Possibile problema con la mia identificazione sessuale

Buongiorno/buonasera, sono un ragazzo di 20 anni ETERO e vorrei presentare il mio problema, che ho iniziato a considerare seriamente da solamente qualche mese.

È da molti anni che provo ormai una sensazione abbastanza singolare per quanto riguarda la mia identificazione sessuale (se così è giusto chiamarla).
Mi sono sempre ritenuto un ragazzo non molto mascolino, o meglio, non tanto quanto altri miei conoscenti.

La cosa non mi ha mai preoccupato più di tanto, anche perché non l'ho mai vista e non la vedo come un problema, ma un modo di essere.
Essere leggermente meno "virile" degli altri, ma magari un po' più fine, non mi ha mai recato alcun tipo di timore.

Tuttavia, col passare degli anni, a inizio adolescenza (verso i 13/14 anni), ho iniziato a sentire una sensazione diversa.
Ho iniziato a provare una certa voglia nell'essere meno "grezzo" di quanto già poco lo fossi, e ho iniziato a provare una voglia nell'avere un viso più femminile, magari con capelli lunghi e, a volte, trucco.

È una voglia repressa, visto che non ho mai messo in atto tali cambiamenti, sia perché l'ho sempre ritenuta una voglia passeggera, sia perché i miei genitori (giustamente?) non l'avrebbero accettato.

Non era una voglia che mi assillava, anzi, sono sempre stato un ragazzo normalissimo, fisicamente e caratterialmente.
Recentemente, da 2 o 3 anni, la voglia si è ripresentata più forte.
Ho deciso, allora, di farmi crescere i capelli, una cosa che ho sempre voluto fare sin da piccolo.

Ora ho i capelli lunghi, e ne sono molto felice, ma non la vedo come qualcosa di "femminile".

Accelerando il discorso, il punto è che una parte di me vuole andare oltre: truccarmi, indossare accessori femminili, comportarmi più da ragazza (TUTTAVIA NON INDOSSARE VESTITI FEMMINILI).

Ripeto di essere totalmente etero, mai avuto dubbi, ed è questo che mi spinge a richiedere questo consulto.
Perché provo certe sensazioni?
Ammetto di essere sempre stato attirato (non sessualmente) da figure pubbliche maschili che avevano un aspetto un po' femminile, le ammiravo e volevo essere come loro (un po' come Michael Jackson, per intenderci), ma niente di più.

Quello che vi chiedo, cortesemente, è un chiarimento del Perché io stia provando certe cose, quando non mi sento né gay né trans, anzi.

Potrebbe venire spontanea l'ipotesi che io abbia passato più tempo con figure femminili o, per esempio, che abbia giocato con giocattoli per bambine... Niente di tutto ciò: ho avuto l'infanzia di un bambinO qualunque, mi piacevano le auto e non mostravo nessuna delle voglie che provo ora.

Dunque, tutto sembra essere comparso casualmente durante l'adolescenza.

È da un bel po' che ci penso, ma veramente non trovo un motivo a tutto ciò.

Scusate per il messaggio lungo, ma credo che a volte sia necessario spiegare dettagliatamente certi concetti, per trasmetterne correttamente il significato (e spero di esserci riuscito).

Grazie tante per la lettura... Ogni possibile ipotesi è ben accetta.

