Uno studio multicentrico Svedese-Statunitense, condotto longitudinalmente su oltre un milione e mezzo di bambini seguiti con un follow-up durato fino a quattro decadi, ha evidenziato che coloro che furono esposti in utero ad una infezione materna hanno sviluppato un aumentato rischio di contrarre nel corso della loro vita o l’autismo o la depressione. E’ interessante che una tale associazione non è stata invece riscontrata per il disturbo bipolare o per le psicosi. Il lavoro (Long-term Risk of Neuropsychiatric Disease After Exposure to Infection In Utero) è stato pubblicato da Benjamin J. S. al-Haddad, Kristina M. Adams Waldorf, et Al. il 6 Marzo 2019 su JAMA Psychiatry.  (doi:10.1001/jamapsychiatry.2019.0029). In particolare, Kristina Adams Waldorf, della University of Washington in Seattle, pone in risalto quanto lo sviluppo del cervello fetale sia un processo molto fragile e come l’infiammazione propagata da un’infezione materna possa interessarne talune parti particolarmente sensibili, con conseguenze a lungo termine dannose per la salute mentale del bambino. In altri termini, ciò che accade al feto durante la vita nel grembo materno impronta il suo cervello per il resto della vita.

Precedenti ricerche avevano già dimostrato che le infezioni in corso di gravidanza possono produrre danni al cervello fetale ed anomalie del suo sviluppo con aumentato rischio di disturbi psichiatrici. Tuttavia questi studi erano stati principalmente focalizzati sul legame fra specifiche infezioni e particolari condizioni psicopatologiche, fornendo dati limitati sugli effetti generali dell’infezione e dell’infiammazione durante la gravidanza sul rischio di sviluppare un ampio spettro di condizioni psicopatologiche come i disordini dello spettro autistico, il disturbo bipolare, la depressione e le psicosi. Gli investigatori postularono l’ipotesi che la grandezza del rischio era proporzionale alla gravità dell’infezione materna.

Lo studio è consistito nell’analisi dei dati relativi a 1.791.520 svedesi (48,6% di sesso femminile), nati fra il 1° Gennaio 1973 e 31 Dicembre 2014, che sono stati osservati per un periodo fino a 41 anni, desumendo le diagnosi di infezione e di disturbo psichiatrico attraverso i relativi codici di ospedalizzazione.

Con il modello di regressione di Cox, aggiustando le molte variabili esplicative e stimando l’effetto di ciascuna covariata, gli investigatori hanno calcolato con un grafico aciclico che l’esposizione fetale ad una qualsiasi infezione materna aumentava il rischio di autismo (hazard ratio [HR], 1.79; 95% confidence interval [CI], 1.34 – 2.40) o di depressione (HR, 1.24; 95% CI, 1.08 – 1.42). E’ rimarchevole che la stima nell’ incidenza di autismo e depressione sono state praticamente sovrapponibili sia a seguito di una grave infezione materna (HR, 1.81) che di una banale infezione delle vie urinarie (HR, 1.89). Altro punto di riflessione deriva dai dati del Registro Svedese dei decessi (Swedish Death Registry) che evidenziano un aumentato rischio di suicidio fra i soggetti esposti ad infezione in utero.

Gli investigatori rilevano che questi reperti, che confermano quelli di precedenti studi epidemiologici e sperimentali, inducono a ritenere che l’infiammazione durante la gestazione alteri l’architettura del cervello o i suoi programmi di trascrizione, cosa che rimarca l’enorme importanza di evitare qualsiasi infezione in gravidanza, come la stessa influenza. Al riguardo, Adams Waldorf sostiene che occorre aggressivamente prevenire l’influenza nelle gravide che può avere maggior impatto sul feto che non il vaccino. Parallelamente, David M. Aronoff, del Vanderbilt University Medical Center, Nashville, Tennessee (USA) enfatizza la necessità di sviluppare vaccini che prevengano le comuni infezioni in gravidanza, che devono essere rapidamente identificate e trattate. Nardhy Gomez-Lopez della Wayne State University, Detroit, Michigan (USA) riferisce della sua ricerca in corso, con studi di Risonanza Magnetica, per focalizzare gli effetti delle infezioni materne sul cervello fetale, che potrebbe aprire la strada anche alla possibilità di un trattamento in utero.

In conclusione, maggior cura si tiene per la donna in gravidanza e migliori possibilità avrà il bambino di godere per la sua intera vita di buona salute fisica e mentale.

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