Disturbo di personalità dipendente e guarigione
Come sempre ringrazio molto e porgo cordiali saluti
inoltre se la diagnosi è corretta nessuno può stabilire un reale passaggio tra una personalità con disturbo diagnosticato e una senza, i tratti rimangono anche se con una maggior funzionalità
Una personalità dipendente, o narcisistica o borderlie e così via conserverà le sue caratteristiche peculiari. la terapia fa si che il soggetto portatore di questi tratti sia ben funzionate, ben adattato. Insomma la terapia limita il più possibile il danno.
saluti
Dr. Armando De Vincentiis
Psicologo-Psicoterapeuta
www.psicoterapiataranto.it
https://www.facebook.com/groups/316311005059257/?ref=bookmarks
Speravo in una risposta per me più ottimistica e positiva, ma di certo non è un appunto negativo nei Suoi confronti che mi ha solo dato una risposta in materia.
Cordiali saluti
concordo con quanto scritto dal Collega, ma mi pare importante sottolineare che anche la relazione terapeutica è importante e, se con il terapeuta incontra qualche difficoltà, deve comunicarglielo in modo molto diretto, per poter avere tutti i vantaggi da questa terapia.
Tenga presente che anche all'interno della psicoterapia (nella relazione con lo psicoterapeuta, intendo) Lei, così come tutti i pazienti, tende a mettere in atto le stesse modalità che utilizza fuori dalla relazione.
Quindi, trattandosi di un disturbo della personalità, è possibile che emergano proprio quei problemi nella relazione e quelle difficoltà che L'hanno portata in terapia...
Per quanto riguarda i tempi del trattamento, i disturbi della personalità richiedono un tempo maggiore rispetto ad altri disturbi.
In ogni caso, ne discuta con lo psicoterapeuta.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica
è importante sapere che i disturbi di personalità si connotano spesso per le difficoltà a mantenere relazioni e progettualità relazionali non solo fuori dallo studio di psicoterapia.
Provi ad entrare nel merito della sua scarsa sintonia col suo terapeuta e al tipo di disagio che prova, a verbalizzarlo e argomentarlo con lui, provi a differenziarlo da altre relazioni significative e vedrà che alcuni nuclei problematici del suo disturbo potranno diventare oggetto del vostro lavoro congiunto.
Cordiali saluti,
Teresa Grimaldi Capitello
Dr.ssa Teresa Grimaldi Capitello
Ho paura di non riuscire ad avere una vita soddisfacente, ho paura che non riuscirò mai in tal senso; ma questa è una digressione rispetto al consulto.
Di nuovo grazie mille, un cordiale saluto
Gentile utente,
dopo svariati anni di psicoterapia e di questo infinito tira e molla tra Lei e il terapeuta, forse è giunto il momento di fare il punto della situazione e degli esiti della psicoterapia.
Naturalmente assieme al Suo psicoterapeuta.
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/
".. difficoltà a mantenere relazioni e progettualità relazionali .." è vero, purtroppo mi ritrovo in questa descrizione.
".. oggetto del vostro lavoro congiunto." è quello che spero di riuscire a fare.
Grazie mille. Proverò a parlare di tutto ciò che mi preme con il mio terapeuta. Nonostante le mie svariate e frequenti crisi, devo molto a questo terapeuta, seppur riconosco anche che rispetto agli anni di terapia, poco è cambiato; ma forse anche io ci metto del mio in tal senso.. Proverò e speriamo bene.
Un cordiale saluto
Ho difficoltà con il mio terapeuta perchè ho invidiato i suoi figli, perchè avrei voluto avere un padre come lui; ho invidiato la moglie perchè per riuscire ad avere un uomo come lui, ho pensato, si debba essere una donna diversa da me; poi mi è capitato di vedere questa moglie e vedere che è diversa da me fisicamente e questa cosa mi ha creato insicurezza e conferma del fatto che non mi avrebbe mai neppure preso in considerazione; poi in lui riconosco una personalità molto forte e mi sento schiacciata.
Insomma è, come tecnicamente si suol dire, un "gran casino".
Ad ogni modo, vediamo a cosa porterà questo "fare il punto della situazione sugli esiti della terapia". Grazie.
Un cordiale saluto
Buona giornata, saluti
Ove ciò non avvenga, è opportuno trarre le conseguenze del caso.
Dr. G. Santonocito, Psicologo | Specialista in Psicoterapia Breve Strategica
Consulti online e in presenza
www.giuseppesantonocito.com
Devo dire ho riflettutto già su queste dinamiche da Lei indicate, sia autonomamente sia con il mio terapeuta.
