Separazione con figlio piccolo

Buongiorno.
Vi scrivo in merito ad una condizione non piacevole che stiamo vivendo.

Come da titolo mi sto separando con la madre di mio figlio che ha 1 anno e mezzo.

Pur chiedendo più volte se ci fosse una ipotetica soluzione alternativa alla separazione mi è stato risposto più volte di no.
E ne sono consapevole anche io che non ci può essere soluzione dato che anche per me la separazione è consensuale senza alcun indugio per quanto riguarda la vita famigliare arrivata allo STOP.


Ciò che fatico molto ad elaborare è la questione figlio.
Amo mio figlio più di ogni altro essere umano e mi sento estremamente in colpa verso di lui.
è così piccolo e già si trova ad affrontare una cosa brusca come questa.

Sono d'accordo che rimanere insieme INFELICI per i figli è un errore che non vogliamo commettere... Tanto che entrambi abbiamo espressamente detto: andiamo più d'accordo da separati che da sposati.
Siamo sempre stati d'accordo per quanto riguarda nostro figlio e su come educarlo oppure abbiamo punti in comune che corrispondono per entrambi sulle linee guida verso di lui.

A tal proposito abbiamo un accordo preso in comune (attualmente siamo ancora conviventi) che ci porta a frequentare entrambi ogni giorno nostro figlio senza problemi.
Abiteremmo a meno di 100 mt di distanza e questo ci permette di essere molto presenti entrambi per lui.
Quindi la condizione di stabilità emotiva e di frequenza tra madre figlio e padre figlio è garantita.


Ciò che vi chiedo è come faccio ad elaborare questa situazione nel migliore dei modi?
ci siamo lasciati di comune accordo ma mi sento estremamente frustrato e un fallimento per mio figlio, non desideravo questo per lui, desideravo che avesse una famiglia serena e felice (cosa che in questa non sarebbe stato possibile).
Qualcuno può aiutarmi?

Sento una stretta ansiosa, mi viene da piangere, mi sento in colpa, un fallimento e soprattutto sbagliato come se avessi causato io la rottura della stabilità di mio figlio solo perché non mi sono opposto alla separazione anche se anche io sapevo che doveva avvenire, era inevitabile prima o poi.


Premetto: eravamo già separati in casa da ormai mesi, non parlavamo mai, non avevamo più rapporti, non facevamo altro che litigare ogni volta che provavamo ad avere un dialogo.
era ingestibile una situazione di questo tipo.
Ma di una cosa sono certo: L'amore per nostro figlio.
Infatti le ho scritto un biglietto:

- Abbiamo fallito come coppia e come amanti... Diamo a nostro figlio l'amore che non siamo stati in grado di darci noi due.
Grazie per avermi reso un papà orgoglioso di mio figlio.
Ovviamente lei lo ha ignorato ma sono sicuro che anche lei non è felice della situazione.
Io invece proprio la sento pesante dentro di me.