Buona giornata
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 1,9k 114
Gentile utente,
credo che al fondo del suo disagio ci siano certi rigidi schemi imposti dalla società, a partire dalle etichette come "gay", "etero", "trans" e tutte le altre che cercano di incasellare le nostre più varie tendenze.
Qualche anno fa l'OMS pubblicò un appello scientificamente documentato invitando la scuola, le istituzioni, le famiglie, le leggi a cessare di imporre stereotipi.
Ne seguì un feroce attacco da chi quello studio non lo aveva nemmeno letto, ma sentiva a rischio soprattutto la mascolinità, qualunque cosa s'intenda con questa parola.
Ricordo una madre strepitare che i suoi figli avevano il pene e quindi non li avrebbe mai vestiti di rosa, come se un abito rosa potesse avere un effetto mutilante sui genitali maschili.
Per chi ha visto qualche foto dei primi del Novecento, dove nelle classi elevate i maschietti fino ai tre/quattro anni avevano proprio una vestina adorna di trine e i boccoli d'oro, questo clamore è grottesco, ma sta di fatto che le mode hanno sempre agio su qualunque buon senso e quel che è peggio su qualunque libertà personale.
L'OMS, ossia la scienza, quindi la psicologia, distinguono tra l'altro tra "appartenenza di genere", preferenza del genere del partner e comportamenti di genere, che sono tre cose diverse, in grado di combinarsi tra loro nelle più varie maniere.
La cosa straordinaria è che in Occidente, in questo campo, sono i maschi a veder ridotta drasticamente la loro libertà: da noi nessuno impone a una donna di non portare i pantaloni o di portare per forza scarpe col tacco, trucco e gioielli.
Le cosiddette "butches" in Italia vengono confuse con le lesbiche, ma in Inghilterra si sa che sono donne, lesbiche o etero, che preferiscono avere atteggiamenti, abbigliamento, comportamenti maschili.
Agli uomini, questo è stato brevemente, moderatamente concesso dalla moda dopo il '68: l'unisex permise anche agli uomini capelli lunghi tinti di biondo, orecchini, collane, stivaletti col tacco.
In seguito, forse per reazione, si è irrigidita la drastica separazione dei costumi, che però non ha senso e soprattutto non ha nessun significato relativamente al genere di appartenenza e alla scelta del partner.
Ci sono donne che non calzano mai scarpe col tacco, prediligono i pantaloni, non si truccano; sono comunque perfettamente femminili per come si sentono, come appaiono e nella scelta di un partner maschile.
Agli uomini la stessa libertà in questo campo non è concessa, se non in forme limitate sempre regolate dalla moda: la depilazione integrale, il togliere le sopracciglia.
Se hanno il desiderio di farsi la permanente, truccarsi, mettersi collane, indossare morbidi abiti lunghi (simili dopotutto alle toghe dei romani antichi) provocano ilarità o sdegno.
Provi a cercare lo studio dell'OMS in rete, e magari a fare una ricerca socio-antropologica su questo.
Ci tenga al corrente.

Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


[#2]
dopo
Utente
Utente
Innanzitutto la ringrazio per la ottima risposta e per il suo tempo. Avevo già sentito prima e letto qualcosa riguardo quella ricerca di cui lei mi ha parlato, e ovviamente i risultati evidenziano quanto gli stereotipi siano ancora presenti e quanto blocchino parte di noi stessi.
Parlando con franchezza, lasciare libero arbitrio alle mie voglie più profonde è sì, da una parte, un modo per accettarsi ed essere sé stessi, ma dall'altro è un totale omicidio della propria condizione sociale. Tralasciando le conoscenze e gli amici (basta semplicemente avere quelli veri), anche da un punto di vista lavorativo, la cosa si complica: come un datore di lavoro non è propenso ad assumere nella propria azienda, ad esempio, una donna con i capelli corti, colorati, piercing e altra roba del genere, egli sarà altrettanto poco propenso ad accettare un uomo con i capelli lunghi, con orecchini, trucco e vestito.
Non do necessariamente la colpa ai datori, i quali molto spesso hanno da mantenere un certo senso etico della loro azienda rispetto alla società. La società, ecco, è il vero problema. Forse, visto che raramente potrà cambiare (forse in tempi lontani), è meglio rinunciare a certi desideri e aspirare più ad avere una vita normale, libera dalle discriminazioni ignoranti e in tranquillità. Lei cosa ne pensa? Buona giornata e buon lavoro.
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 1,9k 114
Gentile utente,
come vede dal ritardo nel risponderle ho riflettuto un bel po' alla sua domanda, perché la mia risposta è "ni".
In altre parole, trovo molto saggio seguire Cartesio che nella Morale Provvisoria suggerisce che se sei in dissidio col mondo devi cambiare te stesso, non il mondo. Elementare buon senso: abbiamo qualche potere su noi stessi, non su tutto il resto.
Tuttavia, non può sfuggire il fatto che i limiti alla libertà non sono generalizzabili: un artista o un ballerino, per esempio, potrebbero realizzare in tutto o in parte quello che lei esprime: "una parte di me vuole andare oltre: truccarmi, indossare accessori femminili, comportarmi più da ragazza".
Un uomo ricco lo può fare più di uno povero, così come lo può fare uno che abbia genitori e/o partner particolarmente aperti.
Quello che ognuno di noi può fare, in questo campo come in altri, è frutto della nostra condizione familiare, ambientale, professionale, sociale, ma queste sono cose che soprattutto oggi possiamo cambiare.
Se lei fosse un attore o un cantante dovrebbe proprio truccarsi come più le piace: guardi Renato Zero; guardi Billy Elliott, del noto film.
Alla sua giovane età, pur essendo saggio non rischiare di incorrere in equivoci e difficoltà, mi sembrerebbe utile anche aprirsi qualche spiraglio.
Che studi sta facendo, a che professione aspira?
Ci tenga al corrente.

Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


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