Rinchiusa in una famiglia tossica

Volevo confidarmi su una situazione che mi causa sofferenza.
Ho 28 anni e la mia è una famiglia tossica.
I miei genitori sono separati in casa ma per motivi economici siamo costretti a vivere tutti insieme.
I miei sono asociali e non hanno nessuno a parte noi figli ed io in particolare (timida, goffa e senza amici) sono diventata la vittima su cui scaricare la rabbia.
La situazione mi ha molto danneggiata, ho infatti problemi di ansia che grazie alla terapia ho imparato a gestire, con alti e bassi.
Il problema è: come conquistare l'età adulta che mi viene negata?
A quasi 30 anni non mi viene permesso di viaggiare da sola, se parlo al telefono con qualcuno ficcano il naso, se devo uscire con un ragazzo fanno il muso, non vogliono che io abbia una vita sessuale.
Sto ovviamente cercando lavoro fuori.
Loro alternano momenti in cui si dicono contrari a momenti in cui dicono che non vedono l'ora che me ne vada in modo da non vedermi più.
Al momento l'occasione di partire è ancora lontana.
Avete qualche consiglio per resistere e stabilire dei confini con questa famiglia così soffocante?
Grazie.
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Dr. Andres Rivera Garcia Psicologo, Psicoterapeuta 173 5
Salve,
il problema non è tanto che le viene negato quel lato della vita che invece lei desidera (amicizie, un fidanzato, una sana vita sessuale) ma piuttosto riconoscere la sua responsabilità in tale questione.
Andare a vivere fuori può essere una soluzione ma la distanza reale non sempre riesce ad allentare la vicinanza simbolica.
Le si para davanti una scelta bella e buona: a cosa devo rinunciare per essere felice?
La risposta la conosce lei, con tutte le questioni del caso.

Cordialmente,

Dr Rivera Garcia Andrès,
San Benedetto del Tronto
Psicologo clinico, Psicoterapeuta

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Utente
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Sì Dottore, ha ragione. Rifletto spesso su questo aspetto ma non trovo mai una soluzione e quindi rimando. Mi rendo conto che una persona con una "linea di ragionamento oggettiva" avrebbe preso provvedimenti molto prima. Nel senso: 1) qui mi trattano male, 2) io ho la mia dignità e il mio istinto di sopravvivenza, 3) decido di allontanarmi e di prendermi tutte le responsabilità del caso. Purtroppo ci sono degli aspetti psicologici, dei "blocchi mentali", molto forti. Durante tutti questi anni ogni progetto che mi rendesse più autonoma è stato accolto con un'alzata di spalle o con frasi volte a scoraggiarmi. Forse il problema è che aspetto conferme dall'esterno quando invece dovrei essere io a decidere e mettere in conto che i miei faranno il muso e non dare loro troppa importanza.