Utente 405XXX
Buongiorno.Di recente un amico si è confidato con me dicendo che da qualche mese sta attraversando un periodo buio,caratterizzato da pensieri autolesionistici e suicidi.E' un ragazzo fragilile,una persona insicura e a tratti ansiosa e vulnerabile che si è legata nel tempo a me quasi in maniera ossessiva.Di questi pensieri me ne aveva già parlato un paio di anni prima quando però questi atteggiamenti erano dovuti ad un sentimento non corrisposto da parte mia nei suoi confronti.Ci siamo conosciuti 4 anni fa tramite amici in comune finché poi sia io che lui ci siamo trovati a passare insieme gran parte del nostro tempo.Da ragazza omosessuale,son sempre stata molto chiara con lui sin dall'inizio e non ho mai avuto alcun atteggiamento che potesse far intendere altro.Da quando mi ha confessato i suoi sentimenti i litigi erano frequenti,la sua gelosia nei miei confronti mi infastidiva e ogni volta che uscivamo finiva sempre per tenermi il broncio appena mi vedeva parlare con qualcuno o ad ubriacarsi fino a a mettermi in imbarazzo con certe persone ficcando il naso spesso nei miei rapporti personali.Abbiamo parlato spesso di quanto mi mettesse a disagio e che sì,potevo comprendere i suoi sentimenti,ma allo stesso tempo doveva portare rispetto a me e a ciò che sono.Nonostante i vari "ultimatum" il suo attaccamento morboso nei miei confronti si nota ancora da molti suoi atteggiamenti..Ho ripreso da poco ad uscire con delle amiche,io e lui ci vediamo spesso ma mai soli quanto prima.Questo nuovo setting l'ha messo in difficoltà poi però sembrava che negli ultimi tempi fosse più sereno.In questo periodo lo sto vivendo come un estremo peso che mi sento addosso,mi sembra di dovermelo trascinare dietro ogni volta che esco fuori casa. Quando sono con le amiche fa tutto per stare con noi anche se si sente "di troppo" e finisce a far serata all'angolo o col telefono in mano visibilmente infastidito e annoiato. A volte prima di uscire chiamo le amiche a casa mia un pò prima che arrivi lui per avere il tempo di parlare tra noi, ma si presenta sempre con mezzora di anticipo.!Non ha detto che questi "crolli"sono legati a me ma parlandone con lui sembra non ci siano motivi reali. Mi sembra che stia usando una sorta di "ricatto psicologico" per cui ogni volta che non ci vediamo per un pòi mi scrive che gli manco,che continua ad avere delle crisi, a pensare di voler farla finita una volta per tutte,che quando è a lavoro piange ed è attratto dall'idea di farsi del male.Per me è pesante dover gestire questa situazione da sola, l'unica cosa che ho fatto è metterlo in contatto con un Vs. collega con cui ha iniziato un percorso.Cosa devo fare per stargli vicino senza però stare a questo gioco? Sono quasi certa che lui mi ripeta certe cose per avere quell'attenzione in più che ha perso rispetto a prima.Sono a disagio e anche spaventa.Cosa posso fare per liberarmi da questi meccanismi?Sono una sua amica,ma inizio a chiedermi se ne valga la pena frequentarci ancora.Grazie

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Dr.ssa Sabrina Camplone

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Gent.le Ragazza,
forse sarebbe opportuno confrontarti apertamente con il tuo amico spiegandogli che non dovrebbe strumentalizzare il suo disagio per ottenere la tua considerazione.
Il rapporto d'amicizia non deve avere una connotazione "terapeutica" altrimenti si rischia di alimentare aspettative fuorvianti.
Inoltre puoi consigliargli di affrontare questi aspetti all'interno del colloquio in modo che possa sviluppare un'adeguata autoconsapevolezza delle sue modalità relazionali identificandone le disfunzionalità.
Dr.ssa SABRINA CAMPLONE
Psicologa-Psicoterapeuta Individuale e di Coppia a Pescara e Mosciano S.Angelo (TE)
www.psicoterapeuta-pescara.it