Utente 304XXX
Tutto è iniziato quando (io almeno lo faccio risalire ad allora) 2 anni e 8 mesi fa, ho preso un aereo con i miei amici, per raggiungere la Grecia, meta della nostra "prima vacanza importante, da soli", momento da cui è iniziato un calvario a cui non riesco mettere fine. Durante la vacanza, tra l’altro, è deceduta mia nonna ed io non ho potuto assistere al funerale. Avevo già preso un aereo a 4anni, ed avevo patito. Per questo mi ero premunita di medicinali contro il mal d'aria, che evidentemente non hanno fatto il loro dovere perchè le 2 ore di andata e di ritorno sono state un incubo: nausea atroce, palpitazioni e ipersudorazione, le orecchie che mi fischiavano molto forte...ed una voglia-necessità di scendere immediatamente da quell'aereo. Se fossero solo stati quelli i problemi, li avrei risolti non prendendo più l'aereo! Ma purtroppo, circa un mese dopo il viaggio, ho avuto una escalation di "malessere": andavo al cinema e mi veniva nausea, e mi dava quasi fastidio restare in quel luogo chiuso e buio; non volevo prendere l'autobus per timore di rimettere "in giro". Il culmine l'ho avuto una sera, durante una cena con amici, in una pizzeria di un paese distante circa un'ora da casa mia dove, all'improvviso, mi sono sentita male come sull'aereo: nausea esagerata, palpitazioni e la voglia di andare subito a casa. Da allora:
- ho iniziato a faticare a mangiare,specialmente fuori casa, perchè c'è sempre il timore costante e snervante di rimettere (sebbene, per fortuna, non sia dimagrita perchè alla fine mangio lo stesso, se sono a casa);
-ho paura di viaggiare, che invece prima amavo moltissimo. Il che significa che, per alcuni mesi, non riuscivo nemmeno a raggiungere Torino, dove ci sono le sedi universitarie, che dista dal mio paese 60 km, perchè la paura di stare male lontano da casa mi assillava. In questo i miei genitori mi hanno aiutato tantissimo, portandomi per 2 mesi in macchina all'università, finchè, gradualmente, sono riuscita a prendere il pullman. Ma ancora oggi, fare quelle 2 ore di pullman, sono per me uno scoglio che mi creano agitazione e paura.
Mi sono rivolta al mio dottore della mutua, soprattutto per risolvere il problema della nausea. Inizialmente sembrava che essa dipendesse da un medicinale che prendevo contro l'acne, che ha come controindicazioni anche nausea. Ma sospesa l'assunzione, le cose non sono cambiate. Pensavo di soffrire di claustrofobia, perchè i posti chiusi, bui, in cui non ero proprio libera di entrare ed uscire quando volevo mi davano un desiderio smodato di scappare "fuori", anche se non si sa bene dove. Ora lui ha consigliato di rivolgermi a degli psicologi, ma i miei ritengono che non sia necessario, che sia una crisi “passeggera” dovuta alla crescita, che se voglio posso farcela da sola. Ad oggi i miei sono un po’ stufi di questa situazione ma continuano a ritenere che siano soltanto delle fisse che devono essere affrontate. Spesso fanno finta che io non gliene abbia mai parlato, che non siano mai esistite queste paure e sebbene capisca che sia il loro modo per farmi reagire mi fanno sentire solo più sola e non capita. Per me non esistono più vacanze da sola, uscite e gite con gli amici perché cerco di fare in modo di non andare o, se ci vado, sto così male che non sono più un divertimento. Informandomi su internet sembrano i sintomi della agorafobia. Io sono terrorizzata all'idea di dover prendere psicofarmaci, (non ho mai fatto uso di droghe o tabacco e non vorrei diventare dipendente di queste medicine che non hanno troppo una buona reputazione) ma ho molta più paura che questa cosa non abbia una fine.

Principalmente provo una paura continua ed angosciante di stare lontano da casa, specialmente dai miei genitori, non mi riconosco più, mi sto limitando troppo perchè non riesco a vivere al 100%, non riesco ad allontanarmi da casa. Però da piccola non ho mai avuto problemi di distacco dai miei genitori. Prima la mia vita è sempre stata semplicemente "normale".

Ora vorrei incontrare uno psicoterapeuta che possa aiutarmi ad uscire da questo tunnel ma non so a chi rivolgermi e nemmeno il mio dottore della mutua sa indirizzarmi. Mi rivolgo a voi per questo: sapete consigliarmi qualche collega del Piemonte (se possibile di Torino o della provincia) specializzato nel trattamento delle fobie? Perché guardare solo sulle pagine gialle e sceglierne uno a caso non mi da molta sicurezza…E cosa pensate siano dovuti questi disturbi? Grazie e scusate per la scarsa sintassi!


[#1] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente,

il preconcetto rispetto agli psicofarmaci non le consentira' di avere un buon approccio con il reale trattamento possibile per questi disturbi.
Infatti, l'approccio per il suo disturbo deve essere di tipo farmacologico, successivamente puo' prendere in considerazione un trattamento di tipo psicoterapeutico preferibilmente ad indirizzo cognitivo-comportamentale.
Il fatto che abbia dei sintomi fisici, richiede un intervento farmacologico mirato che possa consentirle di ritornare a condurre una vita normale ed i tempi della psicoterapia sono comunque non immediati.