Lei è già separata con un figlio di 11 anni da quando ne aveva 3.
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 1,9k 114
Gentile utente,
lei parla di incomprensioni e liti che si trascinano da mesi, tuttavia suo figlio ha soltanto un anno e mezzo.
Inoltre la sua compagna aveva già vissuto una separazione con figlio piccolo, e lei era molto giovane per diventare padre.
Quando, dunque, avete pensato di essere in buona armonia e maturi al punto da poter convivere e fare un figlio?
Le dico questo non per acuire il suo senso di colpa o per farle rimpiangere inutilmente le scelte diverse che avrebbe potuto fare, ma per farle capire che forse qualcosa, nelle vostre decisioni individuali e di coppia, come nella vostra comunicazione, funziona male, e che anche il presente e il futuro potrebbero risultarne compromessi.
Le liti e le incomprensioni non ci cascano sulla testa senza poter fare nulla per evitarle; le nostre nevrosi o le nostre cattive abitudini vanno curate per tempo, perché l'amore, da solo, non rimedia a tutto.
Io non so esattamente quali siano la cause che dall'amore vi hanno condotto all'insofferenza reciproca e a pensare che è meglio separarvi. Avete considerato che la sua compagna potrebbe aver sofferto e soffrire ancora di depressione puerperale?
Vede, caro utente, se vogliamo ritenerci padroni della nostra vita non possiamo accettare tutto quello che ci capita come una inevitabile fatalità.
La consulenza di uno psicologo in questi casi è indispensabile, perché i due capiscano se ci sono altre inesplorate possibilità di accordo, oppure riconoscano DAVVERO il motivo per cui si stanno lasciando.
Ogni vita è una storia personale che solo noi stessi possiamo dotare di senso, almeno per quanto riguarda le nostre azioni volontarie.
Non siamo responsabili di un camion che ci piomba addosso o di una malattia, ma siamo responsabili della scelta di un partner, di quella di fare un figlio, del guastare i rapporti tra partner fino a lasciarsi; tant'è vero che lei si sente in colpa verso suo figlio, senza capire però dove ha sbagliato. Nevrosi? Incomprensione nel dialogo, nella sfera sessuale, in certe abitudini?
Il terapeuta di coppia vi aiuterà a dare un senso alla vostra storia, compreso il perché della parola "fine", se necessaria, e questo, soprattutto quando ci sono figli, secondo me è indispensabile, anche per poter spiegare al bambino, più in là, perché i suoi genitori non sono riusciti a volersi bene.
Ma anche per voi due, in assenza di un percorso psicologico, c'è il rischio di un continuo, sterile rancore reciproco; peggio ancora, la ripetizione degli stessi errori con altri partner, all'infinito.
Se poi sul momento la sua compagna non volesse venire con lei da uno psicologo ci vada lei, da solo. Lo faccia per sé e per suo figlio. Le sue parole: "Sento una stretta ansiosa, mi viene da piangere, mi sento in colpa, un fallimento e soprattutto sbagliato" sono indizi di stress traumatico, e non sono quindi una guida valida per le sue scelte, al momento.
Auguri.

Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


[#2]
dopo
Utente
Utente
Buongiorno grazie prima di tutto per la risposta. Avverto un senso di "parte" nella risposta. Ma da un certo senso presumo sia anche plausibile dato che sono rimasto molto generale nel chiedere consulto.
Cerco di esprimermi più dettagliatamente:
Quando ci siamo conosciuti entrambi lavoravamo, eravamo colleghi di lavoro (anche se poi entrambi abbiamo scelto strade differenti a livello lavorativo). Guadagnavamo bene, la convivenza procedeva bene e suo figlio mi vedeva come un esempio da seguire.
Tranne un piccolo dettaglio che ho sempre lasciato perdere. Lei denigrava suo figlio come non ci fosse un domani per qualsiasi cosa. Quando ho provato a parlarne con lei di questa situazione mi ha sempre detto: tu non sei suo padre e devi farti gli affari tuoi.. A quel punto ho iniziato di nascosto a supportare suo figlio rimanendo anche ore ad ascoltarlo e a cercare di fare qualcosa per loro indirettamente, facendo l'impossibile per migliorare la condizione madre e figlio. Non era compito mio? Forse ma ci vivevo anche io in quella casa e il mio desiderio è sempre stato quello di essere in una famiglia serena e non dettata da bestemmie, insulti, urla e agitazione.
Le cose sembravano migliorare al punto che iniziamo a pensare di fare un figlio insieme, insomma. tutto andava bene, nessun litigo, nessuna discussione tanto meno denigrazioni verso suo figlio. E' stata lei a dirmi che desiderava di avere un bambino con me e io mi sono trovato subito d'accordo.
Inizialmente non arrivava e abbiamo deciso di lasciare andare il tempo senza troppo focalizzarci.
Alla fine arriva ed entrambi siamo molto felici. E' un bambino fantastico e sia io che lei, se tornassimo indietro lo rifaremmo.
Ciò che però è cambiato è stata la sua denigrazione. Verso di me, verso nostro figlio e ha ricominciato a denigrare anche l'altro bambino (che con il fratellino è un angelo)
Ho provato tante volte a parlarle e a cercare di darle modo di ragionare sul comportamento ma il tutto è diventato sempre più violento fino al punto che mi alzò le mani rompendomi un soppracciglio. Io non ho reagito in alcuna maniera ma l'ho invitata a parlare con qualcuno, ricevendo così un bel insulto dicendo che non ne aveva bisogno. Mi sono confrontanto con il medico di famiglia, con il pediatra e con uno psicoterapeuta i quali mi hanno suggerito di fare il possibile non tanto per lei ma per mio figlio.
Confrontandomi con lo psicologo mi ha suggerito un sospetto disturbo da narcisismo patologico overt. Questo rispecchia molto bene la sensazione stupenda iniziale, il continuo cerare, per poi denigrarmi ed infine lo scarto con successivo ritorno. Io non conoscevo questa patologia ma leggendo, documentandomi, confrontandomi con professionisti rispecchia sempre di più il quadro del narcisista. Ripensando al passato ha già fatto molte volte questi cicli e quando abbiamo parlato degli ex mi ha detto: -Tutte le mie relazioni sono durate 4 anni esatti (anche la mia sta finendo ai 4 anni) e li ho sempre traditi tutti perché loro mi annoiavano..
Però sa, da ignorante in materia credevo fosse una condizione possibile. Io ho avuto molte ma molte meno relazioni rispetto a lei e tutte sono finite per malcomprensioni oppure cambi di obiettivi futuri che non combaciavano nella coppia.
Io ho provato a risolvere, a cercare un supporto per lei e anche per noi. Impossibile ogni volta che le chiedo di poter parlare inizia ad insultarmi, ad andare sulla difensiva e ad aggredirmi sia verbalmente che fisicamente (solo che se reagisco faccio il suo gioco) quindi sono con il "sasso grigio" ma inventa scuse per tradirmi, anche le più assurde. Io lo so che mi sta tradendo ma non ci posso fare niente ormai. L'unico punto a favore è la linea guida che abbiamo su nostro figlio. Andiamo d'accordo. Se non siamo insieme lei non lo insulta (cosa che prima era una bestemmia unica nei suoi confronti. Ma come ha detto lo psicoterapeuta Lei si scaraventa verso nostro figlio solo perché sa che può avere una reazione da me per poi additarmi e uscire dalla relazione per andare a farsi gli affari suoi). Adesso che siamo in fase di separazione tutto è tranquillo nei confronti di nostro figlio, lei non lo insulta, non lo aggredisce, con me lei sembra tranquilla e quando le chiedo se c'è una soluzione differente alla separazione anche con un percorso di coppia mi ripete che non è possibile e che è colpa mia se siamo arrivati a questo punto perché non l'ho mai capita e che sono io che la faccio passare per pazza solo per andare da uno psicoterapeuta dato che gli psicoterapeuti curano i matti e lei non è matta.. Questo mi dice ogni volta. Quindi per rispondere all'affermazione "lei è troppo giovane per fare figli" Le rispondo che non è così dal mio punto di vista soggettivo. Non avrei avuto altra gioia che guardare negli occhi il mio bambino e dirgli ti voglio bene!

