettermi di avere un tetto, mangiare e pagarmi le cure e di assentarmi nei post interventi (non voglio niente di più).

Parlo di croste, perchè la maggior parte degli interventi per le cica da acne hanno conseguenza le croste (poichè le cicatrici le ho sul 60% del viso, ne consegue ogni volta una crosta che ricopre la totalità del viso)

Non penso che la mia richiesta sia instabile, non voglio niente, voglio solo curare una malattia.

Se qualcuno ha la risposta a questa domanda, mi aiuterebbe.

Io non sono riuscita a trovarla, e come conseguenza ne deriva un disagio psicologico.

Non ho paura di lavorare, farei anche 100 lavori, ma a condizione che questi mi consentano di curarmi.
[#5]
Dr. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta 4,6k 51
Gentile Utente,

comprendo bene il suo stato di disagio, ma credo ci siano anche altre priorità rispetto alla cura del suo volto. Una di queste è proprio quella di svincolarsi dalla sua famiglia di origine, ossia mettere le giuste distanze da una situazione famigliare che per un gioco di "collusioni" condiziona ancora le sue scelte.

Questo significa consolidare un'identità non solo fisica (cura del volto), ma anche interiore alimentando il senso di autonomia e di indipendenza.



[#6]
dopo
Utente
Utente
E come, cosa devo fare per svincolarmi?
[#7]
Dr. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta 4,6k 51
Gentile Utente,

>>E come, cosa devo fare per svincolarmi?<<
potrebbe essere utile iniziare a lavorare, l'indipendenza economica di solito è un buon punto di partenza. Per quanto riguarda la sfera delle relazioni con i suoi genitori, da qui non possono essere date indicazioni, perché questo rientra nella competenza della consulenza psicologica che implica la conoscenza diretta del soggetto e non può essere fatta on-line.


[#8]
dopo
Utente
Utente
La sfera delle relazioni con i miei non mi interessa proprio. Scusi la drasticità della risposta, la quale non è rivolta a lei, ma lo dico a me stessa.

Ed io sono d' accordo con lei, ma ho paura, che, se questo lavoro, sempre che io riesca a trovarlo, non mi permetterà di curarmi entrerei sicuramente in uno stato di insoddisfazione.

E purtroppo le possibilità che questo avvenga sono altissime.

è, come dire, un circolo vizioso

non credo io sia negativa, ma realistica
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Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 493 45
Gentile Utente,

le relazioni con i Suoi genitori non Le interessano per ragioni che qui non indaghiamo e che potrebbero anche non essere il problema, ma da quanto ci dice di Lei nessuna relazione Le interessa.
Anzi, sembra che nient'altro al di fuori delle cicatrici del viso riesca ad attirare la Sua attenzione.
Mi pare di capire che tutto ciò che La riguarda stia ruotando attorno al problema dermatologico.
Ha ragione: si tratta di un problema se il nostro viso, che portiamo in giro tutti i giorni e che è un po' il nostro biglietto da visita perchè trasmette molto di noi, ha delle cicatrici.

Tant'è che nascondiamo con appositi prodotti persino occhiaie e difetti molto piccoli ogni giorno e cerchiamo di rendere il viso più luminoso con il maquillage, quindi comprendo benissimo che la cosa sia diventata un serio problema psicologico.

Tuttavia a me pare che Lei sia decisamente concentrata su questo aspetto e che, pur con un inziale disagio, non Le abbia permesso di costruirsi una vita.

Anch'io sono del parere che cercare e trovare un lavoro potrebbe essere il primo passo per svincolarsi, ma anche per cominciare a costruire qualcosa per se stessa. Attraverso il lavoro e la normalizzazione della Sua vita, potrebbe sperimentare che per gli altri il Suo viso, o meglio quelle che dal Suo punto di vista sono cicatrici molto vistose, magari non hanno un peso del genere.

Posso chiedere qual è la reazione degli altri?

Quello che sto cercando di dirLe è che, quando ci concentriamo troppo su un problema o su un difetto fisico, finiamo davvero per amplificarlo e renderlo un problema insormontabile.

Invece le due cose devono viaggiare di pari passo: da una parte la normalizzazione della problematica e dall'altra la costruzione di qualcosa di Suo, anche in vista di interventi estetici costosi, ma non solo.

E' importante non lasciarsi immobilizzare da un problema, qualunque esso sia. Per questa ragione anch'io Le suggerirei un supporto psicologico per poter affrontare più serenamente la vita.

Un cordiale saluto,

Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#10]
dopo
Utente
Utente
lei ha ragione, e sarò onesta, anche se ho paura che la mia onestà induca i miei interlocutori a sottolineare la sfera psicologica e allontanarsi e allontanarmi troppo da quello che è il problema reale.

