Utente
salve dottori, ho bisogno di un vostro parere. La mia identità è altroché se traballante, perché, io a casa, da sempre non mi sono mai sentito riconosciuto. Non lo sono, oramai sono giunto a questa conclusione. Da mio papà e da mia mamma contemporaneamente non sono riconosciuto, nel senso che o mi riconosce mamma o papà, è in quel caso, la mia "ambiguità". Ci sono dei momenti in cui l'unica persona che mi capisce è il mio analista, perché altrimenti mi sentirei perso, senza punti di riferimento. Le ho provate tutte, sto facendo di tutto, sto cercando lavoro per rendermi autonomo e un bel po' di esperienze che ho fatto in questi anni mi stanno facendo capire chi sono. Ma in alcuni momenti sembra che tutto si perde. Ho parlato, vi faccio un esempio, a mia mamma di una storia affettiva che ho avuto con uomo, e mi ha detto: e va bene, ora che me l'hai detto? ti faccio tanti auguri; in maniera pungente e che ferisce. mi ha snobbato completamente. in passato ho avuto un esperienza con una donna, stessa cosa, mi dice che, la mia ragazza ( di allora) era brutta. Come faccio io a non sentirmi ferito da un essere ignorati del genere? Qualunque cosa faccio non va bene, non viene presa in considerazione. Mio padre almeno apprezza il lavoro che faccio, il fatto che mi sto cercando il lavoro e mi dò sempre da fare, ma mia madre sembra ferita dentro e sela prende con me, non calcolandomi, non riconoscendomi, facendo di tutto per sminuire i miei progressi. Sono veramente deluso da lei, La odio.

[#1]  
Dr.ssa Angela Pileci

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Gentile Utente,

i Suoi genitori vanno d'accordo? Che clima c'è in casa?
Posso chiedere come mai è in analisi? Da quanto tempo?
Come mai chiede un secondo parere qui e non parla della problematica del non essere riconosciuto con l'analista per un parere diretto?
Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#2] dopo  
Utente
ho chiesto a voi perché avevo necessità di essere ascoltato, l'analista appena ci vado gli parlerò di questa cosa; sono in analisi da quattro anni e va abbastanza bene, prendo un minimo di farmaci e dopo aver interrotto di testa mia e avere avuto una ricaduta lo psichiatra mi ha consigliato di seguire una psicoanalisi (psicoterapia). Mi era stato diagnosticato un episodio psicotico. in casa c'è il clima che basta che si sta tranquilli si tacciono le cose reali, quindi emozioni, verità, e fatti importanti. Si tira avanti, almeno questa è la mia impressione. I miei genitori vanno d'accordo, ma percepisco che tra di loro sedimenta qualcosa di antico che non è stato risolto, probabilmente nel fatto che mia madre vorrebbe di più da mio padre, ma è un mio parere, e mio padre si vede "costretto" in casa perché viviamo sopra e sotto con la mia nonna materna (la casa praticamente l'ha costruita lei, e mio nonno, buon'anima, che non c' più, anche se ora è intestata a mi madre). Nonna tra l'altro che ha un carattere molto "che comanda" che tutto devev passare sotto il suo naso, che quello che fa lei è buono quello che fai tu no. ecco.

[#3]  
Dr.ssa Angela Pileci

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Probabilmente la mamma ha appreso dalla nonna materna alcune modalità relazionali che ora sta mettendo in atto con Lei.
Potrebbe farsi dare una mano dall'analista a capire cosa fare nella relazione con la mamma.
In effetti non essere riconosciuti non è piacevole, ma sarebbe il caso di aumentare la consapevolezza per meglio saper leggere anche comportamenti e intenzioni della mamma, che magari possono sfuggire.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#4] dopo  
Utente
grazie..