Cordiali Saluti
Dr. F.S. Ruggiero

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[#2] dopo  
25789

Cancellato nel 2012
Gentile utente,
sono sostanzialmente d'accordo con il collega Ruggiero; appare evidente, infatti, che i fenomeni di ansia anticipatoria (paura di riavere le crisi di panico) ed evitamento agorafobico (evito di fare qualcosa o di andare in un posto per paura di sentirmi male) interferiscano abbastanza con il normale svolgimento delle sue attività quotidiane.

Un cordiale saluto
Giuseppe Ruffolo

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[#3] dopo  
19098

Cancellato nel 2008
Gentilissima utente,

importantissimo una corretta diagnosi psicologica, che potra' indirizzare un intervento farmacologico, e quindi psicoterapeutico.
E' giovanissima, non puo' limitare la propria vita sociale, i propri interessi,la propria realizzazione sia in ambito affettivo che professionale.
Con determinazione ,affronti i propri disagi,in primis, con approccio farmacologico,ripeto, per riceverne beneficio e poter iniziare psicoterapia.
Se non conosce nessuno si rivolga alle Strutture del SSN

con i migliori auguri

Dott.ssa I.Di Sipio

www.psicomedicina.mi.it

[#4] dopo  
Utente 304XXX

Grazie per le celeri risposte.Quindi confermate la mia supposizione che si tratti di una forma di agorafobia? In ogni caso intendo affrontare questi problemi con uno psicoterapeuta, per quanto la ricerca sia difficile...forse sono molto condizionata dalle idee dei miei genitori che ritengono che "queste cose non si debbano affrontare con psicologi (i problemi vanno affrontati!) e tantomeno con dei medicinali da cui si rischia solo di divenire dipendenti e che possano stordire". Io volevo addirittura iscrivermi a Università di Psicologia!Quindi sono più motivata a intraprendere questa strada.anche perchè da sola non sto risolvendo nulla...

Vorrei ancora sapere: mentre ricerco uno psicologo, secondo voi è giusto che provi e mi butti in tutte quelle situazioni che mi fanno paura? Devo affrontare (anche se mi fanno star malissimo) tutti quei piccoli viaggi e luoghi? I miei si arrabbiano molto perchè lo vedono come una mancanza da parte mia di partecipazione alla guargione...

Ancora grazie.

[#5] dopo  
25789

Cancellato nel 2012
Gentile utente,
l'esposizione alle situazioni temute è sempre consigliabile in caso di evitamento agorafobico, tuttavia è raccomandabile che la suddetta venga effettuata in maniera "protetta", nel senso che ci dovrebbe essere una terapia (farmacologica) che controlla le manifestazioni ansiose critiche; se non dovesse essere così, il rischio è che si possano generare meccanismi di rinforzo negativo (anzichè positivo) sul comportamento che finiscono col motivare il paziente a non esporsi alle situazioni che generano fobia in quanto, affrontandole, essi si accorgono di stare via via peggio.

Cordiali saluti
Giuseppe Ruffolo

www,psichiatria-online.it

[#6] dopo  
25789

Cancellato nel 2012
Chiedo scusa, ma per un errore "tecnico" che non mi è chiaro è stata pubblicata questa mia risposta che tuttavia era riferita ad un quesito posto da un'altro paziente.

[#7] dopo  
Dr. Daniel Bulla

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Gentile Utente,
inizierei col consigliarle di EVITARE assolutamente il fai da te, per cui nessuna esposizione selvaggia e non controllata alle situazioni temute, ancor più senza adeguata copertura farmacologica.

Un terapeuta specializzato in psicoterapia cognitivo-comportamentale è la soluzione migliore in questo caso, ma mi raccomando nessuna auto-terapia.

Per trovare un terapeuta della sua zona, provi sul sito www.aiamc.it, sezione Soci del Piemonte

Cordialmente

Daniel Bulla

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Cordialmente

Daniel Bulla

[#8] dopo  
19098

Cancellato nel 2008
Gentilissima,

si rivolga con fiducia a specialista.
Affrontare le situazioni fobiche è da farsi sotto terapia farmacologica, non a caso.
cordiali saluti

Dott.ssa I.Di Sipio

www.psicomedicina.mi.it

[#9] dopo  
Dr. Giovanni Ronzani

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Gentile Utente,
Da come descrive la sua situazione, con tutte le cautele del caso, è ipotizzabile un disturbo di natura fobica. Tali disturbi si curano abbastanza bene con la terapia cognitivo - comportamentale di cui accennava. Non è l'eccezione la totale scomparsa dei sintomi, essendo uno dei disturbi che maggiormente può trarre beneficio da detta terapia e questo senza ricorrere necessariamente all'uso degli psicofarmaci. Per quanto riguarda la richiesta di riferimenti presso la sua città, mi permetto di segnalarle il gruppo del prof. Giorgio Rezzonico.
Cordiali Saluti
dr Gianni Ronzani
Cordiali Saluti

dr Giovanni Ronzani

[#10] dopo  
Dr.ssa Ilenia Sussarellu

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Gentile Utente,
quelli che lei descrive sembrano essere sintomi di natura agorafobica che rientrano nell'ambito dei disturbi d'ansia.
Come i colleghi le consiglio di rivolgersi ad uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale (potrebbe consultare il sito www.aiamc.it e cercare un collega che opera nella sua zona) e quindi ad uno psichiatra.

Cordialmente

Ilenia Sussarellu
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Dr.ssa Ilenia Sussarellu, i.sussarellu@libero.it
Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale, Psicologo Cilinico-Forense

[#11] dopo  
Dr. Stefano Garbolino

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Gentile utente,
concordo con i consigli già espressi.

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