È vero, non mi nascondo, non mi interessa il rapporto con i miei, come non mi interessa un qualsivoglia rapporto di altra natura.
È ancora vero che oggi sono molto concentrata sul mio viso.

Non mi sono svegliata una mattina e mi sono chiusa a riccio, ma questa è stata una conseguenza sviluppatasi e peggiorata negli anni.

A 15 anni il mio viso mostrava i primi segni di ondulamento della pelle, ed io iniziavo già da allora a manifestare una certa tristezza, chiamiamola pure depressione. Visibile anche a terzi.
Si dice che un figlio deve aprirsi con i genitori ed io l ho fatto, a 15 anni chiedo di cambiare dermatologo...risposta di uno dei due genitori:"ti senti superiore al medico? tu continui ad andare da lui, altrimenti non ti curi. senza possibilità di appello.
Famiglia dittatoriale, non aperta al dialogo e al confronto con i figli.

Da allora piango ogni giorno, mi diplomo e vado all' università.
Ma non c è nulla da fare questa cosa a me non va giù, ho ancora l' acne e le cicatrici aumentano di numero.
A 19 anni faccio un altro tentativo. Chiedo ancora una volta di avere la possibilità di cambiare medico, la risposta è nuovamente "no"
Qui mi ribello e lascio l università rinchiudendomi in casa.
Sono dovuti passare due anni prima di accogliere la mia richiesta e finalmente al secondo tentativo trovo il medico che mi curerà definitivamente l' acne.
La storia è sempre stata questa, richiesta, , concessione. Ogni volta uno sforzo immenso, sforzo di anni...ho elemosinato un peeling per due anni.

Il punto focale è che sono stata io a capire che mi stavo rovinando il viso e non loro.
E non si sarebbero mai sottomessi a un figlio, e non lo faranno mai(per loro dare ragione a un figlio è una sottomissione)

Ho rinunciato a dentista, parrucchiere, cure e velleità che generalmente le persone hanno, bene in cambio potevo avere il corrispettivo in peeling...niente da fare.

È vero si possono fare più cose contemporeanamente, e quando sei piccolo sarebbe dovuto essere compito di qualcun altro farmi studiare e curare, ma così non è stato.

Il problema è stato, proprio con la negazione della sua esistenza, amplificato.
In casa, quando se ne parla, diventa un affare di stato.
Gli altri figli, se devono andare dal dentista, chiedono i soldi e in tre secondi li hanno. Affare chiuso.
Chiedo io e iniziano i dibattimenti, tutti intervengono.

Questa è una piccola parte della storia, per spiegare e far comprendere ciò che ho dovuto subire e che oggi mi ha portato ad essere quella che sono.

Certamente ho un disagio reale ma anche psicologico, non posso negarlo.

Oltre a chiudere i rapporti con la famiglia (vivo in casa con loro ma non condividiamo nulla) ho azzerato anche i rapporti sociali da 7 anni.
Perchè?
Non sono tutte belle le persone, c è chi mi ha offeso, c è chi mi ha deriso. Ed ogni giorno c è sempre in giro il cretino di turno che ti fissa la guancia e non distoglie lo sguardo.

Che faccio? ignoro la famiglia, ignoro le persone, mi concentro sul mio obiettivo.


Inoltre il mio umore non peggiora a caso, le cicatrici non curate peggiorano con gli anni.
A 17 anni avevo già un taglio(sono tagli che si formano con l accorpamento delle cicatrici ), oggi se ne stanno delineando altri due e uno zigomo è sempre più schiacciatto.

La situazione peggiora, come fa il mio umore a migliorare? peggiora insieme al mio viso

Più passa il tempo e più so che la situazione sarà difficile da recuperare.

Posso anche affrontare il problema psicologico, ma nel mentre lo affronterò dal punto di vista psicologico sarei ancora una volta costretta a guardare il mio viso peggiorare.

Penso che l' ideale sarebbe affrontarli entrambi contemporaneamente.
Ma sembra più facile arrivare alle cure psicologiche e non a quelle estetiche.

Ed è così che un problema dermatologico/estetico si trasforma in problema psicologico.











[#11]
Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 493 45
"Non mi sono svegliata una mattina e mi sono chiusa a riccio, ma questa è stata una conseguenza sviluppatasi e peggiorata negli anni."

Lo immagino, ma questo muro he pian piano ha costruito, mattoncino dopo mattoncino, tra sè e il resto del mondo lo lasciamo o lo abbattiamo?

Se vuole lasciarlo, il problema a mio avviso non esiste: continuerà a chiudersi in casa e non ha neppur ragione di lamentarsi, perchè tanto nessuno La guarderà. Anche in casa basterebbe togliere gli specchi e il gioco è fatto.

Ma se, al contrario, volesse iniziare ad abbassare un po' il muro per poter sbirciare al di là, sarebbe necessario iniziare ad andare oltre il problema estetico e sforzarsi di più.

