Utente 669XXX
salve, sono una ragazza di 25 anni. da un paio d'anni ormai soffro di quella che nelle classiche rubriche informative classificano come depressione minore, vista l'evidente coincidenza di sintomi che tutti i giorni mi ritrovo a provare. Nell'ultimo anno però si sono incrementate e, nonostante la decisione di cambiare qualche dettaglio della mia vita, come lasciare il lavoro per tornare agli studi (tra l'altro di psicologia nel tentativo di "auto-aiutarmi"...), sebbene non pienamente condiviso dai miei genitori (evito l'elenco dei conflitti giornalieri....)...
non mi sono ancora rivolta ad uno specialista, forse perchè mie ne manca la totale convinzione (e forse è anche questione economica....),ma qui mi rivolgo più che altro per un consiglio... ho un ragazzo che, nonotante sia perspicace nel capire al volo i miei stati d'animo appena mi vede scendere le scale di casa, non sembra essere totalmente in grado di comprendere una depressione....(con un amico anch'egli depresso, non è stato molto tollerante all'ennesimo "litigio" tra loro)
stavo seriamente pensando di dirglielo a parole aperte, anche se non è facile. Il mio dilemma è: una volta che gli spiego la situazione, come gli consiglio di comportarsi per non "pesare" ulteriormente su tutto ciò? effettivamente, cosa dovrebbe dire o non dire per alleviarmi almeno un po' questa "tortura"? aggiungendo poi il fatto che lui è un "maniaco" delle "medicine alternative" (piante officinali, esratti secchi, sospensioni, tisane, fitoterapia etc..), come lo convinco che tutto ciò non serve a un gran ché?
chiedo dunque un Vs consiglio, sperando di trovare risposte concrete. grazie

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80540

Cancellato nel 2011
Gentile utente, devo rispondere alla sua richiesta con una serie di punti per dare un'ordine alla risposta stessa:
1) l'autodiagnosi non funziona: è possibile che disturbi diversi abbiano sintomi comuni, quindi non basta leggere l'elenco dei sintomi di un disturbo per essere sicuri di rientrare nella diagnosi dello stesso;
2) l'autoaiuto (non mi riferisco ai gruppi di autoaiuto, ma all'autoaiuto come lo intende lei) funziona ancora meno per almeno 2 motivi: innanzitutto perchè laurearsi in psicologia per capirsi di più è solo un'illusione; in secondo luogo perchè quando si tratta di noi stessi siamo troppo coinvolti per aiutarci, soprattutto tenendo un libro in mano;
3) non andare da uno specialista per la questione economica è una scusa e anche questo per più motivi: innanzitutto perchè può rivolgersi al consultorio della sua città presso l'ASL di appartenenza, e poi perchè se i suoi genitori vedono che lei non sta bene, e se lei espone loro i suoi problemi con onestà e calma, l'aiuteranno di certo;
4) cosa vorrebbe dal suo ragazzo? Non può comprendere quello che non sa, nè subire passivamente i suoi stati d'animo, e non c'è un manuale delle "Frasi da non dire e comportamenti da non assumere in presenza di un soggetto depresso".Cerchi piuttosto di aiutarlo lei a starle vicino nonostante i suoi stati d'animo.

Detto questo, l'unico "consiglio", che poi è in realtà un parere professionale, è decisamente quello di rivolgersi ad uno psicologo di persona e farsi aiutare a non "pesare" su se stessa e sugli altri per causa del suo malessere e di aiutarla a rendersi conto che la prima a dover dare maggiori cure ed attenzioni a se stessa è proprio lei.

Spero di averle fornito l'aiuto che cercava.

[#2]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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Gentile utente
Al parere della collega, che sottoscrivo integralmente, mi permetta di aggiungere una domanda: se fosse il suo ragazzo ad avere problemi - ed evito di proposito di usare la parola "depressione", proprio perché lei ancora non ha ricevuto un parere specialistico - preferirebbe che lui si preoccupasse di essere "compreso", oppure preferirebbe che si rivolgesse a un esperto e si facesse curare?

Cordiali saluti
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
Specialista in psicoterapia breve strategica
www.giuseppesantonocito.it