Utente 242XXX
gentili dottori,
ho ventun'anni e da qualche mese soffro d'ansia.
inizialmente avevo un fastidioso stato ansioso continuo,poi,ho iniziato a vedere uno psicoterapeuta (ci sono andata solo due o tre volte per ora).
comunque nel frattempo il problema è un po' cambiato,forse anche per autosuggestione e troppe informazioni lette qua e là che mi hanno incasinato oltre modo le idee.
si è trasformato in una sorta di agorafobia,quando sono in casa sono tranquilla,ma mi sale la paura all'idea di uscire e trovarmi in determinate situazioni,in particolare supermercato,treno,università eccetera.l'ultima volta che sono andata al supermercato ci ho rimuginato sopra talmente,che una volta la' mi sono inevitabilmente agitata moltissimo facendomi venire una specie di attacco di panico (dico specie perchè avevo paura di svenire,agitazione,tremore,ma so che un attacco di panico dovrebbe essere molto più improvviso e forte,non autoindotto).
il mio psicoterapeuta ha detto che devo assolutamente mantenere i miei impegni quindi andare in università e a fare la spesa anche se mi costa fatica,e di non chiudermi in casa o fare le cose piano piano.
mi ha detto che per come mi vede lui potrei sforzarmi di farlo anche senza farmaci,ma che se non riesco di prendermi piuttosto un ansiolitico sotto prescrizione medica.
ora,io riesco a fare qualcosa gradualmente,ma ad andare in università o al supermercato ancora proprio no.quindi credo di dover ricorrere a un ansiolitico.
ho quindi qualche domanda da farvi.
1)come mai il mio psicoterapeuta dice che è necessario che io mantenga tutti i miei impegni mentre su questo sito leggo che l'esposizione deve essere sempre graduale?non mi tornano i conti.
2) gli piscofarmaci sono sempre e solo sintomatici o possono essercene anche di "curativi"?
3)dato che la cosa è temporanea visto che nel frattempo sono in psicoterapia un ansiolitico può essere preso solo al bisogno,cioè quando devo andare ad esempio al supermercato,o è necessario prenderne ogni giorno?
4)lo psicoterapeuta mi ha detto che posso farmi fare la prescrizione anche dal mio medico di base,però del mio medico di base non mi fido per nulla,so che sarebbe molto approssimativo,quindi non so che fare. andare addirittura a consultare uno psichiatra mi pare eccessivo dato che non si tratta di iniziare una vera e propria cura pesante,ma solo di un ausilio temporaneo che mi permetta di mantenere tutti i miei impegni.

scusate il mucchio di domande.
grazie mille in anticipo per le vostre risposte.

[#1] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente,

nelle sue domande sono presenti tutti gli stereotipi tipici della paura di andare dallo psichiatra quale mostro da dover combattere perche' darebbe cure farmacologiche pesanti e non gli ausili temporanei, ovviamente sbagliando.
Innanzitutto, per poter fare una diagnosi di ansia devono essere escluse le cause organiche.
Inoltre il trattamento di tipo cognitivo-comportamentale deve essere fatto da uno psicoterapeuta che abbia tale requisito.

E' consigliabile rivolgersi ad uno psichiatra per considerare gli aspetti del suo disturbo ed un trattamento adeguato alla situazione.

Cordiali Saluti
Dr. F.S. Ruggiero

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[#2] dopo  
Utente 242XXX

mi scusi dottore,credo di non aver capito la sua risposta,o forse mi sono spiegata male nella domanda iniziale.
io sono già in cura da un bravo psicoterapeuta il quale NON mi ha detto che devo andare da uno psichiatra.
mi ha semplicemente detto che durante la psicoterapia devo comunque mantenere le mie normali attività nonostante l'ansia e la paura di uscire. mi ha detto di fare il possibile per farlo e mi ha detto che se non riesco a farlo senza ausili farmacologici posso allora chiedere al mio medico di base oppure a uno psichiatra di prescrivermi degli ansiolitici in questa prima fase della terapia per continuare comunque a mantenere le mie attività.
per tanto non capisco che c'entra la sua risposta con le domande da me poste.

