Utente 436XXX
Egregi Dottori,
mio padre 73enne tre anni fa è stato sottoposto a prostatectomia radicale laparoscopica robotica con linfoadenectomia pelvica per un adenocarc.
invasivo della prostata 8 gr. Gleason, TNM: pT3b, N0.
Non è seguita radio, ma controllo trimestrale del PSA che è stato sempre indosabile fino a giugno 2019, poi ha oscillato e al 17 gennaio 2020 è risultato essere 0, 17 ng/ml (valore max raggiunto fino ad ora).
Nel frattempo è in attesa di circoncisione per fimosi serrata e intervento per ernia inguinale bilaterale.
Il 24 dicembre 2019 ha accusato dei dolori a livello del fianco sx e la tc addome completo senza m. d. c (eseguita il 28 dicembre presso pronto soccorso di un paese vicino) ha evidenziato "ectasia della pelvi renale sinistra e presenza di formazione litiasica di 7mm a livello del terzo distale dell'uretere sinistro".
Non essendoci in questo ospedale un reparto di urologia ci hanno detto di interpellare un urologo il prima possibile.
Da vari esami eseguiti in passato, mio padre ha cisti corticali renali bilateralmente evidenziate anche da quest'ultima tac secondo la quale "la maggiore polare inferiore a sinistra di 5 cm".
Il 31 dicembre un urologo (il primo) di un ospedale vicino gli ha prescritto terapia farmacologica.
Al controllo ecografico del 9 gennaio un secondo urologo rilevando: " assenti segni etg di idronefrosi e/o litiasi ove si eccettui pielectasia maggiore di 2 cm" ha consigliato di continuare con il Silodix da 4 mg (poichè mio padre al mattino presto ha pressione molto bassa) e di ritornare il 24 gennaio.
In tale data il terzo urologo non vedendo il calcolo attraverso eco ha prescritto rx diretta renale eseguita il 31 gennaio e il medico refertatore a voce mi ha detto che potrebbe trattarsi di flebolita ma ha refertato "rx opache da riferire a nefrolitiasi rilevabili con la metodica".
Nel frattempo persistendo nuovamente dolore al fianco sx, il 10 febbraio siamo ritornati dal primo urologo (quello del 31 dicembre) ma all'eco il calcolo non è visibile e anche secondo lui potrebbe trattarsi di flebolita ma non ha refertato ciò, e ha scritto che qualora ci siano recidive della colica renale eseguire Urotac.
Alla visita per rinnovo ausili (13 febbraio) l'urologa ha eseguito eco e sussistendo idronefrosi sx ha consigliato Urotac con m. d. c. ma poichè la prima disponibilità e a metà marzo ha consigliato tac addome completo senza m. d. c.
Sono confusa e preoccupata, non vorrei che questa idronefrosi (sono trascorsi 55 giorni dal 24 dicembre) crei problemi.
Ha senso eseguire tac addome completo senza m. d. c a distanza di 48 giorni dalla precedente oppure bisogna eseguire urotac con m. d. c.?
Le cisti possono causare idronefrosi?
Trattasi di calcolo, flebolita o altro?
Cosa fare?

Gli esami del 17 gennaio (creatinina etc.) erano nella norma (negli ultimi e penultimi esami acido urico leggermente inferiore al range).

Grazie per l'attenzione e la disponibilità.

[#1]  
Dr. Paolo Piana

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Per definire nel miglior modo possibile presenza, posizione e dimensioni dei calcoli urinari l’accertamento di scelta è senz’altro la TAC senza mezzo di contrasto. Dall’evolversi della storia ci pare però molto probabile che il calcolo non sia stato espulso e pertanto, ista l’inefficacia della terapia farmacologica si dovrà ricorrere ad un intervento endoscopico.
Dr. Paolo Piana
Responsabile Centro Calcolosi Renale A.O. U. Città della Salute e della Scienza - Torino
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[#2] dopo  
Utente 436XXX

La ringrazio per la celerità e disponibilità.
Inizialmente e anche in seguito mi hanno prospettato l'eventualità di una litotrissia extracorporea (scritto sul referto). Poi mi hanno detto di attendere e nel caso di colica renale procedere con Urotac.
Nel caso di mio padre (ha anche una fimosi serrata) la litotrissia extracorporea è indicata? Oppure intervento endoscopico come suggerito da lei? La scelta dipende dalla grandezza del calcolo e dalla sua "ubicazione"?
Mi scuso per le tante domande, ma mi sento un po' in balia delle onde?
Grazie!

[#3]  
Dr. Paolo Piana

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La litotrissia extracorporea nell’uretere non è controindicata, ma la sua efficacia è certamente minore ed imprevedibile rispetto ai risultati ottenibili per calcoli di dimensioni analoghe situati all’interno del rene. Il rischio é quello di protrarre la soluzione del caso con la necessità di dover ripetere il trattamento o dover comunque ricorrere ad altre procedure. Pertanto, se vi sono disturbi evidenti o rischio di complicazioni pare più ragionevole porre indicazioni al trattamento endoscopico, che ha fronte di una invasività modesta permette di ottenere rapidamente un risultato completo.
Dr. Paolo Piana
Responsabile Centro Calcolosi Renale A.O. U. Città della Salute e della Scienza - Torino
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[#4] dopo  
Utente 436XXX

La ringrazio e ora mi attivo per tac senza m.d.c e in base al referto vedrò cosa fare. Qui purtroppo tra ospedali chiusi e quant'altro sono un po' in balia delle "onde". Grazie mille per tutto e buon lavoro!