Ho riconosciuto, in un certo momento della terapia, il fatto di essermi così affezionata a lui di star usando forse la mia malattia per poter continuare ad andare da lui, perchè so che il mio legame con lui è paziente-medico. So che è un corto circuito che faccio, anche perchè poi sto male perchè mi sento frustrata nel non avere una mia vita soddisfacente (mentre lui ha la sua). Lui non si è tirato indietro da questo confronto, sottolineando come, è proprio il contrario, e cioè che anche il nostro rapporto migliorerà se io non oppongo resistenza.
Mi permetto di usare anche con Lei, come ho fatto con la Sua Collega, Dott.ssa Brunialti, la psicoterapia, per me, è un "gran casino"; io credo molto nella psicoterapia, mi piace anche l'essere umano in tutte le sue sfaccettature e dinamiche varie e diverse; anche se spesso nego l'importanza della mia terapia (cosa che mi fa notare il mio terapeuta) poi, come ora, parlandone con apertura, invece ne riconosco le potenzialità e ciò che di buono mi ha dato. Concludo aggiungendo che, forse, (lo spero) è ora per me di smettere di opporre resistenza e affrontare le paure e le difficoltà in un modo diverso e nuovo (pure perchè, come Lei stesso mi fa notare, una terapia ha un costo economico).
Buona giornata, saluti
A tal proposito è necessario riconoscere che purtroppo non tutti i casi hanno uguali prospettive di miglioramento o guarigione. Le persone sono capaci degli autoinganni più contorti e convincenti pur di non dover decidersi a cambiare. Persino di raccontarsi che una terapia le ha aiutate (hanno speso dei soldi, a chiunque piace pensare di aver speso bene i propri), quando magari le ha solo aiutate a vivere in modo diverso lo stesso problema, che rimane. A esserne più consapevoli, come si dice. Ma la consapevolezza da sola non è mai stata terapeutica. Il mondo è pieno di persone che sanno tutto del proprio disturbo e che tuttavia continuano a tenerselo. Solo che lo conoscono meglio.
La conoscenza può dare un'illusione di controllo particolarmente realistica riguardo alle cose conosciute.
Quelli di personalità sono una categoria di disturbi difficili da sovvertire e le personalità dipendenti non fanno eccezione. Da un punto di vista strettamente strategico, pur riconoscendo che i DDP possono richiedere tempi non brevissimi per essere trattati, è tuttavia indispensabile che il terapeuta non "parli e faccia parlare e basta", ma aiuti la persona a comportarsi in modo diverso. Che dia, cioè, delle prescrizioni comportamentali precise, che inneschino e sostengano un cambiamento. Perché si cambia solo quando si iniziano a FARE delle cose in modo diverso. Non basta riflettere fino a consumarsi le meningi.
Quando manca l'azione concreta la terapia non è più terapia, diventa solo un sostegno, un tirare a campare sperando che le cose si aggiustino da sole. Il che a volte può anche accadere, ma non così spesso. E non da una certa età in poi, parlando di personalità.
A lei trarne le dovute conseguenze.
Pensi che in sei anni di terapia non avevo mai fatto il calcolo della spesa compiuta; per la prima volta l'ho fatto qualche giorno fa. Quindi non mi sono per niente convinta che a fronte dei soldi spesi la terapia abbia funzionato; anzi ho sottolineato una mia insoddisfazione, ritenendo che avrei dovuto ottenere di più. Non mi sto autoconvincendo di nulla rispetto a ciò che non esiste.
Pensi che ho chiesto, esplicitamente, una diagnosi solamente pochi mesi fa, non sono sei anni che spremo le meningi riguardo a tale diagnosi.
Non cerco nella terapia una camomilla nè penso che le cose si aggiustino da sole, non credo di aver fatto neppure mai emergere questo pensiero in questo consulto. Che ho delle difficoltà, dei problemi, facile a dirlo, sono la prima ad averlo espresso.
Quanto ho appena detto non è a mò di giustificazione; la Sua risposta potrebbe essere letta in termini generali, ma sottolienando che è a me trarne le conclusioni, che ho una psicoterapia che è "un gran casino" perchè "non funziona", mi sento legittimata a considerare la Sua risposta, specifica per me. I limiti del consulto on line esistono e la realtà è molto più complessa e a disposizione di chi mi conosce e di me stessa. Sono grata a questo sito per la funzione che svolge e grata anche a questo consulto che mi ha mostrato i diversi "stili" di comunicazione/approccio su un unico argomento.
Saluti
Vorrei chiedere -secondo Lei- come potrei trarre appieno benefico dalla mia terapia; quali sono gli "errori" che una persona con il mio disturbo tende ad avere in terapia.
Ancora: una persona con il mio disturbo tende a concentrare molta attenzione al rapporto con il proprio terapeuta? Come si fa a diventare "indipendenti"? A realizzare se stessi? Come posso farmi aiutare in tal senso?
