Mi sento intrappolato, depresso e al capolinea

Buonasera,
vi scrivo perchè mi sento intrappolato nella mia situazione. A lavoro sono insoddisfatto. Lavoro in un posto competitivo, con capi subdoli ed ingiusti. Sono relegato a mansioni poco stimolanti, e a nessun riconoscimento o avanzamento, a differenza di altri colleghi. Sento di non avere la fiducia e la stima dei capi con riguardo sia al mio modo di lavorare, che alla mia persona. Peraltro, nemmeno io ho stima nei loro confronti. LI reputo spietati, subdoli, materialisti, ingiusti, incompetenti, furbi, disonesti (e l'elenco non termina qui)

Nella vita privata, il mio grande obiettivo è comprarmi un piccolo appartamento. Vivo ancora con mia madre. Ciò che mi dissuade dal fare "il grande passo" è, da una parte, la sensazione di forte instabilità (psicologica) che mi crea l'essere in un posto di lavoro dove non sono ben considerato dai capi. Non riesco ad impegnarmi finanziariamente per 30 anni se non so, quanto meno, che a lavoro sono desiderato. D'altra parte, è un passo che dovrei compire tutto da solo, con nessuna esperienza in tal senso alle spalle. La mia famiglia è assente. Amici ne ho pochi, anche se cari, ma non posso contare su di loro più di tanto,

Insomma, mi sento davvero intrappolato. Non riesco davvero a sbrogliare questo groviglio. Non riesco ad avere pensieri positivi sul futuro. Mi sento condannao a questa situazione di blocco.

Vorrei capire come è possibile uscire da questa spirale infausta,

Grazie.
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Dr. Carla Maria Brunialti Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 14,3k 446 103
Gentile utente,

<<intrappolato<<.

Sì, forse lo sarà se, in età ragionevole, non andrà a vivere per conto proprio.
Forse la sensazione di solitudine dipende dall'essersi "appoggiato" alla figura genitoriale?

Ipotizzo che il problema risieda nel trovare la fiducia in sè.

Saluti cordiali.



Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata in Sessuologa clinica, Psicologa europea.
www.linkedin.com/in/brunialtisessuologaclinica/

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Dr. Magda Muscarà Fregonese Psicologo, Psicoterapeuta 3,7k 146 11
Carissimo , penso potrebbe giovarle un percorso con un Collega de visu, per migliorare forse il suo modo di porsi nel mondo e vedere se questo posto di lavoro non si può gestire diversamente o cambiare.. Per quanto riguarda la casa, si può informarsi , fare un giro di agenzie , che non aspettano altro, ed anche vedere cosa propongono le banche che mi pare ora si occupano di compra-vendite.. O forse non ha poi voglia di vivere da solo?

MAGDA MUSCARA FREGONESE
Psicologo, Psicoterapeuta psicodinamico per problemi familiari, adolescenza, depressione - magda_fregonese@libero.it

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dopo
Utente
Utente
Buonasera,

Dptt.ssa Brunialti, appoggiato alla figura genitoriale non saprei. Per lo meno non materialmente, visto che ho sempre lavorato, e mi sono pagato gli studi. Però è vero che un pò di fiducia in me manca. Intende che potrei trovarvi seriamente intrappolato tra 5 anni, ad esempio, se non facessi ora il passo?

Dott.ssa Fregonese voglia di vivere da solo ne ho. E' stato sempre un mio grosso desiderio, ma solo adesso se ne stanno realizzando le condizioni (dopo anni di sacrifici). Ma lo vedo un passo enorme per me, e non mi sento in grado. E inoltre la sensazione di precarietà psicologica che mi da il mio posto di lavoro, mi trattiene dal compiere qualsiasi azione.
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Dr. Carla Maria Brunialti Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 14,3k 446 103
Gentile utente,
sì, intendo proprio questo.

La Sua età (e il Suo stipendio) Le permette di andare ORA ad abitare per conto proprio, di avere una autonomia affettiva, di pensare ad avere un/a ragazza ecc.
Più sta con Sua madre, più l'avanzare dell'età della stessa La vedrà veramente "intrappolato", come dice il titolo del Suo consulto.

Capisco che quanto sopra possa sembrare crudo.
Ma autonomizzarsi dai genitori è fondamentale.
Anche se ciò non significa assolutamente perdere l'amore verso di loro; e neppure l'accudimento, ove ce ne sarà bisogno.

Saluti cari.





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Utente
Utente
Beh certo su questo non ci piove. Consideri pure che mia madre già è anzianotta (mi ha avuto a 40), fortunatamente senza problemi di salute per ora.
quindi il messaggio è: "datti da fare".

