Chiudere una relazione: senso di colpa

Gentili dottori
Ho 43 anni e da due anni e mezzo sto con una donna moldava di 40 anni. Dopo un primo periodo di alcuni mesi in cui tutto andava benissimo, le cose hanno iniziato a deteriorarsi in aprile 2013, quando lei ha trovato un lavoro stabile. Da quel momento, complice il fatto che a casa ha due figli e la madre che dipendono da lei per il sostentamento, per lei non è esistito altro che il lavoro, la ricerca spasmodica di ore supplementari, di straordinari e quant'altro, tutto finalizzato a massimizzare i guadagni, nonostante fosse spesso evidente che anche lavorando di meno avremmo potuto fare tranquillamente fronte a tutte le spese. E io sono sostanzialmente diventato un ingranaggio di questo meccanismo, buono per portarla in macchina da una parte all'altra della città perché aveva pochi minuti per andare da un lavoro all'altro, per spedire i soldi in Moldavia in sua vece perché lei lavorava, per sopportare le sue lamentele circa gli orari schifosi e la paga bassa, per sgolarmi in consigli mai ascoltati per migliorare le sue condizioni di lavoro, per condividere con lei la vita spartana e scomoda che i suoi orari di lavoro e le spese per la sua famiglia (uno dei figli si è ammalato e le cure sono state piuttosto costose) hanno comportato, e non ultimo per sopportare la quasi astinenza che i suoi orari massacranti e la conseguente stanchezza di fatto ci hanno imposto (non credo che fare l'amore quattro o cinque volte l'anno sia normale per una coppia sulla quarantina che si ama). Di tutto questo si è parlato in ottobre 2013 e in settembre 2014 ed entrambe le volte ha detto qualcosa tipo "è vero, ti ho trascurato perché ho pensato troppo al lavoro e così mi sono stancata moltissimo e sono stata impaziente con te e abbiamo fatto poco l'amore, ma ti amo e ti prometto che questo cambierà". Salvo ricadere nella medesima situazione. Finché il figlio era malato ho abbozzato (dopo che mi sono indebitato per le cure mi sono sentito perfino dire "tu non puoi capire cosa vuol dire avere figli" e ho fatto finta di non sentire) ma dopo che è guarito e la situazione è rimasta la stessa, stanco di tutto questo e avendo ormai perso dapprima la speranza e poi anche la voglia di una vita di coppia normale (che peraltro era cessata quando lui era ancora sano), ho deciso di concludere la relazione, e (cosa che mi ha stupito, perché non sono mai stato infedele prima) l'ho anche tradita e lei mi ha scoperto. Con mia enorme sorpresa ha ammesso le sue mancanze, ha rinnovato le promesse che già aveva fatto in precedenza e ha detto che vuole perdonarmi e che andiamo avanti. Il tutto pochissime ore dopo avere scoperto il tradimento! Siccome io sono intenzionato più a chiudere che a proseguire, in questi giorni mi parla con un filo di voce, è diventata premurosissima (com'era all'inizio e poi non è più stata) e continua a scrutarmi come aspettasse un responso... e io, all'idea di chiudere sento un senso di desolazione, di fallimento, di tristezza immedicabile, ma all'idea di continuare con lei sento una voce che urla dentro "chiudi!, chiudi!, chiudi!", e non riesco a dirlo... è normale tutto questo? Si tratta di un meccanismo psicologico conosciuto? E se sì... è qualcosa di normale?
Grazie mille a chiunque vorrà rispondermi..
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Dr.ssa Flavia Massaro Psicologo 12,5k 233 130
Gentile Utente,

lei ha investito molto nella relazione con la sua compagna ed è perciò comprensibile che in questo momento, all'idea di chiudere la relazione, provi tutto questo:

"sento un senso di desolazione, di fallimento, di tristezza immedicabile".

Tutto l'impegno e tutte le rinunce non sono serviti a far funzionare il rapporto, che però non dipendeva solo da lei quanto da entrambi, perciò ora sta provando un senso di fallimento che molte persone provano quando si trovano a interrompere una storia importante che si è ormai esaurita.

Se a questo aggiungiamo l'atteggiamento che la sua compagna sta tenendo in questi giorni è altrettanto comprensibile che si senta in colpa e a disagio, considerando anche che sicuramente prova ancora dell'affetto per lei.