[#3] dopo  
Utente 242XXX

dimenticavo una precisazione.
nella sua risposta lei cita il trattamento ad orientamento "cognitivo-comportamentale".
io sinceramente non so quale sia il tipo di orientamento del mio psicoterapeuta,ma suppongo che se dopo avermi ascoltata ha deciso di farmi continuare con lui,abbia valutato se i suoi requisiti e le sue competenze sono tali da potermi aiutare oppure no.

[#4] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente,

le linee guida internazionali prevedono un trattamento combinato farmacoterapeutico-psicoterapeutico per il suo disturbo.
Si inizia con la terapia farmacologica e quando i sintomi sono stabilizzati si puo' pensare di fare la psicoterapia.
Inoltre, si devono escludere le cause organiche del suo problema per le quali deve rivolgersi ad un medico per effettuare esami ematologici e screening che possano escludere sintomi organici che Lei confonde con sintomi ansiosi.
Gli ansiolitici non sono risolutivi ed a lungo andare provocano dipendenza mentre il trattamento previsto richiede l'utilizzo di SSRI o SNRI secondo la valutazione dello psichiatra dal quale deve farsi visitare.
Il suo sintomo sta peggiorando progressivamente.
Se vuole le indicazioni per il suo disturbo sono quelle che le ho scritto qui. Se poi vuole scegliere una strada diversa ha tutte le possibilita' per farlo senza alcun problema.

Cordiali Saluti
Dr. F.S. Ruggiero

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[#5] dopo  
Utente 242XXX

la ringrazio per la sua risposta,ora mi è più chiaro. la mia intenzione non era di contestarla,semplicemente non avevo capito bene.
l'unica cosa che ora mi spaventa è che a quanto pare il mio psicoterapeuta sta sbagliando,e la cosa mi preoccupa.

[#6] dopo  
Dr. Giovanni Ronzani

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Gentile Utente,
la situazione da lei descritto sembra un tipico stato ansioso con attacchi di panico. Occorre però tener presente che l'ansia che si prova è comunque un sintomo, pertanto, per risolvere tale problematica è opportuno mettere a fuoco condizioni e stati eziopatogenetici che hanno dato luogo all'attuale quadro clinico.
Affinchè tale percorso abbia successo è necessario costruire un buon rapporto con il proprio terapeuta, una vera e propria "alleanza", base necessaria per portare avanti una psicoterapia efficace. Eventuali ombre sul rapporto terapeutico potrebbero portare alla perdita di efficacia dello stesso.
Per attenuare episodi di particolare acuzie e limitatamente a questi, si può sempre ricorrere all'associazione di un ansiolitico.
Cordiali Saluti
dr Giovanni Ronzani
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[#7] dopo  
Dr. Vincenzo Menniti

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Gentile utente,
concordo pienamente con i pareri espressi dal dott. RUGGIERO, che sin dal primo post le ha dato indicazioni precise e necessarie per affrontare il suo problema.
In primis dalle sue parole emerge lo stigma nei confronti del disturbo mentale e dello psichiatra in generale, considerato come un mero dispensatore di compresse e una figura a cui rivolgersi in casi estremi di "follia". Per fortuna non è così e lo psichiatra oggi cura disturbi che vanno dal sottosoglia al disturbo conclamato. Rispondo alle sue domande iniziali ribadendo i commenti del collega:
Gli psicofarmaci sono SOPRATTUTTO curativi. Solo una cura incongrua potrebbe prevedere esclusivamente l'uso di ansiolitici che, utili in fase acuta,in quanto sintomatici, con il tempo determinano dipendenza, flessione del tono dell'umore e a volte paradossalmente il peggioramento dei sintomi ansiosi.Purtroppo è prassi comune consigliare solo assunzione di ansiolitici quando non si conosce la farmacologia di base.Non assuma terapie approssimative e dannose, ma si rivolga ad uno psichiatra.La psicoterapia può essere assolutamente utile al fine di migliorare i suoi sintomi,soprattutto quella cognitivo-comportamentale, ma io la consiglierei solo dopo un compenso psicoaffettivo ottenibile farmacologicamente, con una terapia CURATIVA che potrà interrompere dopo un periodo congruo, una volta che il disturbo è in remissione.

Cordiali saluti
Dott. Vincenzo Menniti

[#8] dopo  
Dr. Stefano Garbolino

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Gentile utente,
son d'accordo con i pareri precedenti.
Cordialmente
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