Utente 511XXX
Buonasera, sono una ragazza di 26 anni. Fin da piccola non ho avuto nella mia mente il progetto di avere una famiglia con figli, da bambina non amavo la compagnia dei miei coetanei. In adolescenza (15 anni) ho purtroppo avuto episodi di abuso sessuale (non da parte di miei familiari ma comunque da una persona adulta) che ho “risolto “ dentro di me dopo un percorso di terapia psichiatrica durato quattro anni. Ora sono fidanzata con un ragazzo di 33 anni, siamo diversi ma stavamo bene insieme finché il suo desiderio di mettere su famiglia dopo aver trovato lavoro stabile non mi ha mandata in crisi. Io lavoro ma non ho garanzie, insegno musica ai bambini in scuole private (sono laureata in conservatorio e sto per finire un’ specialistica). Il problema è che io istintivamente non vorrei mai figli perché non vorrei una cosa così totalizzante e un rapporto così intimo con nessun essere umano, non mi va di prendermi una tale responsabilità e ho i nervi molto deboli, ho episodi di depressione ricorrenti e attualmente la mia vita non mi soddisfa. Tuttavia sono letteralmente terrorizzata all’idea di perdere il mio compagno, che al mio rifiuto ha detto che se abbiamo visioni della vita diverse dobbiamo lasciarci, una famiglia è il suo sogno, non mi ha detto che dovremmo farlo subito ma almeno vuole sapere se c’ progettualità insieme. Davanti a questo bivio io ora non so se nel futuro mai vorrò diventare madre o se è una cosa per me impossibile, non riesco a fare chiarezza dentro di me. Inoltre sono sempre stata tocofobica, alla vista di una donna incinta ho svenimenti, tachicardia, nausea e senso di terrore, quando mia sorella era incinta non riuscivo nemmeno a sedere con lei a tavola. Il mio fidanzato è comprensivo, mi dice che potrebbe aspettarmi, ma poi vedo che soffre e una volta mi ha detto che gli sembra di stare a “perdere tempo” con me, anche se mi ama. Sto vivendo talmente male questa nostra eventuale separazione che quando ci vediamo non faccio che piangere, e a volte penso che potrei fare un figlio solo per non perderlo. Io amo viaggiare, sono avventurosa e indipendente, ho il terrore di dover ricoprire il ruolo di madre e di vedere la mia libertà limitata...ma non capisco se il mio è un rifiuto dettato dalla paura, dai traumi passati o semplicemente dalla mancanza di istinto materno e di interesse verso i bambini. Davvero non è mai stato un mio desiderio e un mio progetto “naturale”, come invece accade a tante mie coetanee. Io mi sono sempre vista in viaggio tra mille avventure e a fare concerti per il mondo (cosa che ho fatto per un periodo), ma l’idea di doverlo fare senza poterlo condividere col mio ragazzo mi devasta totalmente. Come potrei riuscire a fare chiarezza dentro di me? Sento il peso della responsabilità della scelta. Grazie

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Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

rispetto a "Istinto materno e conflitto interiore" ci chiede:

"Davvero non è mai stato un mio desiderio e un mio progetto “naturale”, come invece accade a tante mie coetanee. (...)
Come potrei riuscire a fare chiarezza dentro di me? "

Premesso che nella persona l' "istinto" (anche quello materno) non è deterministico come quello animale,
bensì è mediato dalla cultura e dunque dalla razionalità, mente, pensiero,

accade anche che la maternità possa essere vissuta come in antitesi alla esigenza importante di autorealizzazione.

Fino a che punto "forzarsi" a piegarsi alle esigenze sociali o del partner?
Come capire se la propria è
una esigenza,
una paura,
una resistenza?

Solo attraverso un percorso psicologico di persona
è possibile scendere in profondità
e comprendere le proprie vere motivazioni e desideri.

Ritiene che Le sia possibile?

Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria  BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata in Sessuologia Clinica, Psicologa europea.
www.webalice.it/centrodipsicologia

[#2] dopo  
Utente 511XXX

Gentile dottoressa, grazie della risposta. Credo mi sia possibile iniziare una terapia psicologica di persona nella mia zona...per me sarebbe difficile perché dovrei tornare in terapia e ho ricordi legati a brutte esperienze...ma potrei farlo. Anche perché in questo stato non riesco a capire quali siano i miei reali desideri, e sono terrorizzata dal fare scelte sbagliate, non riesco a fare chiarezza, un giorno vorrei una cosa e il giorno dopo un’altra...vedo di attivarmi per un consulto psicologico, grazie!

[#3]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

più che una psicoterapia potrebbe essere un "percorso focale breve",
nel quale il "focus" è mirato proprio alla scelta che ha sottoposto a noi.
Intendo dire che non sempre l'obiettivo psy riguarda tratti di personalità o patologie,
bensì talvoltà sostegno in una scelta impegnativa.

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria  BRUNIALTI
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