Utente
Salve, ho 27 anni e espongo una condizione che vivo da anni ma che ho pienamente realizzato da pochissimo tempo.
Più o meno dal secondo anno di università ho cominciato ad avere quello che io chiamo "intorpidimento emotivo", sento cioè meno le emozioni ed è come se vivessi costantemente nei miei pensieri.
Ho vissuto a partire da quell'anno diversi episodi spiacevoli.
In primo luogo sono stato insieme ad una ragazza che non amavo per molto tempo, per via della sua situazione familiare.
La madre stava morendo di cancro (cosa che poi avvenne) e non me la sentivo di aggiungere dolore al dolore lascialdola.
Dopo la morte della madre però presi coraggio e la lasciai perché non riuscivo più a vivere con quel peso.
Anche i miei genitori hanno avuto malattie molto pesanti e se la sono cavata uscendone però segnati pesantemente.
L'università è stata un completo disastro, non perché non amo quello che studio (mi mancano 4 esami alla laurea), ma perché mi sono accorto che il rimuginio costante inficia le mie capacità cognitive e la memoria, inoltre a ridosso delle sessioni di esami divento molto ansioso.
A volte ho la strana sensazione di essere disconnesso da quello che vivo.
Come se svolgessi le mie normali attività quotidiane in background a discapito ovviamente della memoria a breve termine.
Nel luglio del 2020 stanco di tutto questo ne parlai con il mio medico curante, che bollandola come depressione, mi prescrisse della sertralina dicendomi che avrebbe risolto il problema.
Dopo due giorni sotto 25 mg ebbi un brutto svenimento con trauma cranico e ho provato nei giorni successivi le sensazioni più brutte e cupe che abbia mai vissuto.
Forte astenia e assoluta disperazione, tutto dato dalla pillola.
Questo mi ha terrorizzato.
In questi ultimi giorni ripensando a tutto quello che è successo sono stato assalito da forti paure che mi levano il sonno.
Ormai l'appuntamento con il letto lo vivo come una battaglia e i pensieri che ricorrono sono di essere schizofrenico o di vivere una depressione talmente forte da rovinarmi la vita, ripensando alla forte disperazione che provai dopo la reazione avversa alla pillola prescritta.
Credo che questi pensieri non abbiano un fondamento ma esistono perché non so dare una spiegazione a quello che sto vivendo.
Io non mi sento depresso, non provo sentimenti di forte tristezza, la mia vita è attiva, ho molti amici e soprattutto una gran voglia di vivere a pieno e di progredire.
Sto cominciando però a sentire una forte pressione da mio questo stato di "intorpidimento" perché mi sento bloccato, mi impedisce di esprimere tutto il mio potenziale sotto ogni aspetto.
Come se non vivessi pienamente ogni momento ed è molto frustrante.
Si può dare un nome a tutto questo?
La psicoterapia può aiutarmi?
E soprattutto, i farmaci sono assolutamente necessari?

[#1]  
Dr. Gianfranco Fabiano

24% attività
8% attualità
12% socialità
ROMA (RM)
FRASCATI (RM)

Rank MI+ 44
Iscritto dal 2020
Gentile utente.
Come prima cosa la ringrazio per la ricchezza del suo racconto. Lei dice:" Credo che questi pensieri non abbiano un fondamento ma esistono perché non so dare una spiegazione a quello che sto vivendo." Probabilmente la preoccupazione per le sue condizioni le fa aumentare pensiero su questo. Le Consiglio vivamente si rivolgersi ad uno specialista del settore cioè uno psicologo o psicoterapeuta che possano verificare la possibilità ad essere seguiti con una psicoterapia. La valutazione sia della sua condizione e l'eventuale utilizzo di farmaci le sarà indicata dalla professionista a cui si rivolgerà sia dal vivo che on line, ma non attraverso una chat. Cosí potrà scioglere i suoi dubbi e perplessità. Spero di esserle stato utile.
Cordialmente
Dr. Gianfranco Fabiano
Specializzando in Psicoterapia Breve strategica
3407617782