Perché ad una persona non piace festeggiare le feste?

Salve!
Perché ad una persona non piace festeggiare nessuna festa o ricorrenza?

Oggi, 19 Marzo San Giuseppe, ennesima ricorrenza, ennesima festa, nonostante sappia che al mio compagno non piaccia festeggiare nessuna ricorrenza, quando mi ha chiamato nella pausa del lavoro mi sono sentita di fargli gli auguri di buon onomastico, ma come in tutte le feste compresi i compleanni ho avuto la stessa risposta, non mi interessa.

So, per quel poco che mi ha raccontato, che non ha mai avuto festeggiamenti in famiglia, ne di compleanni, ne di feste, sua mamma l'ha lasciato il giorno dopo Natale ma non per questo non mi spiego il perché dei non festeggiamenti.

Insomma, ha avuto un passato bruttissimo, nel quale era al mondo ma a nessuno sembrava importare.
E' stato rinchiuso in casa per molto tempo nella sua vita, dal padre, perché la pecora nera della casa, il fratello più piccolo, mi ha raccontato, che non ha avuto gli stessi trattamenti.
In tutto questo poi è venuta a mancare anche la madre, così appena ha potuto è "fuggito"da quella realtà.

Ma nonostante adesso abbia una vita completamente diversa, che si è guadagnato a sacrifici, ha una casa, un buon lavoro, uno stipendio, a me...sembra che in lui sia rimasto tutto uguale.
Non ama uscire, nonostante adesso sia davvero libero di farlo, non ama stare in mezzo alle persone, nonostante ci siano persone che avrebbero un certo piacere ad avere la sua compagnia...non ama fare niente e si rinchiude sempre in se stesso, ha scelto il lavoro notturno proprio per non avere grandi contatti con le persone, il suo sogno è smettere di lavorare per sempre (ha intrapreso già da un po'di tempo un percorso che sembra gli faccia avere questa possibilità), inizialmente quando ci conoscevamo questo suo lato "solitario" era interessante, questo suo essere diverso dagli altri, ma così premuroso con me come nessuno mai, ma poi, sempre più distante anche da me, l'unica persona la quale realmente ha accanto.
Io vorrei poter fare davvero qualcosa, magari se ci penso credo di sbagliare, perché per come faccio realmente lo allontano, ma allo stesso tempo non lo voglio "scusare"perché insomma la vita va avanti, non dico che bisogna buttare tutto dietro, ma almeno...io sono anni che vado avanti a chiedere conferme se quello che faccio è giusto, e alla fine psicologi, dottori, psicoterapeuti mi rispondono sempre la stessa cosa, tu non sei "malata" (anche se a me questa parola non piace), tu non sei strana, è solo che hai dovuto affrontare esperienze più grosse di te, ma nonostante tutto cerco di andare avanti e si...inizio a non comprenderlo più e a starci sempre più male...
Qualche consiglio?

Grazie
Buona serata.
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Dr.ssa Valeria Mazzilli Psicologo 263 13
Gentile Utente,
potrebbe provare a chiedersi come mai vorrebbe cambiare qualcosa del suo ragazzo, che per lui non sembrerebbe essere un problema.
"Io vorrei poter fare davvero qualcosa" (per lui).
La domanda che le faccio è: lo farebbe per lui o per lei stessa? Provi a chiedersi questo.
La reazione che rischia di suscitare in lui potrebbe essere quella che ha descritto: "sempre più distante anche da me, l'unica persona la quale realmente ha accanto"

Spero di averle dato qualche utile spunto di riflessione
Cordialmente

Dr.ssa Valeria Mazzilli
Psicologa Clinica
Corso Umberto I, 23 Napoli
cel. 3895404108

[#2]
dopo
Utente
Utente
potrebbe provare a chiedersi come mai vorrebbe cambiare qualcosa del suo ragazzo,(non è che io vorrei che cambiasse credo dovrebbe essere lui a farlo per "adattarsi"alla nuova situazione),alla fine non vive più in una famiglia dove c'è un padre che lo tiene rinchiuso in una stanza senza possibilità di avere contatti con nessuno,non è più in un posto dove lui sa di esistere ma nessuno se ne accorge, è libero,indipendente,e ci sono persone che lo accettano e lo fanno sentire vivo,esistente,in primis io,qualcuno che si importi di lui,di cosa pensa,di cosa sente...
che per lui non sembrerebbe essere un problema(su questo non so se per lui non è un problema,alla fine si ritrova a stare in casa,chiuso senza avere rapporti con il mondo o chi gli sta vicino,quei rapporti credo che al tempo sono venuti a mancare per colpa di altre persone...

