L'osteoartrosi è una patologia articolare ad evoluzione cronica invalidante estremamente diffusa e con elevati costi sociali. Diversi studi indicano una frequenza nella popolazione intorno all'80% dei soggetti anziani ed al 18% dei soggetti di età compresa tra i 19 e i 60 anni.

Quando viene alterato l'equilibrio tra sintesi e degradazione delle componenti della cartilagine ha origine il danno condrale e l'insorgenza della patologia artrosica. La patologia è caratterizzata da lesioni degenerative (lesioni condrali) e lesioni produttive (osteofiti marginali) a carico dell'articolazione. Il danno si estende poi anche alle strutture extrarticolari e provoca un peggioramento dell'autonomia, della qualità di vita con implicazioni anche a livello psicologico.

L'osteoartrosi viene distinta in primaria e secondaria (dovuta a traumi, turbe biomeccaniche o malattie sistemiche). I principali fattori di rischio sono rappresentati da età, fattori meccanici, sesso (maggior frequenza nel sesso femminile), razza, ereditarietà, obesità, malattie metaboliche, infiammazione acuta o cronica. I sintomi sono rappresentatati da dolore, rigidità post-inattività, limitazione funzionale. All'esame obiettivo si osservano tumefazione, versamento articolare e scrosci articolari, deformità. Tra le localizzazioni più frequenti vi sono la mano (IFP: noduli di Bouchard, IFD: noduli di Heberden), il ginocchio (femoro-tibiale, femoro-rotulea) e l'anca. La diagnosi dell'osteoartrosi comprende in prima istanza l'esame radiologico (possibilmente in carico), può essere, poi, approfondita con esami di secondo livello (RMN, TC).

Il trattamento dell'artrosi è purtroppo limitato dalle caratteristiche del tessuto cartilagineo. La cartilagine articolare è un tessuto “nobile” altamente specializzato dotato di proprietà meccaniche in grado di supportare e distribuire carichi, ma con scarse o nulle proprietà riparative. Essendo un tessuto non vascolarizzato, l'apporto di sostanze nutritive avviene per diffusione dal liquido sinoviale. La cartilagine articolare è composta per il 1-10% da condrociti, per il 20-40% da matrice extracellulare, per il 60-80% da acqua. Le proprietà meccaniche del tessuto cartilagineo derivano principalmente dalla matrice extracellulare che è costituita da fibre collagene di tipo II e dalla sostanza amorfa, ricca di proteoglicani.

I proteoglicani legano e trattengono acqua e conferiscono alla cartilagine resistenza alle forze pressorie esercitate dal carico. Il principale proteoglicano è l'aggregato costituito da un filamento centrale a cui sono legate catene glicosamminoglicaniche di condroitin-solfato e keratan-solfato. Le molecole di aggregato si legano all'acido ialuronico (formato da N-Acetil glucosamina e acido glucuronico), formando il proteoglicano aggregato, altamente idrofilo. Proteoglicani e fibre collagene delimitano un reticolo che conferisce resistenza ed elasticità.

L'acido Ialuronico è presente anche nel liquido sinoviale ove controlla la distribuzione dei soluti, è responsabile della viscosità, ha azione lubrificante e ammortizzante e nella membrana sinoviale ove esercita azione protettiva sui sinoviociti, sulle terminazioni nocicettive, ha funzione di filtro tra circolo emolinfatico e liquido sinoviale, controlla il movimento cellulare per/dalla cavità articolare.
Qualsiasi alterazione dell'acido ialuronico può determinare ripercussioni funzionali e anatomiche sui tessuti articolari.

La terapia prevede un approccio non farmacologico che comprende informazione del paziente, il calo ponderale, l'uso di ortesi specifiche, farmacologico, infiltrativo e infine chirurgico (rigenerativo, riparativo o sostitutivo).

Dal punto di vista farmacologico, si possono utilizzare farmaci sintomatici (analgesici e antinfiammatori che agiscano sul dolore) e farmaci di fondo capaci di prevenire, ritardare e riparare il danno cartilagineo.

I farmaci di fondo sono rappresentatati da:

GLUCOSAMINA: incorporata nei GAG, stimola sintesi GAG e proteoglicani, ha proprietà antiinfiammatorie per inibizione del fattore nucleare nF-kb ed è ben tollerata dall'organismo.

CONDROITINSOLFATO: rappresenta il GAG presente in maggior quantità nella cartilagine, stimola la sintesi dei proteoglicani, ha proprietà antiflogistiche, inibisce la metallo proteasi e diverse citochine di produzione leucocitaria a e condrocitaria.
Numerosi studi attestano l'efficacia dell'associazione tra condroitinsolfato e glucosamina.

CURCUMINA (sotto forma di Bio curcumin BCM 95): azione antinfiammatoria utile quando l'associazione di glucosamina e condroitin solfato è insufficiente sul sintomo dolore.

CALCIO E VITAMINA D: quando l'osteorartrosi è associata a osteopenia/osteoporosi. Il calcio mantiene una normale mineralizzazione ossea e contribuisce a mantenere una normale funzione muscolare e una normale neurotrasmissione. La vitamina D promuove la sintesi di osteocalcina, garantisce l'assorbimento del calcio, stimola la produzione di proteine muscolari.

Nella pratica clinica i condroprotettori possono essere utilizzati a scopo preventivo in pazienti con difetti di carico, in pazienti giovani in cui è stata eseguito un trattamento chirurgico e in esiti di traumi o in pazienti già sintomatici che hanno già un processo osteoartrosico in atto, in cui vi sia necessità di agire in prima istanza sul sintomo dolore e ridurre l'assunzione di antinfiammatori ed analgesici in particolare se associati ad altre terapie abituali
In paziente anziani affetti da osteoartrosi o donne in menopausa è indicata l'assunzione giornaliera di integratori per la cartilagine e di vitamina D.

Nella nostra pratica siamo soliti utilizzare i condroprotettori in tutti i post operatori e in associazione alla terapia infiltrativa con acido ialuronico con una buona soddisfazione da parte del paziente nella riduzione del dolore e nella riduzione dell'uso di antinfiammatori ed analgesici. I cicli di terapia sono abitualmente di 2 o 3 mesi e difficilmente vengono sospesi dal paziente per intolleranza al farmaco.