Gli IPP sono fra le categorie di farmaci più prescritti al mondo con consumi che aumentano annualmente a livello globale nonostante vengano continuamente date precise indicazioni sul corretto utilizzo. Si stima che circa il 30-50% delle prescrizioni sia inappropriato e, per arginare questo mal utilizzo di farmaci, medici ed associazioni, mettono costantemente in guardia i pazienti sul potenziale rischio degli IPP se assunti a lungo termine: disturbi a livello gastrointestinale (alterazione del microbioma ed infezioni), cardiovascolare, respiratorio, renale, cognitivo, osseo ed elettrolitico.

  

D’altro canto bisogna anche dire (e non è solo una mia personale constatazione…) che non infrequentemente il concetto del “rischio del farmaco” viene impiegato in modo improprio arrivando a “terrorizzare” il paziente affinchè non utilizzi o sospenda l’IPP, quando poi il quadro clinico conferma la reale necessità della terapia anche a lungo termine.

Tale contraddizione (farmaci a rischio o ben tollerati) viene chiarita in alcuni recenti lavori

Un recente trial pluriennale (R. Nelson, 2019) conclude che tali farmaci sono generalmente sicuri e solitamente non associati agli effetti collaterali indicati. Il lavoro, condotto per 3 anni su 17 mila partecipanti suddivisi in un gruppo che ha ricevuto IPP ed un altro gruppo che ha ricevuto solo placebo (ossia un prodotto senza alcun principio attivo) ha dimostrato che non ci sono differenze statisticamente significative di eventi avversi fra i due gruppi.

La sola differenza è stata rilevata nell’aumento, nei pazienti con terapia con IPP, delle infezioni intestinali (1.4% vs 1.0%; odds ratio 1.33)

Ancora molto più incisivo un lavoro dello scorso anno (ML Schubert, 2018) che analizza una ricca letteratura di 43 lavori scientifici. Tale lavoro arriva alla conclusione che le asserzioni sugli effetti collaterali degli IPP sono spesso infondate in quanto non basate su una chiara evidenza di causa-effetto.

Quindi se da una parte esiste una letteratura che enfatizza gli effetti collaterali degli IPP utilizzati in modo cronico, dall’altra c’è una ricca letteratura emergente che ridimensione tale rischio.

Tutti gli Autori comunque ribadiscono la necessità di una corretta indicazione agli IPP e che quando i farmaci devono essere assunti per lungo tempo bisognerebbe utilizzare la dose a più basso dosaggio e che periodicamente è indispensabile rivalutare la reale necessità del farmaco. 

 

PPIs Appear Largely Safe in Multiyear Trial, Roxanne Nelson, Medscape - July 22, 2019

Adverse Effects of Proton Pump Inhibitors: Fact or Fake News? - ML Schubert, Curr Opin Gastroenterol 2018;34 (6):451-457

 

 

  

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