gravidanza, depressione

Come riconoscere e superare la depressione post-partum

La depressione post-partum è una patologia che può insorgere dopo la nascita di un figlio e può colpire non solo le donne, ma anche gli uomini. I dati dicono che il 50% delle madri che ne hanno sofferto dopo la prima gravidanza, ricadranno in questo disturbo anche per le gravidanze successive. 

Dr. Francesco Saverio Ruggiero Data pubblicazione: 05 giugno 2011 Ultimo aggiornamento: 04 maggio 2021

Numerosi anni di studi hanno consentito di individuare un quadro di depressione che colpisce le donne dopo la nascita di un figlio: questo quadro clinico prende il nome di depressione post-partum.

Alcuni studi hanno evidenziato che non colpisce solo le donne ma, in percentuale minore, anche gli uomini. L’incidenza è pari al 10-20% delle madri e il 50% delle donne che ha sofferto di depressione post-partum dopo la prima gravidanza, ne soffrirà nuovamente per le gravidanze successive. Forme più lievi, presenti nel 70% delle donne, possono andare incontro a remissione spontanea.

Sintomi depressione post parto

La depressione post partum può essere accompagnata da sintomi psicotici. Questi ultimi sono caratterizzati da “voci” che impongono di fare del male al neonato oppure si radica la convizione che il bambino possa avere qualche tipo di male.

depressione post partum sintomi

I sintomi che possono far sospettare una depressione post-partum includono:

  • Sentirsi quasi sempre irrequiete o irritabili
  • Sentirsi tristi, depresse o avere molta voglia di piangere
  • Non avere energie
  • Mal di testa, dolori addominali, tachicardia, difficoltà a respirare
  • Insonnia
  • Inappetenza e perdita di peso
  • Mangiare in maniera eccessiva e sovrappeso
  • Difficoltà di concentrazione e di memoria, non riuscire a prendere delle decisioni
  • Preoccupazione costante nei confronti del bambino (in assenza di problemi oggettivi)
  • Disinteresse nei confronti del bambino
  • Sentimenti di colpa e di disistima
  • Timore di poter fare del male al bambino
  • Perdita di interesse o piacere in ciò che si fa.

Come curare la depressione post-partum

Se i sintomi non interferiscono pesantemente con la vita quotidiana si possono utilizzare dei comportamenti che possono evitare un aggravamento della situazione, come per esempio, confrontarsi con altre mamme, lasciare che amici e parenti diano una mano nella gestione della casa e del bambino, dedicare del tempo a sé stesse e alla cura della propria persona, riposare, fare attività fisica, nutrirsi regolarmente.

Soprattutto, è importante mantenere il legame con il bambino.

Inoltre il contatto fisico della madre con il bambino favorisce il miglioramento di tale legame per entrambi. Il bambino deve essere allattato spesso, almeno per i primi tempi, possibilmente in un luogo tranquillo senza disturbo. Il neonato, durante la suzione, tende a guardare la madre negli occhi, perciò la madre dovrebbe fare lo stesso senza distrazioni.

Il neonato necessita di riposo come la madre, perciò i tempi del riposo devono essere sfruttati nel momenti in cui il neonato riposa. Anche le uscite con il bambino consentiranno di godere dei momenti di libertà con più tranquillità. Se sono presenti bambini più grandi, vanno incoraggiati a prendersi cura del neonato e a giocare con lui. Inoltre, potersi dedicare ad attività ricreative, affidando il bambino a persone di fiducia, consente di ricaricarsi.

Depressione in forma grave: cosa fare?

Se, invece, lo stato depressivo è serio e interferisce con lo svolgimento delle attività quotidiane è necessario rivolgersi a uno specialista in psichiatria, che potrà prospettare strategie risolutive diverse. È importante affrontare la depressione post-partum perché può avere delle conseguenze a lungo termine sulla vita della donna e su quelle della sua famiglia, soprattutto del neonato.

Numerosi sono i trattamenti possibili ma quelli che hanno una maggiore probabilità di successo comprendono il trattamento farmacologico, quando la sintomatologia è grave, e il trattamento psicoterapeutico a breve termine ad orientamento cognitivo che, tra tutti gli orientamenti, consente una rapida strategia di risoluzione.

Qualora la sintomatologia fosse prevalentemente psicotica il trattamento farmacologico è necessario. I casi più gravi possono necessitare di un breve ricovero.


Autore

francescosaverioruggiero
Dr. Francesco Saverio Ruggiero Psichiatra, Psicoterapeuta

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1998 presso Università Cattolica del S. Cuore - Roma.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Avellino tesserino n° 3387.

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