Se il rapporto era di fatto terminato da tempo e non vede alcuna altra soluzione non penso possa fare altro che chiudere, come le suggerisce la "vocina" interiore, senza aspettarsi che sia facile pronunciare le parole che dovrà dire per lasciarla.

Un caro saluto,

Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
www.serviziodipsicologia.it

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Dr.ssa Laura Rinella Psicologo, Psicoterapeuta 6,3k 119 7
Gentile Utente,
il tradimento e la sua decisione di troncare hanno dato una scossa all'atteggiamento della sua compagna che a quanto sembra vorrebbe proseguire con rinnovato impegno nei suoi confronti.
Probasbilmente il suo (di lei che scrive) atteggiamento conciliante in precedenza non è stato di aiuto per mettere in evidenza la gravità del problema e la sua compagna ha continuato ad investire molto sul lavoro e poco sul rapporto, dandolo forse per scontato e non rendendosi pienamente conto della sua insoddisfazione.

Ma sembra che per lei il vaso si sia colmato e dunque sembrerebbe non più disposto ad investire in questo rapporto.

Il suo sentire è comprensibile, chiudere una relazione nellla quale tanto si è investito e pazientato, provoca tristezza, dolore senso di fallimento.

Probabilmente l'atteggiamento, mutato, della sua partner le impedisce di dare uno stop definitvo, di parlare chiaro . E' questo che intende? O c'è altro? Cosa prova per lei?

E comunque iI desiderio di continuare non dovrebbe appartenere a un solo partner, ma ad entrambi. Davvero per lei è stato raggiunto il punto di non ritorno?






Dr.ssa Laura Rinella
Psicologa Psicoterapeuta
www.psicologiabenessereonline.it

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Dr. Carla Maria Brunialti Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 14,3k 446 103
Gentile utente,

il tradimento è sempre un segnale importante che qualcosa non va.

Eppure la "lei" ha quasi ignorato il Suo tradimento, come del resto aveva precedentemente ignorato i Suoi "messaggi" troppo presa dal proprio lavoro.
Sembrando - con ciò - molto presa dai propri obiettivi: lavoro, convivenza.


Lei che scrive,
<<all'idea di continuare con lei sento una voce che urla dentro "chiudi!, chiudi!, chiudi!", e non riesco a dirlo<<

E dunque è dibattuto.
Ma le "voci che urlano dentro" vanno generalmente ascoltate.

Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata in Sessuologa clinica, Psicologa europea.
www.linkedin.com/in/brunialtisessuologaclinica/

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Dr. Magda Muscarà Fregonese Psicologo, Psicoterapeuta 3,7k 146 11
Gentile utente, certo che lasciarsi è duro, e' il fallimento del progetto , un lutto , duro da mettere in atto.. ma il fatto di averla tradita dice che Lei era arrivato al culmine della sopportazione e della speranza , dopo aver molto dato, aspettato, sperato.. Concordo con le Colleghe e aggiungo che forse Lei all'inizio non si era reso conto di che fardello portasse con sè la compagna che aveva scelto, per cui era molto possibile che con due figli e tutto il resto , investisse meno nel vostro rapporto..per forza di cose..
Restiamo in ascolto, con molti auguri di giorni più felici..

MAGDA MUSCARA FREGONESE
Psicologo, Psicoterapeuta psicodinamico per problemi familiari, adolescenza, depressione - magda_fregonese@libero.it

[#5]
dopo
Utente
Utente
Gentili dottoresse,

innanzitutto grazie per le vostre risposte.

In effetti avevo dimenticato il mio rapporto con gli studi, che non è stato secondario alla crisi di adesso:

Da ragazzo mi ero iscritto a Ingegneria Informatica e mi sono fermato a pochi passi dalla laurea. Quando la mia compagna all'inizio lo ha saputo, ha fatto del suo meglio per convincermi a completare gli studi. Salvo poi (quando mi sono in effetti reiscritto) rendermi la cosa praticamente impossibile perché il mio lavoro (faccio il programmatore e non l'uomo di fatica, ma devo lavorare e mi stanco pure io, sia pure meno di lei) e i vari passaggi in macchina che le dovevo dare fra un suo lavoro e l'altro mi toglievano sia il tempo materiale che l'energia per studiare sul serio (e tutto quello che lei ha saputo dire quando me ne sono lamentato è stato "se uno ci tiene davvero, il tempo e la voglia li trova"). Anche per questo, ho lasciato perdere.