Il motivo per il quale mi sento in colpa verso mio figlio? Perché non ho visto quello che avrei dovuto vedere, non mi sono documentato prima, perché a causa del "sasso grigio" si è subito tante denigrazioni per colpa mia, Ecco perché mi sento in colpa. Vorrei poterlo salvare il prima possibile e soprattutto avrei desiderato che la madre non fosse in lovebombing quando io invece mi fidavo di lei.
Credo che spesso le condizioni non siano così semplici e la separazione rimane l'unica strada percorribile anche in fase di bambino piccolo.
Per me la famiglia è molto importante e come tale deve essere serena, sana e se questo non avviene non è famiglia ma è un trauma costante. Provi ad immaginare lo sviluppo psicopedagogico di mio figlio nel vedere una madre che non fa altro che bestemmiargli contro, che gli fuma vicino, che insulta il padre e gli mette le mani addosso, che non fa altro che sparire per ore o per giorni solo per farsi gli affari suoi. Immagini cosa significa per un bambino piccolo sentirsi dire: sei un incubo, ti odio solo per vedere il padre che reagisce e prova a difenderlo per poi vedere una madre che rigira le urla e gli insulti (oltre che spintoni e strilla fortissime) verso il suo papà. Ora mi spieghi come posso io, in una condizione spiegata meglio, rimanere così. Ecco che quindi quando mi ha chiesto la separazione io non mi sono opposto. Solo un masochista lo farebbe. Mi dispiace per mio figlio? certo che mi dispiace. Avrei voluto un futuro diverso per lui? certo che lo avrei voluto. L'unico modo per fargli avere un pò di serenità è stato rispondere alla richiesta di separazione:
- Anche io ci stavo pensando, va bene!
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 1,9k 114
Gentile utente,
l'espressione che conclude la dimostrazione dei teoremi matematici "come volevasi dimostrare" mi sembra perfettamente adeguata al suo caso, perché in questa seconda email esprime proprio quello che immaginavo.
Qualunque cosa io possa farle osservare, per esempio che interpretare come "di parte" (intendendo di parte avversa) lo specialista a cui ci si è rivolti è un sintomo da prendere in seria considerazione, le scivolerebbe addosso come acqua fresca... o meglio, come le sono scivolate addosso tutte le dimostrazioni di scarsa propensione alla genitorialità e alla vita di coppia della sua ex compagna e sue.
Ma lei dice che tutto è stato opportunamente condotto e vuole sentirsi immune da ogni responsabilità.
Ognuno crea i propri aggiustamenti, nelle azioni e nelle idee: alcuni flessibili e utili, altri rigidi e nevrotici. Per fortuna in molti casi abbiamo la possibilità di cambiarli.
Se posso suggerirle un esercizio in questo senso, rilegga la sua email chiedendosi se non ci trova qualcosa di strano, qualcosa che poteva/doveva essere previsto e condotto diversamente, qualcosa di non-detto.
Qui si tratta di pensare al futuro, il che prevede il rimettere in discussione molte certezze, affidandosi all'aiuto di un professionista.
Le auguro vivamente di riuscire a farlo.

Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


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dopo
Utente
Utente
Ritengo, a mio avviso che "ignorare" considerazioni come "scarsa propensione alla genitorialità" non faccia per forza di me un genitore non adeguato oppure con occhi bendati.
Come anche ignorare il "volermi sentire immune" non faccia di me una persona che voglia scaricare le proprie responsabilità. Sono considerazioni ignorate di proposito in quanto non rientrano tra le richieste fatte nel primo consulto.
Ho assunto fin troppe responsabilità (sia mie che della madre) e mi assumo la responsabilità di essere d'accordo alla separazione. Secondo lei, il fatto che abbia ignorato quanto io le ho descritto della situazione fa di me un cattivo genitore oppure è complesso da parte sua effettuare un giudizio oggettivo e non soggettivo? dato che per esternare una scarsa propensione alla genitorialità è un etichetta molto forte da indossare a terze parti.

Come detto dai legali, dal medico di famiglia, dallo psicoterapeuta e dal pediatra il mio dovere è proteggere mio figlio e non mantenere una vita di coppia "infelice" insegnando valori non sani a mio figlio e mettendolo in "pericolo sia a livello fisico che emotivo".
La tutela del minore è la prima intenzione da parte dei legali, la salvaguardia della salute fisica è la prima intenzione dei medici ed infine la crescita psicopedagogica è la prima intenzione degli psicoterapeuti..
Per quanto riguarda me io per mio figlio farei tutto e se devo proteggerlo dalla madre sarà mia premura e RESPONSABILITA' farlo!

Come lei ha detto, "si tratta di pensare al futuro" ed è proprio quello che sto facendo. A mio avviso non ritengo la sua risposta esaustiva (questo non significa per forza che io non sia aperto all'ascolto, mi sto basando solo sulla non risposta da parte sua ad un consulto richiesto) su una strategia su come affrontare la separazione nel modo migliore.
Le sue considerazioni riguardo la vita di coppia (ripeto, ignorate volontariamente) sono, secondo me, superflue in quanto riguardano un passato e non un "qui ed ora". Parlare del "te lo avevo detto" oppure "si poteva fare diversamente" lei ritiene che sia necessario alla risoluzione del quesito sulla strategia migliore per affrontare una separazione con figli minori a livello emotivo?
In quanto presumo che lo ritenga fondamentale (dato che in due mail su due lo ha esternato) le domando come sia possibile utilizzare quanto detto da lei per affrontare quanto espresso nel primo quesito.
Ultima cosa. Io non provo ne fastidio ne dispiacere per chi mi "addita" come scarsa propensione alla genitorialità, ecco il perché del mio "scivolare addosso". Altrimenti non sarei su internet a chiedere un consulto. Ma le domando. su quale base oggettiva mi etichetta genitore non adatto? Sul fatto che voglia proteggere mio figlio oppure sul fatto che mi stia separando consensualmente con la mia ex compagna?
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 1,9k 114
Gentile utente,
le ripeto per la terza volta che ritengo utile per lei consultare di persona uno psicoterapeuta.
Non credo che questo sito possa fornirle altro, per cui chiudo il consulto.
Buone cose.

Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


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