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Colpa e remissione

Buongiorno a tutti!
Ho un problema d'organizzazione. Non riesco a conciliare colpevolezza e remissione. Intendo dire che non riesco ad ammettere i miei sbagli e porre ad essi un rimedio senza con ciò scivolare in uno stato di remissività nei riguardi di tutti gli altri. Stato di remissività "interiore" o "esteriore". Finendo così o in una condizione di estremo "cristianesimo mentale" per il quale mi sento un peccatore che deve subire ogni sorta di sofferenza per guadagnarsi il paradiso, oppure in una condizione di estrema noncuranza per la quale "la colpa di tutto è sempre degli altri e perciò faccio quel che mi pare senza pensare alle conseguenze".

Credo che tutto dipenda da una determinata idea del rapporto con il passato e dell'onestà di fronte a me stesso. Per fare un esempio singolo fra i molti: vorrei poter dire di essere del tutto eterosessuale, ma poiché ho desiderato e messo in atto il desiderio in passato di avere rapporti con un uomo non posso dirlo. Se uno è eterosessuale lo è per tutta la vita o no? Il che poi significa che quando entro in relazione con una ragazza che mi lascia intendere di amare solo un certo tipo d'uomo, cioè l'eterosessuale puro, che non ha ambiguità, non riesco a far passare di essere esattamente quel tipo d'uomo perché lo avverto come una disonestà.

Lo stesso mi succede in molti rapporti umani. Mi capita di non riuscire a stringere amicizia o di finire preda dei capricci dell' "amico" perché di fronte agli sbagli che commetto non so assumermi una responsabilità adeguata senza con questo sentirmi e mettermi in una totale inferiorità rispetto all'altro. Succede quindi che io mi senta di dover imparare da tutti senza poter imparare niente da me stesso e quindi senza autonomia, e soprattutto senza mai poter dire "ecco, ormai ho imparato alcune cose difficili e posso per un po' vedere quale valore ha per la vita quel che ho appreso o compreso".

Si tratta di circostanze estreme che sopraggiungono solo quando sto effettivamente attento a questi aspetti. Spesso quando succede piango nel letto perché mi sento una nullità.

Comunque è chiaro che qualcosa non va (oppure credo soltanto che qualcosa non vada?).
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Dr. Armando De Vincentiis Psicologo, Psicoterapeuta 7.2k 220 121
intanto le consiglierei di leggere questo, perchè sembra chiaro che lei cada vittima di rimuginazioni abbastanza pesanti
https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/3715-la-rimuginazione-ossessiva-come-risolverla.html
saluti

Dr. Armando De Vincentiis
Psicologo-Psicoterapeuta
www.psicoterapiataranto.it
https://www.facebook.com/groups/316311005059257/?ref=bookmarks

[#2]
Dr.ssa Franca Esposito Psicologo, Psicoterapeuta 7k 154
Gentile ragazzo,
Vorrei porLe un paio di domande propedeuticahe:

Lei ha ricevuto una educazione prettamente religiosa? Ha frequentato ambienti ove la COLPA possa essere posta in estrema evidenza?

In assenza di una COLPA oggettiva che tipo di relazione pone in essere con Le persone che frequenta? Fiduciosa? Guardinga?

Dott.a FRANCA ESPOSITO, Roma
Psicoterap dinamic Albo Lazio 15132

[#3]
dopo
Attivo dal 2016 al 2016
Ex utente
Ho letto l'articolo, ma a riguardo non so che dire perché non ci ho trovato un contenuto...

No, non ho ricevuto un'educazione prettamente religiosa. Ho fatto il catechismo fino alla comunione, ma i miei genitori erano atei. Mi è stato anzi insegnato che nessuno è mai del tutto colpevole, né del tutto innocente, qualsiasi cosa faccia.

Tendenzialmente mi fido sempre del prossimo e senza accorgermene finisco sempre col diventarne lo zerbino. Solo dopo esserlo diventato mi capita di accorgermene, ma a quel punto è troppo tardi per diventare guardingo.

In effetti oltre alla colpa ha un ruolo importante anche la vergogna. Sento un po' così: ci dev'essere qualcosa di sbagliato in me se mettendo nelle relazioni tutta la buona volontà finisco con l'avere una cattiva volontà. Poi magari non c'è nulla di cui vergognarsi perché sono così. Ma è brutto essere così... Se tutti fossero così il mondo sarebbe peggiore.
[#4]
Dr.ssa Franca Esposito Psicologo, Psicoterapeuta 7k 154
Guardi, se non c'e una matrice religiosa al Suo senso di colpa deve essercene un'altra.
Il Suo bisogno di "fidarsi sempre degli altri fino a diventarne lo zerbino" lo indica.
Lei ha una sensibilita' ed e' libero di utilizzarla per rendersi conto di cosa ha intorno, gente di cui puo' fidarsi o no. Ma Lei questa discrezionalita' non vuole utilizzarla.
Occorre capire perche' e poi cercare di rimuovere questo ostacolo che Lei ha posto sulla via della Sua liberta'.
Le occorrerebbe un aiuto professionale.
Auguri!
[#5]
dopo
Attivo dal 2016 al 2016
Ex utente
La ringrazio.

[#6]
dopo
Attivo dal 2016 al 2016
Ex utente
Un'ultima domanda: mi consiglierebbe sulla terapia da intraprendere? (Scelta del tipo di terapia).
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Dr.ssa Franca Esposito Psicologo, Psicoterapeuta 7k 154
Dai sintomi che riferisce ritengo Le occorra una terapia del profondo, psicodinamica o analitica che Le permetta di comprendere le cause di cio' che la afflige e successivamente di trovare il modo di superarle davvero.
I miei auguri!