Inoltre, parlando di me ha detto alle sue colleghe e ai suoi amici moldavi e alla sua famiglia in Moldavia che io sono laureato, anche se non lo sono, e a me ha detto di averlo fatto perché così ha fatto un figurone, tanto (dice lei) io sono così intelligente che mi basta un piccolo sforzo di volontà e la laurea la prendo con facilità irrisoria (certo, chi non si laurea facilmente in Ingegneria Informatica dovendo studiare la sera dopo le 22, dopo 10 ore di monitor, dopo aver aspettato che esca dal lavoro e dopo aver fatto l'autista per mezza città?).

In due occasioni ha manifestato il desiderio di emigrare all'estero perché secondo lei si guadagnerebbe di più. Questo però comportava la necessità che io mi laureassi, perché (dice lei) lei è sana e può fare qualsiasi lavoro mentre io sono cardiopatico e devo fare per forza un lavoro di concetto e con il mio attuale CV non è detto che lo trovi. La prima volta è stato quando ho deciso di lasciar perdere con gli studi, la seconda volta appena trasferiti dove siamo adesso, quando con i mobili quasi ancora da finire di montare (ci abbiamo messo settimane per riuscire ad affittare un appartamento che ci piacesse e lo abbiamo arredato perché fosse una reggia, e durante queste ricerche e questi acquisti mi ero sentito finalmente parte di una coppia "vera") ha detto che in Germania si sta meglio che qui ma che se non mi laureo non possiamo andarci... e ha ricominciato coi progetti (solo suoi) su quando mi sarei laureato e su quando potevamo partire..

Non bastasse questo, riferisco che un giorno, a deterioramento ampiamente iniziato, le ho mostrato una sua foto in cui lei mi guardava innamorata come se io fossi stato tutto il mondo e le ho chiesto dove fossero finiti quello sguardo e soprattutto quella donna. Lei mi ha risposto "quella donna pensava che il suo compagno si sarebbe laureato"....

Grazie ancora per il vostro sostegno
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Dr. Carla Maria Brunialti Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 14,3k 446 103
Gentile utente,

era forse un rapporto che girava attorno alle aspettative di lei, che girano soprattutto attorno al denaro.

Tutto ciò fa nascere e dà sostegno alla Sua voce interiore che
<<urla dentro "chiudi!, chiudi!, chiudi!"<<



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dopo
Utente
Utente
Vi ringrazio davvero tanto per le vostre risposte. Nel frattempo la situazione è precipitata e la mia (ormai quasi ex) compagna, complice anche l'oratoria molto superiore alla mia (io ho studiato informatica, lei giurisprudenza, sul piano delle parole un programmatore di computer non può competere con un giurista), fa di tutto (e con successo) per farmi esplorare tutte le sfumature del dolore che sto infliggendo volendomene andare, e per farmi di conseguenza esitare nel farlo, e riesce a rigirare le cose al punto che perfino io (mentre me ne parla) ho dei dubbi se per caso non sono io a ricordare e/o ad aver capito male... e continua a dire che io sono innocente e che la colpa del tradimento non è mia, ma della ragazza con cui l'ho tradita...
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Dr. Carla Maria Brunialti Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 14,3k 446 103
<<e riesce a rigirare le cose al punto che perfino io (mentre me ne parla) ho dei dubbi<<

Forse è finito il tempo delle discussioni e diatribe (dove vince chi ha più dialettica),
ed è giunto per Lei il tempo di guardare dentro di sè
tirando le fila della situazione
e prendendo una decisione.



[#9]
dopo
Utente
Utente
1. Lei vuole sapere se io voglio stare con lei, con l'altra o da solo. Le leggo questa domanda negli occhi in tutti i momenti, e quando mi parla è solo per sapere se ho una risposta o per indurmi (oserei quasi dire forzarmi) in tutti i modi che conosce a darle la risposta che vorrebbe sentirsi dire.

2. Io in questo momento mi sento così in colpa che mi riconosco a malapena il diritto di continuare a respirare, mangiare e bere, figuriamoci se sento il diritto di volere qualcosa (che perdipiù comporta la sofferenza o la gioia di altre persone). Pertanto non sono letteralmente in grado di pensare, né a lei, né all'altra donna né tantomeno a me stesso. E le cose peggiorano ulteriormente alla luce dell'atteggiamento che tiene lei.

