Utente 443XXX
Vorrei gentilmente chiedere un consulto in merito alla mia malattia.
Circa un anno fa sono rimasta bloccata in tutte le articolazioni, con dolori diffusi e gonfiore alle mani ed ai piedi e rigidità mattutina. Dopo circa due mesi di varie assurde teorie di medici ed osteopati, sono finalmente caduta nelle mani di un reumatologo che mi ha diagnosticato clinicamente l'artrte psoriasica. Premetto che all'esame ematico risultavano solo leggermente sopra la norma la PCR e la VES, inoltre il reuma-test risultava negativo. Aggiungo che non ho assolutamente segni esteriori che lascino supporre ad una psoriasi, tranne una sospetta ruvidità e secchezza ai gomiti e poco visibili linee orizzontali sulle unghie delle mani. La terapia a base di Methotrexate in fiala da 7.5 mg, Urbasson da 4 mg. e Tauxib al bisogno ha sortito effetti brillanti nel giro di poche settimane, ma a distanza di 9 mesi non sono ancora tornata in piena forma, anche perchè il sintomo che sembra non voler scomparire è il dolore costante alle ginocchia, soprattutto se il clima si presenta umido. Ciò mi costringe a varie limitazioni nei movimenti, soprattutto quelli che implicano il piegarsi sulle ginocchia.
A volte, anche in base allo scetticismo del mio medico di famiglia, ed ai risultati non completamente soddisfacenti, sono presa dal dubbio che l'assunzione di questi pesanti farmaci sia inutile, o quantomeno vorrei capire se mi è stata fatta la corretta diagnosi. Chiaramente vorrei anche risolvere il fastidioso dolore alle ginocchia, che a detta del reumatologo, può essere normale.
Ringrazio anticipatamente chi avrà la cortese pazienza di rispondermi.

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Dr. Giampiero Fichera

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La sfiducia nei medici è palese dal suo scritto. Ella infatti racconta di essere "caduta nelle mani" si un reumatologo che ha diagnosticato l'artrite psoriasica.
La diagnosi di una patologia reumatica, talvolta, non è affatto semplice ed occorrono molto spesso controlli continui (sia clinici che laboratoristici e strumentali)per poter giungere ad una ipotesi diagnostica. Inoltre è necessario che il pazienti "accetti" il concetto di cronicità correlato a queste patologie. E, quindi, collabori col medico alla buona riuscita della terapia.
Dai dati che lei espone non ci sono abbastanza elementi per potersi esporre in una ipotesi diagnostica nè del resto sarebbe totalmente corretto farlo quando fra il medico e l'ammalato c'è un oceano virtuale.
Il mio consiglio è di affidarsi ad un reumatologo che goda della sua piena fiducia, ricordando quanto sopra scritto.
Auguri
Giampiero Fichera