Non creda che per chi non ha difetti sul viso la vita sia più semplice, perchè c'è sempre qualcuno in giro disponibile ad attaccarci in maniera del tutto gratuita su qualche nostro punto debole. Ma che si fa? Si rinuncia a vivere perchè... "Non sono tutte belle le persone, c è chi mi ha offeso, c è chi mi ha deriso. Ed ogni giorno c è sempre in giro il cretino di turno che ti fissa la guancia e non distoglie lo sguardo."

La differenza la fa il modo con cui ciascuno di noi affronta il problema e anche il modo in cui si racconta il problema.

Nel mondo ci sono persone che verranno criticate e derise perchè troppo magre, perchè troppo grasse, perchè troppo belle, perchè troppo brutte, perchè antipatiche, simpatiche, ecc...
Ma perchè Lei lascia agli altri tutto il potere di rovinarLe la vita?

E poi è proprio sicura di non avere potere OGGI di fare qualcosa per cambiare la Sua vita?
Certamente non lo aveva in passato, da ragazzina, ma non sia così dura con i Suoi genitori: forse non hanno capito quanto Lei soffrisse per questo problema. Vede, da ragazzine il corpo è centrale e per tutti gli adolescenti riveste un ruolo centrale, tant'è che ci vedevamo col nasone, il brufolone, ecc... per non parlare poi dei caratteri sessuali che per qualunque ragazzina significano crescere e sformarsi (quante volte ha sentito dire tra amiche "ho proprio un sederone" oppure "il seno è troppo piccolo/troppo grande" ecc...).
Ma per un adulto che prova a guardare un adolescente il problema realmente non esiste. Perchè non lo vede. Non riesce a vederlo.

L'adulto infatti ha elaborato il periodo dell'adolescenza e quindi non significa necessariamente che i Suoi genitori non vogliano aiutarLa. Soltanto non considerano invalidante le cicatrici che ha sul viso.

Faccia anche attenzione ad un altro aspetto: pur non mettendo in dubbio per niente il Suo disagio, è probabile che ci sia una dispercezione che non Le permetta di vedersi come realmente è, ma La porta ad amplificare il difetto e anche a non vedere altri aspetti di sè che probabilmente sono molto belli e che -se uscisse- potrebbero attrarre gli sguardi degli altri.

Dice infatti: "Che faccio? ignoro la famiglia, ignoro le persone, mi concentro sul mio obiettivo."
No, a me pare che Lei si stia concentrando sul problema e non sull'obiettivo e sulle soluzioni. Le spiego perchè.

Qual è il Suo obiettivo esattamente?
Come pensa di raggiungere il Suo obiettivo? In che modo?
In quanto tempo? A quale costo (non solo economico)?

Che cosa sta facendo adesso per raggiungere questo obiettivo operativamente?

Chiudersi in casa e isolarsi dal mondo fa parte degli step per raggiungere l'obiettivo?

Mi perdoni la franchezza, ma al posto Suo anch'io sarei molto depressa, non già per le cicatrici, quanto per essere fuori da un mondo che, certamente è anche composto da persone che non si fanno scrupoli ad offendere e ferire, ma che altrettanto offre anche cose meravigliose e una vita che vale la pena vivere pienamente.

Da un punto di vista psicologico direi dunque che il problema sembra essere la scelta di strategie disfunzionali che non solo non risolvono il problema, ma addirittura lo accentuano perchè non uscendo non ha modo di vedere con i Suoi occhi quanto potrebbe correre il rischio di piacere a qualcuno...

Un cordiale saluto,
[#12]
dopo
Utente
Utente
La ringrazio ancora della pazienza.

Mi ha fatto anche sorridere, quando dice se rinchiudersi in casa fa parte degli step per raggiungere l' obiettivo.

Ne sono consapevole che non mi porterà a nulla.

È vero, prima ero una ragazzina, ma da adulta ho lasciato lo studio per provare a lavorare e raggiungere l' obiettivo, ed il risultato è stato negativo.
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Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 493 45
E sinceramente ha fatto male, sia a lasciare gli studi che a lasciare il lavoro!
Non è un giudizio il mio, ma semplicemente un modo per dirLe che la vita va vissuta al meglio e parallelamente fare qualcosa per risolvere questo problema.

Io direi che questo "qualcosa" che Lei vorrebbe fare, deve essere pensato bene e pianificato, altrimenti rischia di perdere tempo, energie e anche denaro credendo di fare qualcosa di utile, ma non ottenendo alcun risultato.

In prima battuta Le suggerisco di chiedere una consulenza psicologica presso l'ASL o il consultorio della Sua città, in maniera tale da ottenere un supporto psicologico e magari capire anche quali strategie utilizzare per ridimensionare il problema.

