Utente 278XXX
Egregio dott. Caruso, Le avevo già scritto una mail circa due mesi fa per chiedere un parere su un caso di sospetta S.A. Lo scorso giovedì, dopo due mesi durante i quali ha fatto vari esami e dopo essersi sottoposto a diverse visite mediche, il mio compagno ha avuto la tanto attesa diagnosi. I sospetti avanzati dal fisiatra si sono rivelati fondati e si tratta, dunque, di spondilite anchilosante. Le lascio immaginare lo sconforto, considerata l’età e i progetti per il futuro. Gli è stata consigliata una terapia a base di compresse di salazopirina e bustine di aulin, quando il dolore è insopportabile, nonché fisioterapia quotidiana (che già fa da qualche tempo, sebbene a volte marini gli incontri con il fisioterapista). Tale terapia è da seguire per qualche mese (le compresse di salazopirina pare abbiano effetto nel lungo termine); dopo di che si valuterà se sia il caso o meno di passare alla somministrazione dei farmaci biologici (enbrel, humira o remicade). Il medico di Genova che ha in cura il mio compagno lo ha rassicurato circa gli effetti di questi farmaci biologici, ma io sono piuttosto preoccupata perché pare abbiano delle controindicazioni piuttosto serie. Lei cosa ne pensa? Quando Le avevo scritto due mesi fa, mi aveva detto di essere cauti nel parlare di S.A. in quanto si tratta di una malattia seria e invalidante. Siamo entrambi consapevoli di ciò ma, ovviamente, speriamo che questa cura funzioni o che, eventualmente, il ricorso ai farmaci biologici si riveli efficace. Lui è moralmente a terra e mi sto chiedendo se sia utile un supporto psicologico, anche perché nei miei confronti si sta comportando in maniera molto discutibile. Lei cosa pensa dei farmaci biologici? E’ utile la fisioterapia quotidiana? Abitiamo in un piccolo paese e per fare fisioterapia deve recarsi in città; per questo motivo non è molto continuo nell’attività fisica che, a quanto pare, dovrebbe invece essere eseguita con costanza. E’ vero che il movimento è molto importante in questa patologia? Essendo presente il mio compagno, non ho avuto il coraggio di chiedere al medico se la malattia sia ereditaria e dunque se vi sono possibilità di trasmissione ad eventuali figli. Lo chiedo a Lei, sperando di ricevere una celere risposta perché mi sento confusa e, devo ammetterlo, anche impaurita. La ringrazio per l’attenzione.

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Prof. Alessandro Caruso

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Gentile signora Gabriella, anzitutto stia serena e tranquilla, ma nello stesso tempo sia determinata nell’affrontare questa malattia assieme al suo compagno, verso il quale noto che ha tanto amore e dolcezza e la ammiro moltissimo.
Non abbia paura, si affidi con fiducia nei protocolli terapeutici al collega Reumatologo di Genova che sta seguendo il caso clinico, sia per i FANS che per altri farmaci che per i nuovi farmaci biologici che si sono rivelati molto efficaci e costituiscono una speranza di rallentare efficacemente la spondilite anchilosante.
Lei è molto attenta e critica e quindi sono certo seguirà l’iter della malattia con molta diligenza .
Certo la Spondilite Anchilosante è una malattia seria, fastidiosa e va seguita bene e costantemente. E’ una malattia reumatica infiammatoria sistemica su base autoimmunitaria che coinvolge prevalentemente la colonna vertebrale e articolazioni sacroiliache e talvolta anche altri distretti articolari ; il decorso è molto lento, con successive remissioni e riaccensioni della malattia.
Non è ancora chiara la patogenesi di questa affezione, ma certamente esiste una predisposizione genetica, in quanto il 90% degli ammalati è positivo all'antigene HLA B27, anche se solo il 20% di chi è positivo a questo antigene
svilupperà la malattia, anche perché questo antigene deve trovarsi ad interagire con altre molecole per sviluppare la malattia.
E’ molto importante il trattamento fisiochinesico di concerto con l’utilizzo dei protocolli terapeutici.
L’esercizio fisico giornaliero anche in casa è fondamentale, così come la rieducazione posturale globale , massoterapia con lo scopo di mobilizzare sempre e più possibile il rachide.
Nuoto e ginnastica medica, palestra, anche in casa, sono indispensabili.
Si affidi ad un collega specialista Fisiatra e ad un fisioterapista bravo per far seguire il paziente.
Certamente deve avere pazienza ed essere molto vicina al suo compagno perchè capisco lo stato d'animo che lo pervade e consiglierei, come giustamente accenna lei, un supporto psicologico per prevenire un'eventuale stato depressivo che aggraverebbe la situazione, in quanto ridurrebbe la capacità rettiva e la voglia di attività motoria e di vitalità del suo amato.
Cordiali saluti ed Auguri ad entrambi
Alessandro Caruso
Specialista Ortopedico-Traumatologo // Fisiatra
Univ. di Messina

Alessandro Caruso
Specialista Ortopedia - Traumat.//Medicina dello Sport
Specialista Medicina Fisica e Riabilitazione -Messina -

[#2] dopo  
Utente 278XXX

Grazie di cuore. Gabriella.