Quando si trovano nomi nuovi, improvvisamente si crea una notizia, come nel caso della "drunkorexia" o anoressia alcolica. Si tratta di una forma di disturbo della condotta alimentare già conosciuta da sempre, che riemerge come falsa novità sulla scorta di questo nome nuovo.

Chi si preoccupa di controllare il peso si può dividere in due cateogorie. Chi - pericolosamente - ci riesce e quindi dimagrisce verso un ideale di peso più basso possibile, e chi invece a periodi ce la fa, in altri meno facilmente, in altri si "lascia andare" e così via.

Chi dimagrisce per un autocontrollo particolarmente efficace ad un certo punto corre il rischio di entrare in una psicosi anoressica, in cui si vede grassa e mira a condizioni non vitali di magrezza con ogni mezzo, soprattutto mostrando di essere tanto più spaventata di prender peso quanto più è magra, anziché il contrario.

Le anoressiche che perdono il contatto con la realtà inoltre tendono a considerare il "peso" un concetto astratto più simile al controllo e in generale alla massa che non al grasso e alla forma corporea.

Chi non riesce a controllare il peso e quindi è sovrappeso rispetto a come vorrebbe o mantiene il peso con sforzo, di solito è in cerca di metodi con cui poter ridurre questo sforzo. In passato ad esempio le amfetamine (oggi quasi del tutto proibite) erano utilizzate per mantenersi magri, vivaci e stare svegli a lungo, con conseguenze tossiche sia sul comportamento che sulle prestazioni intellettive.

Un altro strumento può essere l'alcol, e non è strano. Solitamente l'alcol non ostacola il consumo di cibo, anzi di solito condisce il pasto, lo anticipa con l'aperitivo, "apre lo stomaco" e facilita il godimento del pasto come momento di socializzazione.

Alcuni individui però lo possono usare, anche senza gradirne il sapore o gli effetti, per sopprimere l'appetito, a partire da questa loro intenzione di evitare di mangiare. Un certo grado di ebbrezza può attenuare la spinta a mangiare, e anzi dare nausea, far sentire pieni e sazi ed eliminare la sensazione di disagio data dalla fame.

Questo tipo di uso nel tempo è pericoloso per tre ordini di motivi.

  • Il primo è che facilita la prosecuzione del disturbo alimentare come preoccupazione della persona.
  • Il secondo è che si può complicare con un rapporto indipendente con l'alcol, specie in chi è predisposto geneticamente (alcolismo).

  • In terzo luogo, la nutrizione con l'alcol, anche se equivalente a livello calorico, è una malnutrizione, perché gli alcolici non sono alimenti ricchi in nutrienti essenziali, non contengono tutti gli elementi necessari al metabolismo, e l'alcol è tossico per molti tessuti (comprese le mucose gastrointestinali). In parte i soggetti che usano l'alcol contro l'appetito contano anche sugli effetti tossici, ad esempio su quello irritante sulle mucose gastriche, per finire il "pasto" alcolico con un vomito che elimini anche le calorie dell'alcol.

Ebbrezza interna e nausea verso l'esterno sono quindi i due versanti che il drunkoressico tenta di gestire. In alcuni casi l'effetto narcotico dell'alcol in eccesso è utilizzato per addormentarsi e "saltare" l'orario del pasto, in maniera da evitare di consumare cibo.

Ripetiamo, è già da tempo noto che alcune anoressiche o anoressici bevono per non mangiare, per vomitare, o che chi cerca di non abbuffarsi di cibo può abbuffarsi di alcol per dirottare l'istinto e limitare le calorie effettive, magari vomitando poi parte dell'alcol.

Una ulteriore complicazione può essere anche quella per cui, quando il controllo del peso non riesce più bene, per placare l'ansia e la vergogna legate all'aumento di peso o al mancato controllo la persona si ubriaca, aggravando l'aumento di peso e anche la depressione o l'agitazione associate, compresi gli istinti suicidi.

Un altro aspetto della drunkoressia, specialmente nei quadri di tipo bulimico, è la produzione di comportamenti disinibiti o aggressivi, che la persona può inizialmente trovare divertenti o di cui può non avere precisa memoria dopo una ubriacatura, soddisfatta invece di non aver mangiato niente.

Per tutte queste ragioni chi si preoccupa in maniera insistente di controllare il proprio peso o la propria forma fisica dovrebbe sapere che questa apparente soluzioni, così come del resto tutte le altre, non sono una risposta per uscire dal problema ma per inchiodarcisi dentro, e spesso aggiungono rischi ulteriori.

Poiché la tentazione di chi è preoccupato del proprio peso è forte, e l'età è quella in cui il controllo del peso e della forma può rappresentare un obiettivo centrale e irrinunciabile, è bene farsi consigliare da un medico o da uno psicologo per evitare di abbracciare soluzioni distruttive convinte di avere scoperto un modo efficace di controllarsi.