Utente
Buonasera Dottori,
Vi espongo, sperando di essere il più chiaro possibile, il mio problema.

Come da titolo, la ragazza con la quale ho una relazione da circa quattro anni soffre di depressione (certificata), e la cosa non mi pesava fino a poco tempo fa: ho retto bene ogni litigata dovuta alle sue insicurezze e problematiche, fino a quando non ha deciso di provare a suicidarsi.
Per la prima volta nella mia vita ho sentito ansia e paura in maniera tangibile, ma nonostante questo ho deciso comunque di continuare.
Però poi è successo di nuovo, un altro tentativo di suicidio con conseguente intervento da parte mia, e da quel momento io non riesco più a provare alcun sentimento se non paura e tristezza.
Detesto dover "abbandonare la barca" ma per la mia persona è troppo, ho paura che possa risuccedere.

Il problema è che non riesco a fregarmene di quel che succederebbe se la lasciassi, anche perchè lei si trova sostanzialmente da sola: la depressione non le ha consentito nel corso degli anni di formare amicizie solide (le poche che ha suppongo vedano come un peso la sua condizione e difficilmente ha modo di vedersi o relazionarsi), e la sua famiglia è, perdonatemi il termine, un disastro colossale: genitori separati e decisamente non modello, incapaci di capire realmente quanto male stia la loro figlia, gli altri parenti che o se ne fregano o restano per facciata ignorando comunque la problematica.

Io sto provando a spronarla, ad aiutarla a mettersi in piedi e costruire qualcosa, ma i miei tentivi sono vani, le persone che ha intorno sono il male che l'ha portata alla depressione.
Io l'ho conosciuta che era già così, ed è stato un errore instaurare una relazione, ma disgraziatamente non sapevo cosa volesse dire "depressione".

Inoltre, i sentimenti che provo per lei non sono del tutto spariti, ma sono soffocati in maniera decisamente grave, ma non bastano da soli per farmi continuare qualcosa che sento come nocivo per me.
Odio me stesso per aver anche solo chiesto come potermi districare, ma non vedo altra soluzione.
Potreste illuminarmi, o consigliarmi come muovermi?
Se servissero ulteriori dettagli, sono disponibile a fornirveli.


Vi ringrazio tantissimo.

[#1]  
Dr.ssa Anna Potenza

28% attività
20% attualità
16% socialità
CIAMPINO (RM)

Rank MI+ 64
Iscritto dal 2017
Caro utente,
la invito soprattutto a considerare che un consulto a distanza, in faccende così delicate, va preso con cautela, perché davvero non può sostituire quello che solo il curante della sua ragazza potrebbe offrirle.
Lei scrive che non sapeva cosa fosse la depressione; le credo. Perfino chi se ne occupa professionalmente a volte stenta a sondarne l'abisso, a capacitarsi dell'impossibilità di raggiungere il malato oltre lo spesso muro di vetro deformante dietro il quale si rifugia, ogni volta che speriamo di raggiungerlo. Da questo rifugio lancia strali contro tutto e tutti, ferendo sé stesso per primo, ma anche quelli che si prendono cura di lui.
Lo stato d'animo che lei esterna è comune a quelli che sono arrivati a veder fallire i loro più strenui tentativi: "i sentimenti che provo per lei non sono del tutto spariti, ma sono soffocati in maniera decisamente grave, ma non bastano da soli per farmi continuare qualcosa che sento come nocivo per me".
Proprio così. Ad un certo punto si comprende il pericolo. Il depresso non appare subito un malato grave, ma una persona triste che è stata maltrattata, a cui offriamo un oceano di affetto. Però lui rifiuta qualunque via d'uscita e finisce per esaurire tutte le risorse di chi era entrato in sintonia con la sua visione del mondo pervicacemente negativa. Gli amici non lo abbandonano perché non è divertente, ma perché frustra ogni loro affetto, ogni slancio generoso.
Se rifiuta addirittura le cure, che sono farmacologiche e psicoterapiche, è impossibile occuparsene. Si entra in collusione con la sua psicosi, non si fa più nemmeno il suo bene.
Lei ha già fatto molti passi verso questo atteggiamento, infatti parla di "genitori separati e decisamente non modello, incapaci di capire realmente quanto male stia la loro figlia, gli altri parenti che o se ne fregano o restano per facciata ignorando comunque la problematica".
Cos'altro potrebbero fare? Se lo è mai chiesto, immedesimandosi davvero in ciascuno di loro? Genitori separati, egoisti, irresponsabili ce n'è tanti; non tutti i loro figli, però, sono malati di depressione. E viene per tutti un momento che da un certo tipo di malato ci si salva con la fuga, come da chi rischia di annegare ma è più propenso a trascinarci a fondo che a seguirci verso la salvezza.
Essendo arrivato a comprendere questo, lei può utilizzare la crisi che minaccia la vostra coppia per attuare quei cambiamenti che solo le grandi crisi comportano: appurare se la sua ragazza si sta curando, e nella maniera migliore; chiedere di parlare con i curanti, valutare con loro una strategia.
Tenga conto che la situazione non è facile, qualunque cosa lei scelga di fare.
Se si occuperà della cura, accordandosi con i curanti e resistendo alla tentazione di credere che la via della guarigione passi per moltiplicare ancora i suoi segnali di affetto, potrà almeno dirsi di aver fatto tutto quello che poteva.
Auguri, e ci tenga al corrente.
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


[#2] dopo  
Utente
Buongiorno Dottoressa,
Innanzitutto la ringrazio per la risposta esaustiva. Le vorrei precisare un paio di punti, che non ho inserito nella mia domanda principale:

-le cure non le rifiuta, ma non c'è alcuno slancio da parte sua e (e questo è il punto peggiore) nemmeno dai suoi parenti più vicini, madre compresa.
-per i genitori si, ho provato a comprenderli, ma vedendo anche di persona certe reazioni fatico a prenderli in buona fede. Ma dato che questo rimane confinato nella mia testa come dubbio, non lo prendo come peso da mettere sulla bilancia.

Detto ciò, cercherò di agire nella direzione che Lei mi ha consigliato.

La ringrazio ancora.

[#3]  
Dr.ssa Anna Potenza

28% attività
20% attualità
16% socialità
CIAMPINO (RM)

Rank MI+ 64
Iscritto dal 2017
Caro utente, tenga conto che in questi casi le persone di cui appurare competenza e impegno, le uniche su cui fare affidamento, sono tre: il medico, lo psicologo, il malato stesso.
Buona fortuna. Ci tenga al corrente.
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it