Utente
Buonasera a tutti,
scrivo per trovare un po' di consolazione e, se possibile, un suggerimento su come affrontare il problema.
Ho quasi 35 anni, sono fidanzata, ma non convivo neppure, e sono affetta da sclerosi multipla (diagnosi a 31 aa) e da LES (diagnosi a 16 aa), ereditato da mia madre.
Godo di un buono stato di salute generale al punto che finora ho preferito non curarmi perché gli unici sintomi che ho (cefalea, febbre, astenia e dolori) sono facilmente gestibili, mentre temo molto gli effetti indesiderati
Data la mia età, negli ultimi anni attorno a me è stato tutto un fiorire di fiori d'arancio e culle: le mie colleghe donne (ben 5 su un organico di 8 persone) hanno tutte avuto un figlio negli ultimi 4 anni, ovvero da quando a me è stata fatta la diagnosi di sclerosi multipla.

Sebbene i miei sogni di maternità avessero gradualmente iniziato a ridimensionarsi già a 16 anni, ovvero nel momento in cui avevo scoperto di avere la stessa patologia (LES) di mia madre, quando 4 anni fa ho saputo di essere affetta anche da sclerosi multipla...sono miseramente crollati.
Per me è stato come trovarmi di fronte alla dimostrazione di un teorema matematico: mia madre è malata, io ho la sua malattia più la mia (SM), quindi se avessi un figlio...sarebbe come condannarlo in partenza ad una vita da malato e, per quanto sia io che mia madre conduciamo un tenore di vita più che accettabile, sono consapevole anche del fatto che io quasi certamente metterei al mondo un figlio affetto da...chissà che cosa! Se mia madre può essere per così dire "perdonata" da me per avermi messa al mondo perché all'epoca era totalmente ignara di essere malata, un mio ipotetico figlio non potrebbe dire lo stesso di me, in quanto agirei con dolo e mossa dal deliberato egoismo di avere dei figli e dalla volontà di avere anch'io un bambino (ovvero finalmente un po' di normalità nella vita) così come lo hanno tutte le altre donne o quasi.
Se oggi, a neanche 35 anni, mal tollero le battute delle mie colleghe che sembrano rimproverarmi se vado dall'estetista mentre loro tornano a casa ad allattare, non posso fare a meno di chiedermi che cosa accadrà tra 5, 10, 20, 30 o 50 anni, ovvero nel momento in cui sarò una nullipara attempata a cui verrà rimproverato anche di non capire nulla della vita, di non essere una VERA donna e di non aver fatto VERI sacrifici perché non avrò avuto figli.
E così, oltre a dover far fronte ai miei problemi di salute cronici e incurabili, ai miei inconsolabili pianti, all'infinita tristezza regalatami dai miei Natali senza bambini, da stanze prive di giocattoli, dalla disperazione data dal sapere che dopo di me non ci sarà nessuno a ricordarmi, oltre che dal fatto che non riceverò mai bacini, pagelle, disegnini, nulla...dovrò anche difendermi dalla cattiveria della gente! La mia vita a quel punto sarà solo un trascinarmi ancora più di quanto non lo sia già adesso e credo non riuscirò a vivere così perché già ora il mio dolore è insopportabile.
Grazie a tutti.

[#1]  
Dr. Artabano Febo

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Mia Cara, mi farebbe piacere darti un barlume di speranza ma ciò mi rimane difficile farlo per messagistica, peranto se vuoi mi puoi telefonare.

Ciao, a presto.
Dr. Artabano Febo

[#2]  
Dr.ssa Anna Potenza

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Cara utente,
le consiglio di iscriversi, su Facebook, al gruppo Lunadigas, dove troverà moltissime donne con problematiche varie, alcune simili alla sua, ma soprattutto con un elemento di fondo in comune: la volontà di difendersi dalla cattiveria che la gente riversa sulle donne che per qualunque ragione, dalla libera scelta alla malattia, non hanno figli.
Oltre a questa ricerca di solidarietà e di strategie difensive, le consiglierei di riflettere prima di tutto molto a fondo sul suo eventuale, sincero desiderio di avere figli.
Come avrà notato, molte donne fanno questa scelta senza convinzione, trascinate dalle circostanze, e talvolta oserei dire perfino dalla moda.
Appurato questo, le direi di verificare il suo piacere di stare con dei bambini, frequentando quelli dei parenti e delle amiche, oppure offrendosi come volontaria in un ospedale o in un centro per l'infanzia.
Non ci ha detto nulla della sua professione. Alcune donne affette da malattie genetiche trovano nell'insegnamento proprio quel contatto con i bambini o con i ragazzi di cui parla.
Infine, se dovesse vedere che desidera figli e che ricava un vero piacere dal contatto coi bambini, oggi, come sa, sono possibili fecondazioni in vitro che le permetterebbero di scegliere gli embrioni immuni, tra i suoi ovuli fecondati dal suo compagno. Potrebbe così portare a termine una gravidanza. Infine potrebbe pensare all'adozione.
Di queste soluzioni, ovviamente, deve parlare al suo compagno.
Io le faccio infiniti auguri. Ci tenga al corrente.
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


[#3] dopo  
Utente
Grazie mille per le vostre risposte.
Per il dottor Artabano: grazie per la sua disponibilità.

Per la dottoressa Potenza:
innanzitutto, grazie per la sua risposta.
Lavoro proprio in una cooperativa di aiuto allo studio per ragazzi di età compresa tra i 14 e 18 anni (frequentano le scuole secondarie di secondo grado) e ci occupiamo di loro da molti punti di vista, quali il rendimento scolastico (io, in quanto interprete, li seguo nelle lingue straniere che conosco), la socializzazione con i coetanei, le problematiche delle e con le loro famiglie, eventuali disturbi psicologici e/o specifici dell'apprendimento.
Ho quindi scoperto (sono quasi 7 anni che lavoro lì) di riuscire molto bene nell'insegnamento e mi sono pentita di non aver proseguito i miei studi in tal senso.A 35 anni mi sento un po' vecchia per riprendere, ma non ho ancora preso una decisione definitiva in merito.Il discorso sui figli è però qualcosa di completamente diverso...mi lego moltissimo ai "miei" ragazzi e loro a me, ma non me li porto a casa! Almeno, non fisicamente!Nel mio dramma, sono ulteriormente svantaggiata perché il mio fidanzato/compagno/partner non vuole figli in quanto crede che non riusciremmo a farcela a livello organizzativo...e a causa della mia salute.E gli anni passano, io divento vecchia e il tempo in queste cose conta, e tanto.Mi sento condannata all'infelicità.