Perchè uso il termine "ridimensionare"?
Perchè talvolta è sufficiente guardare il problema da un altro punto di vista, oppure fare un passo indietro e rendersi conto che forse abbiamo sprecato troppe energie perchè impantanate nel problema, anzichè sforzarci di vedere anche le possibili soluzioni.
Inoltre credo che, se presa per mano da una persona in grado di aiutarLa, come ad es. uno psicologo, potrebbe provare ad esporsi gradualmente in modo tale da sperimentarsi nel mondo a contatto con gli altri e, qualora accadesse qualcosa di spiacevole, avrebbe l'occasione per imparare a NON lasciarsi isolare nè prevaricare dagli altri. In questa maniera vivrebbe decisamente più serena nel momento in cui ha dei contatti sociali.
Potrebbe ad esempio sperimentare di piacere agli altri sia per il Suo aspetto sia per tutto il resto.
Queste potrebbero essere esperienze correttive importanti che Lei non ha mai fatto prima.

In seconda battuta può pianificare il lavoro che intende fare per risolvere concretamente il problema: di che cosa ha bisogno per farlo?
Costruisca un progetto partendo dagli obiettivi e pensando anche al modo attraverso il quale raggiungere tali obiettivi.

Trovare un lavoro secondo me potrebbe essere molto utile sia per risparmiare in vista di tali trattamenti estetici, sia per ridimensionare il problema e sentirsi anche meno giù di morale.
Avrebbe anche meno tempo per concentrarsi sulle cicatrici.

Provi un po' a pensare a come, in tal senso, potrebbe cambiare la Sua vita a livello psicologico...

Un cordiale saluto,
[#14]
dopo
Utente
Utente
per me l' inizio è rappresentato da una nuova e grande città, ho qualcosina da parte e riuscirei a mantenermi per un certo periodo, nel frattempo potrei chiedere un consulto psicologico e cercare un lavoro, anche se la mia capacità di comunicazione verbale credo si sia ridotta notevolmente.
Ma ho già in mente il primo ostacolo che incontrerei.
Riuscirei ad affrontare il viaggio,..senza farla troppo lunga...riuscirei ad affrontare tutti i rapporti sfuggevoli, le sigarette al tabacchino, il tramezzino al bar, ...avrei invece grande difficoltà ad un rapporto più duraturo. il primo potrebbe essere quello per cercare di affittare casa.
In questo caso avrei qualche difficoltà, proprio perchè più lungo e impegnativo, potrei non essere in grado di sostenere lo sguardo di un eventuale affittuario se questi iniziasse a fissarmi le guance; e se prima avevo la spavalderia di stamparmi un sorriso beffardo quando qualcuno cercava di mettermi in difficoltà, oggi non so più se ne sono in grado, ho il terrore di avere una reazione di pianto.

Eh si, Per cercare lavoro avrei si bisogno d' aiuto, sarei capace di chiudermi in casa e aspettare per un intero anno che quel poco che ho da parte si esaurisca per inedia.
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Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 493 45
".avrei invece grande difficoltà ad un rapporto più duraturo. il primo potrebbe essere quello per cercare di affittare casa."

"potrei non essere in grado di sostenere lo sguardo di un eventuale affittuario se questi iniziasse a fissarmi le guance"

E' la reazione più ovvia la Sua: in genere quando abbiamo dei timori, tendiamo ad evitare la situazione temuta.
Però l'evitamento è una reazione che, col passare del tempo, tende a cristallizzare le situazioni e le paure. In altre parole, più evitiamo e più abbiamo paura.

Come se ne esce? Imparando, sforzandosi, a fare ciò che fin qui abbiamo evitato. Ad esempio, prima di un viaggio troppo impegnativo, potrebbe iniziare dal luogo in cui vive a confrontarsi con gli altri.

Le capiterà di piangere? Forse...
Però è da questa reazione che dobbiamo passare, perchè l'alternativa potrebbe essere quella di non tentare neppure.

Prima di partire, io Le suggerisco comunque di comunciare a portare un po' di luce nella Sua vita: ricominciando ad uscire anche per riabituarsi a vivere nel quotidiano, altrimenti lo stacco Le sembrerà notevole e potrebbe spaventarLa, con il rischio davvero di chiudersi in casa in un'altra città, avendo solo cambiato casa.

Non crede?
[#16]
dopo
Utente
Utente
Vorrei proprio iniziare da una nuova città, l' impatto sarebbe meno traumatico e avrei uno stimolo in più, rappresentato dall essermi avvicinata al mio obiettivo.
[#17]
Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 493 45
Allora potrebbe cominciare a pianificare per bene questo Suo progetto.
Magari si faccia aiutare da qualcuno, in maniera tale da poter vedere e capire meglio: quattro occhi vedono meglio di due!

Cordiali saluti,

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