Ma... non vorrei insistere, come si coniuga la sensazione di essere mal voluto a lavoro con l'indebitarsi a vita? Sono forse ansioso io? Dovrei disgiungere la situazione lavorativa dall'obiettivo della casa? A me sembrano delle cose così collegate. In realtà, come da le in parte evidenziato, io vedo i settori della vita tutti collegati e sequenziali. Mi sento a sicuro a lavoro > compro una casa > penso all'amore.
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Dr. Magda Muscarà Fregonese Psicologo, Psicoterapeuta 3,7k 146 11
Carissimo, il punto è se il lavoro è a tempo indeterminato o no, ma concordo con la Collega , meglio averla la casa che almeno quella è sicura, sarà più libero, più motivato ed anche più apprezzato, proprio così.. nessuno le impedisce di stare in contatto con la mamma, di andare a mangiare le sue polpette ed anche di regalarle una tessera per andare al cinema ..
e ci vada da un Collega ,anche nella struttura pubblica, che sempre da solo a pensare, tormentarsi ,rimuginare, tutto si amplifica, e tutto si colora di grigio..
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Dr. Carla Maria Brunialti Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 14,3k 446 103
<<Ma... come si coniuga la sensazione di essere mal voluto a lavoro con l'indebitarsi a vita? Sono forse ansioso io? Dovrei disgiungere la situazione lavorativa dall'obiettivo della casa? A me sembrano delle cose così collegate.<<

In realtà potrebbe essere Lei a spiegare COME vede collegate le due cose, perchè io non lo vedo...
Ma possono rappresentare due obiettivi da raggiungere disgiunti.

Quello della casa è importante per la Sua autonomia anche affettiva; e piuttosto urgente, visto anche il momento favorevole.

Farsi benvolere sul lavoro potrebbe rappresentare un oboiettivo da raggiungere un po' alla volta, chiedendosi cosa modificare dei suoi comportamenti: quelli professionali o quello relazionali? Oppure ambedue?

Tuttavia, se vede che invece che attivarsi, Lei si limita a pensare e rimuginare, è segno che ha proprio bisogno di un contatto di persona con un nostro Collega, perchè altrimenti la situazione rimane ferma.






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Utente
Utente
Bunasera e grazie ad entrambe,

Dott.sa Fregonese, sono d'accordo con quello che dice. Solo mi permetto di precisare che nemmeno ho tutto questa dipendenza verso mia madre. Il rapporto con lei è piuttosto "asciutto". E' da parte mia una convivenza forzata. La dipendenza, se così si può definire, è più che altro con la "comodità" del rimanere a casa (nessun pensiero, nè resposabilità, nessun dovere di mantenere una casa e me stesso). Chiaro che questa situazione non mi fa crescere. Su questo non cipiove.

Dott.sa Brunialti. Sono d'accordo anche con lei. Vedo collegata la questione della casa la mia situazione lavorativa nel seguente modo. L'acquisto di una casa comporta un impegno finanziario per 30 anni, nel mio caso. Questo impegno mi fa dipendere più che mai dal mio lavoro. Io lavoro per una spietata azienda di consulenza. Qui la stabilità è solo sul piano contrattuale. Ma la sensazione che si prova, quando per i capi si esce (come nel mio caso) dalla rosa di lavoratori in potenziale crescita, è di precarietà, diffidenza da parte loro. Ci si sente sempre messi in discussione, sotto esame, e mal giudicati. Mi sentirei chiaramente più sicuro nell'indebitarmi a lungo tempo, se lavorassi in un posto che sento psicologicamente sostenibile (i.e. stabile) nel lungo termine. Inoltre, mi hanno privato di un contenuto esperienzale significativo, quindi è difficile per me reimpiegarmi altrove, a maggior ragione in questo periodo nero di grande crisi economica.
Infine, ci tengo a precisare che non penso di essere malvoluto a lavoro. Sicuramente non dai colleghi. Nemmeno i capi in cuor loro, secondo me, mi "vogliono male". Sono un "bonaccione" in fondo (a differenza loro). Semplicemente seguono le loro sordide logiche produttivistiche.
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Dr. Carla Maria Brunialti Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 14,3k 446 103
<<Mi sentirei chiaramente più sicuro nell'indebitarmi a lungo tempo, se lavorassi in un posto che sento psicologicamente sostenibile (i.e. stabile) nel lungo termine.<<

Capisco benissimo.

Purtroppo Lei soffre della situazione in cui oggi tanti giovani sono intrappolati e che Lei descrive con grande vividezza.
Eppure mi sento di incoraggiarLa ad una autonomia che dipende anche dal possedere una propria - se pur piccola - abitazione.

Pur nella consapevolezza che "le cose" non sono importanti in sè, quanto per i processi interiori che riescono a mettere in movimento.


Saluti cordiali.




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Utente
Utente
Buonasera Dott.ssa Brunialti,
capisco quello che mi dice. Devo "solo" convincermi. Ancora non lo sono.. convinto.

Grazie,
[#11]
Dr. Carla Maria Brunialti Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 14,3k 446 103
Non lasci trascorrere troppo tempo.

Pensare, ponderare, riflettere, rimuginare, ri-pensare, ri-riflettere..
coincide con il rimanere fermi.

Ora è il Suo momento, forse.

Saluti cari.


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