gravidanza, parto

Il parto in acqua

L'acqua è un ambiente ideale per realizzare un parto naturale, con diversi vantaggi per la partoriente rispetto alla modalità classica e con assenza di rischi se vengono rispettate le giuste indicazioni.

Dr. Agostino Menditto Data pubblicazione: 05 giugno 2011 Ultimo aggiornamento: 04 maggio 2021

Il parto in acqua nasce dall’esperienza del medico russo Igor Tjarkowskij e si è diffuso in Europa grazie all’opera del francese Michel Odent. In Italia, negli ultimi anni, superati alcuni inconsistenti pregiudizi, la modalità del parto in acqua si sta progressivamente diffondendo ed è diventata una delle opportunità a disposizione della mamma per dare alla luce il proprio bimbo.

Perché scegliere di partorire in acqua?

L'acqua è un ambiente ideale per realizzare un parto naturale, con diversi vantaggi per la partoriente rispetto alla modalità classica e con assenza di rischi se vengono rispettate le giuste indicazioni.

partorire in acqua

Sono sempre più gli ospedali che hanno attrezzato una sala travaglio provvista di una vasca in vetroresina a norma per l’espletamento del parto con questa modalità.

Quando si può fare il parto nell'acqua?

Per poter partorire nell'acqua sono previsti criteri di ammissione:

  • Gravidanza fisiologica singola a termine (37-42 settimane)
  • Stima ecografia del peso fetale tra 2.700 – 4.000 grammi
  • Travaglio spontaneo in fase attiva
  • Rottura delle membrane non superiore alle 24 ore
  • Presentazione di vertice
  • Test sierologici negativi
  • Assenza di infezioni cutanee di origine sconosciuta
  • Assenza di iperpiressia
  • Gestanti normotese
  • Liquido amniotico limpido
  • Benessere materno e fetale valutati secondo i consueti parametri
  • Tracciato cardiotocografico nella norma registrato nei trenta minuti precedenti l’immersione
  • Visita di controllo prima dell’ingresso in vasca e una visita dopo circa due ore

Quando non è possibile partorire in acqua?

  • Travaglio indotto farmacologicamente
  • Paura e ansia della donna rispetto al parto in acqua
  • Liquido tinto P3
  • Epoca gestazionale < 37a settimana
  • Rottura delle membrane da più di 24 ore
  • Gravide positive per HbsAg, HCV – Abs, VDRL, HIV
  • Gravide con severa ipotensione
  • Emoglobina < 9
  • Gravide gestosiche
  • Gravide diabetiche
  • Varici arti inferiori
  • Perdite ematiche atipiche
  • Epilessia
  • Iperpiressia
  • Cardiopatia materna
  • Bradicardia fetale documentata alla cardiotocografia
  • Severo ritardo di crescita intrauterino

Come funziona l'assistenza durante il travaglio?

Una volta che il ginecologo ha valutato che i criteri di ammissione siano soddisfatti, l’assistenza è affidata all’ostetrica. Non si utilizzano farmaci, non si praticano clisma evacuativo, tricotomia e amnioressi.

Per la sorveglianza del benessere fetale è sufficiente l’auscultazione intermittente del battito cardiaco fetale e la donna ha piena libertà di movimento. Abitualmente non si ricorre all’episiotomia e il bambino viene immediatamente attaccato seno.

Vantaggi del parto in acqua

  • Diminuzione del dolore (si parla di analgesia naturale)
  • Diminuzione della durata del travaglio
  • Riduzione dell’incidenza dei traumi perineali
  • Riduzione dell’uso di farmaci
  • Riduzione dell’incidenza dei parti operativi
  • Effetto metabolico ed emodinamico positivo

Il parto in acqua è particolarmente indicato per:

  • Le donne in gravidanza fisiologica che lo desiderano
  • In un travaglio molto lungo, per assicurare riposo e recupero delle energie
  • Nel travaglio molto intenso con una breve pausa
  • Nella gravida che lamenta forti dolori lombari

Le donne che hanno optato per questa modalità del parto riferiscono grande soddisfazione e riportano un maggiore rispetto dell’integrità del perineo, una diminuzione della percezione del dolore e un aumentato comfort, a fronte di una durata del travaglio e un benessere neonatale del tutto sovrapponibili alla modalità classica.


Autore

agostino.menditto
Dr. Agostino Menditto Ginecologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1997 presso Seconda Università di Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Caserta tesserino n° 5333.

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