[#5] dopo  
Utente
un'ultima domanda, dottoressa pileci; mia madre, dopo l'ennesima discussione, mi dice: io ci ho parlato con l'analista (infatti hanno fatto una seduta i miei da soli qualche tempo fa e devo dire che da allora il loro grado di "riconoscimento" migliorò), insomma mi dice; io ci ho parlato e mi ha detto con io non ho colpa per i tuoi problemi perché i genitori tutti sbagliano.. mi sa tanto che loro in questo modo si sentono legittimati a comportarsi come hanno sempre fatto, e , a lungo andare, le cose tornano come prima..

[#6]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

comprendo bene il disappunto nel non "essere riconosciuto" dalla propria madre.

Oltre a raccomandarLe di parlarne col suo terapeuta, il professionista più adatto che la conosce di persona, aggiungo solo questo:

Crescendo occorre lavorare per diventare capaci di fare a meno del riconoscimento genitoriale,
al fine di potersi sentire liberi di operare le scelte
che si ritengono più adeguate per sè.

Saluti cordiali.



Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata Sessuologa clinica, Psicologa europea.
www.linkedin.com/in/brunialtisessuologaclinica/

[#7] dopo  
Utente
dott.ssa Brunialti, e dott.Pileci, vorrei fare un ' aggiunta la post: ho notato in questi ultimi giorni come il rapporto tra mio padre e mia madre, sia, così come dice lui, una società; come se lui e lei fossero, azzardo a dire, fratello e sorella. questo secondo me ha determinato anzi sta determinando la mia fatica ad "emergere". Infatti mia madre non è autonoma, dipende completamente da papà perché non lavora e non guida, è casalinga, insomma, dal canto suo mio padre non cerca di meglio ed è per quanto dice lui e da quanto ho capito io, soddisfatto della cosa. Nel senso che, per lui, va bene così. QUIndi. Non c'è mai una presa di posizione a casa, una decisione netta, di uno o magari dell'altro, tutto è "oscillante". Io so di me e della fatica che sto facendo, vi chiedo , perché lo spero e penso che ci riesca. se riuscirò mai ad "emergere"; come dicevo prima da questa situazione.. magari trovandomi un lavoro...

[#8] dopo  
Utente
secondo voi, riuscitò a vivere pienamente senza l'aiuto, che riconosco essere utile ma non per sempre indispensabile, dei farmaci? soprattutto la mi acrescita e le mie acquisizioni di questi anni sono "mie" e rimarranno anche quando potrò eliminare le medicine. Questi sono i miei dubbi grazie :)

[#9]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Alla Sua età non è tanto importante "emergere" all'interno della Sua famiglia, quanto piuttosto "distanziarsi" psicologicamente da essa,
smettendo di osservare le dinamiche genitoriali (che sono proprie della loro coppia e frutto di negoziazioni pluriennali spesso inconsapevoli)
per concentrarsi sul proprio personale percorso evolutivo.

Le raccomando di portare al/la Suo/a analista (è anche psicoterapeuta?) le tematiche di cui abbiamo discusso qui; è lui il Suo curante, non noi online.

Riguardo alla domanda sui farmaci, è da rivolgere a chi glieli ha prescritti.

Saluti cordiali.

Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata Sessuologa clinica, Psicologa europea.
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[#10] dopo  
Utente
si ok, è anche psicoterapeuta. riferirò, grazie mille lo stesso..riguardo i farmaci mi è stato detto comunque che potrò eliminarmi, almeno mi ha detto così lo psicoterapeuta e lo psichiatra pure mi ha dato fiducia, arrivando a togliermeli anni fa per un periodo, sempre dopo attenta diminuzione. Inoltre l'analista mi ha fatto capire che i progressi che ho fatto io nella mi vita mi "rimarranno" in un certo qual modo, nel senso che fanno parte di me, non sono stati dovuti ai farmaci e non dipendono da essi.. semmai i farmaci mi hanno solo aiutato a d raggiungere alcuni obiettivi ma fornendomi la lucidità e la "calma" adatta. E' opera mia ciò che ho fatto :) grazi e mille comunque

[#11]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Prego,
buon periodo.
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
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