3. Inoltre io non credo affatto che per lei andrà tutto bene se io le dico che torno con lei. Non sono affatto convinto che lei mi ami ancora come niente fosse accaduto, anzi sono piuttosto incline a credere che il tradimento abbia comunque creato una certa dose di ribrezzo e di rancore, nascosti dal timore e dal dolore della mia perdita e in attesa di esplodere appena questa tensione si stempererà (con la separazione o con la re-unione), e anche questi sentimenti nascosti avranno bisogno di un'elaborazione che non sarà facile né immediata.

4. Per arrivare a rispondere al punto 1, devo necessariamente superare il punto 2, ovvero prendermi del tempo per me stesso, e se lei continua a pressarmi, a combattere la tentazione di controllare il mio telefono per vedere con chi mi scrivo, a guardarmi con occhi disperati, a credere che ogni volta che esco mi vedo con l'altra e ogni volta che ho in mano il telefono è per scrivere un SMS a chi non dovrei... io non ce la farò mai... e nemmeno lei supererà il punto 3.

5. Se lei torna in Moldavia (o va altrove) per dare respiro (nel senso letterale del termine) e modo di elaborare la cosa a me (e anche se non lo sa, anche a se stessa), ho proprio paura che lei non tornerà più in Italia, nemmeno se si accorgesse di avermi perdonato davvero e contemporaneamente io mi accorgessi di amarla ancora.

Scusate se ho ulteriormente risposto... sentivo l'esigenza di schematizzare (anche con me stesso) la situazione senza uscita (senza uscita traumatica) in cui mi sono venuto a trovare...

e grazie per tutte le risposte.
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Dr. Carla Maria Brunialti Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 14,3k 446 103
La Sua analisi mi sembra molto lucida e comprendente tutti i termini del problema.

Eppure talvolta una analisi dettagliata, più che aiutare a scegliere, aumenta talmente le variabili interdipendenti in gioco che ... ci si "incarta talmente" nella complessità da non guadagnare una chiarezza maggiore, per assurdo.

A questo punto Le consiglierei vivamente un consulto di persona presso un nostro Collega della Sua città. Solo nell'interazione con un professionista potrà forse maturare una chiarezza maggiore, non tanto nell'analisi, quanto su quello che c'è dentro di Lei.

Saluti cari.


[#11]
dopo
Utente
Utente
Alla fine ci siamo lasciati. Adesso lei è in Moldavia e sta cercando un modo per dirlo alla sua famiglia.

Lei è andata in Moldavia perché entrambi riflettessimo. Io ho riflettuto e ho ritenuto di non poter proseguire con lei. Siccome l'altra volta mi ha rimproverato di averla fatta tornare in Italia per dirglielo, le ho scritto una mail di sei pagine in cui le spiegavo tutto. Venerdì sera avevo il terrore che tornasse (gli autobus dalla Moldavia arrivano il venerdì sera) e speravo arrivasse un messaggio tipo "non torno più, metti la mia roba in un pacco e spediscimela." Invece il telefono è squillato alle 19.59 ed era lei che chiamava dalla Moldavia e aveva appena letto la mail, abbiamo parlato una quarantina di minuti e lì si è consumata la fine della nostra relazione.

E da allora non faccio che pensare a lei, mi sembra come se due anni di vita precaria non fossero mai esistiti e fossimo sempre stati felici, come se fosse bastato (o bastasse adesso) poco per una relazione felice e riuscita. E oscillo fra il desiderio di raggiungerla in Moldavia e la repressione di questo desiderio, come se andare in Moldavia o semplicemente chiamarla per avvisarla di questo mi dovesse far ritornare a venerdì, alle 19.58.

Come il clima che fa adesso nella mia città. In cui uno ha freddo, si copre e ha caldo, allora si scopre e ha di nuovo freddo e sa che avrà sempre o troppo caldo o freddo, qualunque cosa indossi... così nei sentimenti, uno desidera una cosa, la ottiene e subito dopo vorrebbe quella a cui ha appena rinunciato, e se la riottiene rivuole l'altra, e oscilla sapendo che non starà mai bene.

Scusate lo sfogo. Grazie di tutto.

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