La ringrazio, un cordiale saluto
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A volte una terapia deve finire affinché possa iniziare a dare frutti. Oppure deve essere sostituita da un'altra. E se in quella attuale manca l'aspetto attivo che dicevo, se cioè il terapeuta non prescrive comportamenti alternativi chiari e precisi attraverso i quali iniziare a percepire la realtà in modo diverso, potrebbe esserci poca speranza che le cose cambino da sole.
>>> quali sono gli "errori" che una persona con il mio disturbo tende ad avere in terapia
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Quale sia il suo disturbo non possiamo saperlo, dato che non la conosciamo. Ma parlando in generale, l'errore più madornale che la personalità dipendente può fare in terapia - aiutata in ciò dal terapeuta - è scambiare la sensazione di (falso) benessere data dal sapere che c'è un terapeuta che la segue, per un processo in corso verso la guarigione. In altre parole l'errore è scambiare la dipendenza dal terapeuta, che è pur sempre una dipendenza, per la cura.
La personalità dipendente può dire di essere davvero guarita solo quando non ha più <bisogno> di andare in terapia, dopo un certo tempo. Altrimenti è solo il disturbo che si traveste e che fa credere al paziente che le cose stanno andando meglio.
>>> Come si fa a diventare "indipendenti"? A realizzare se stessi? Come posso farmi aiutare in tal senso?
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Vedi sopra. Dev'essere il terapeuta a dirle come ottenere tutte queste cose. Non può essere lei a dire al terapeuta come dovrebbe essere aiutata. Altrimenti lo avrebbe già fatto da sola, non le pare?
mi permetto di sintetizzare dei concetti chiavi del Suo intervento: terapeuta indica comportamenti alternativi; ricezione (del paziente) e sua azione. Percezione della realtà in maniera diversa; cambiamento.
Grazie, un saluto
Come nella personalità dipendente è vero che non riesco a prendere la mia vita in mano (e questo mi crea un senso di sconforto tale da piangere spesso).
Alla fine, credo, vorrei andare da qualcun altro ma ho paura di sbagliare, ho paura che questo possa determinare una ulteriore sfiducia nella psicoterapia e nella relazione umana.
Prima di questo terapeuta ho fatto alcuni anni di psicoterapia con un'altra persona, mi spiace affermarlo ma incompetente (io di questo non parlo di incompetenza, ma piuttosto di problema di "alleanza") e dopo la prima interruzione, trascorsi anni senza fare terapia, ma stando male.
Il mio terapeuta insiste sul fatto che sono io a dover agire e non lui per me, ma io mi sento non capace e, comunque, pur ammettendo che qualcosa ho fatto grazie all'aiuto della terapia, onestamente, mi sembra poca roba, considerando la velocità della vita.
Domando: come si fa, proprio da un punto di vista terapeutico/pratico, aiutare chi ha problemi simili ai miei?
E' vero che avrei bisogno (spesso) di sentirmi ricordare le mie qualità o le cose che so fare o che posso fare, ma è sbagliato a volere che sia il mio terapeuta a ricordarmi queste cose?
Senza sapere in quanto tempo certi problemi si risolvano, come faccio a capire che la terapia è normale così?
Ho posto diverse domande e mi scuso..
Grazie, cordiali saluti
"... Ho posto diverse domande e mi scuso.."
Nulla di cui scusarsi.
E' che quanto era possibile fare di qui - online - già è stato detto e fatto nelle 20 repliche.
E in ogni caso non Le ha dato molto,
considerato che chiede nuove informazioni
che in realtà sono rassicurazioni.
Del resto il Suo referente è il Suo Psicoterapeuta, come ripetutamente Le abbiamo ricordato.
Il doppio canale può creare solo confusione.
Lavori per migliorare l' "alleanza" col suo Terapeuta.
Mi sembra siano anni che lavoro /lavoriamo (credo) con il mio Terapeuta con questo intento e se ho continuato con lui è stato perchè, mi dicevo, i problemi si affrontano o comunque dei problemi della relazione se ne parla (anzichè stare zitti e cambiare lidi); ma, mi sono stancata.
Ma come giustamente mi ha ribadito Lei, pongo questioni che ineriscono al piano della relazione tra me ed il terapeuta che mi segue.
---> E in ogni caso non Le ha dato molto,
considerato che chiede nuove informazioni che in realtà sono rassicurazioni.
Mi fa sentire sbagliata tutto questo perchè con Lui un mio familiare stretto ha risolto i suoi problemi trovandosi bene ed avendo io complessi di inferiorità rispetto questo familiare figuariamoci se accetto questa cosa e cioè, il fatto che, invece, io non ci riesco.
(Ma il punto dello "stesso terapeuta" è stato più volte oggetto con il mio terapeuta, nonchè qui in un altro consulto).
Grazie molto..
.. e buon percorso.
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Approfondimento su Disturbi di personalità
I disturbi di personalità si verificano in caso di alterazioni di pensiero e di comportamento nei tratti della persona: classificazione e caratteristiche dei vari disturbi.