"Io vorrei poter fare davvero qualcosa" (per lui).
La domanda che le faccio è: lo farebbe per lui o per lei stessa? Provi a chiedersi questo.(certo,farei qualunque cosa per aiutarlo,e alla fine è quello che cerco di fare,ogni giorno...),non significa amare questo?

La reazione che rischia di suscitare in lui potrebbe essere quella che ha descritto: "sempre più distante anche da me, l'unica persona la quale realmente ha accanto"(certo perché non si fida più nemmeno di me,quello è il vero problema,inizialmente nei primi mesi della nostra convivenza esprimeva spesso questa "paura",tu mi farai del male,tu mi farai soffrire,non facendo niente,solo perché avendo sofferto anche io in precedenza non ho avuto voglia di buttarmi a capofitto in questa relazione ma solo stavolta avevo preso le giuste distanze per non dover soffrire IO,così me ne stavo "sulle mie"avendo come reazione il suo volermi sempre vicino(cosa molto bella,)da lì ho capito che lui ci teneva veramente moltissimo a me così ho iniziato a lasciarmi andare con i miei sentimenti,ma nel tempo mi sono ritrovata ad avere "paura" io ora di lui,che anche lui sia come una delle storie precedenti in cui sono stata molto male la quale mi ha fatto prendere le giuste distanze dal sesso opposto al mio perché tanto mi facevano soffrire...

Spero di averle dato qualche utile spunto di riflessione(bhe',ni!).
[#3]
Dr.ssa Valeria Mazzilli Psicologo 263 13
Gentile Utente,
purtroppo, o per fortuna!, il cambiamento è qualcosa che avviene quando c'è una spinta motivazionale in tal senso. E' qualcosa che succede per bisogno, necessità, scelta. Non per imposizione di qualcun altro.


Talvolta "la giusta distanza" è il compromesso che occorre. "In medias res", dicevano i romani.
Le vicinanze troppo strette, rischiano di essere opprimenti, provocando nell'altro un allontanamento piuttosto che un piacere nello stare insieme.

La invito nuovamente a riflettere su di sé. Provi a comprendere come mai in questa relazione è partita "prendendo la giusta distanza", come ci scrive, finendo poi per voler imporre al suo ragazzo le reazioni che secondo lei dovrebbe avere durante le festività.
Sarebbe interessante in questo caso sentire anche il punto di vista del suo ragazzo. Potrebbe provare a fargli leggere questo suo consulto. Che ne pensa?

Chissà se stavolta le sarò stata di aiuto!
Cordialmente

Dr.ssa Valeria Mazzilli
Psicologa Clinica
Corso Umberto I, 23 Napoli
cel. 3895404108

[#4]
dopo
Utente
Utente
Non per imposizione di qualcun altro.(Assolutamente nessuna imposizione ma credo per lui che se prima stava male e non poteva fare niente,adesso che ha le possibilità chiedo perché non cambiare?), è per lui che dico così...

Le vicinanze troppo strette, rischiano di essere opprimenti, provocando nell'altro un allontanamento piuttosto che un piacere nello stare insieme.(bhe'l'ho scoperto adesso,ma fino a che lui mi voleva sempre con sé,andava bene,fino a che ha voluto che facessi domanda per entrare nello stesso posto di lavoro andava bene,fino a che non ha scelto di farmi venire a stare qua con lui... però andava bene ora cerca distanza? È normale che non capisco...

La invito nuovamente a riflettere su di sé. (sempre su di me...ma perché?Non rifletto abbastanza?).

Provi a comprendere come mai in questa relazione è partita "prendendo la giusta distanza"(Bhe'dopo diverse storie andate male credo che una persona un attimo più matura del solito ci pensi di più ad affrontare una nuova relazione? È sbagliato per caso?)

finendo poi per voler imporre al suo ragazzo le reazioni che secondo lei dovrebbe avere durante le festività.(non sono d'accordo.).

Sarebbe interessante in questo caso sentire anche il punto di vista del suo ragazzo.(Nessun problema).

Potrebbe provare a fargli leggere questo suo consulto(già fatto!).

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