Si è “dipendenti” nei rapporti affettivi quando il benessere personale, il senso di sicurezza e la percezione del proprio valore dipendono dall’amore degli altri, dalle loro attenzioni e dalla loro approvazione.

Alcuni aspetti che caratterizzano il rapporto di dipendenza:

- bisogno di attenzione e di conferme;

- bisogno di approvazione;

- sfiducia rispetto alle proprie percezioni e ai propri sentimenti;

- paura del rifiuto.

C’è scarsa fiducia in se stessi  e nel contempo si attribuisce all’altro (o agli altri) una capacità e un potere grande dai quali si dipende.

Ecco allora che di fronte ad una scelta è l’altro a sapere qual è la cosa “giusta” o “migliore”. Allo stesso modo il punto di vista personale, la propria percezione, un proprio sentimento, non hanno importanza: assumono rilievo ed importanza solo se riscontrati e confermati dall’altro e attraverso l’altro.

La bassa autostima e il senso di inadeguatezza fanno affrontare la realtà con fatica ed ansia. Appoggiarsi a qualcuno ed essere “sostenuto”  diventa  quindi una necessità, un modo  per non stare male e per alleviare il proprio disagio.

I rapporti sono di dipendenza psicologica quando appagano, soddisfano, dei bisogni emotivi. Quanto più le relazioni sono importanti in questo senso, tanto più c’è la paura di separazione e di perdita. L’”aggrapparsi” o la “sottomissione” sono spesso manifestazioni della paura di perdita e di rimanere soli.

Spesso si confonde l’Amore con la Dipendenza.

C’è l’idea che la dipendenza e l’amore siano la stessa cosa. In questo caso,  più si è dipendenti e più vuol dire che si ama, l’amore è direttamente proporzionale alla dipendenza: “sei tutto per me”,  “non potrei vivere senza di te”.

Nella realtà si tratta di due cose diverse. L’amore è un’esperienza coinvolgente e complessa che mette in relazione con l’altro ma non corrisponde alla “dipendenza”, ne’ è misurabile con la dipendenza stessa.

E’  un argomento molto ampio ma mi limiterò qui ad alcune semplici considerazioni per favorire una prospettiva più corretta dell’argomento.

Amare è una risorsa

Nelle complesse emozioni dell’amore troviamo sentimenti di tenerezza, il piacere di prendersi cura dell’altra persona, il desiderio appassionato e l’intimità. E’ un processo interno che mobilita energie e vitalità, che favorisce la cura di se stessi, che alimenta stimoli e progettualità.

In questo senso Amare è una risorsa importante per l’essere umano. E’ la condizione interna che, quasi per magia (senza alcuna spiegazione chiara e comprensibile) mette in contatto con le risorse personali più profonde e nascoste.

Questo potenziale può aumentare  la creatività, la fiducia in se stessi; può aumentare il desiderio e la capacità di espandersi, di progettare e di misurarsi con esperienze nuove.

Nella letteratura troviamo moltissime descrizioni dell’amore come “potere positivo”.

Per accennare ad alcune di queste espressioni:

L’amore è la forza più potente dell’universo” (Molière)

L’amore è la poesia dei sensi” (H. de Balzac)

L’amore è l’energia che espande, apre, manda via e guarisce” (N.D. Walsch)

Il rapporto d’Amore maturo

Implica il desiderio di crescere e di espandere se stessi attraverso la relazione. In questo caso, ciò che stimola e arricchisce il partner è accolto e favorito anche se avviene in tempi e spazi al di fuori del rapporto.

Ciò è accettabile e possibile solo se le proprie parti affettive e personali sono sufficientemente sviluppate. E’ possibile  sostenere la libertà e la crescita  dell’altro solo se c’è stato adeguato sviluppo  delle proprie parti interne, almeno a tal punto da costituire un adeguato livello di sicurezza personale. In questo caso, le esperienze del partner al di fuori della coppia possono essere vissute con tranquillità, con fiducia e non come “minaccia” personale e/o di perdita.

Non sempre l’amore attiva un processo costruttivo

Il potenziale positivo insito nel rapporto di amore non sempre viene contattato ed attivato. Spesso può essere contattato solo in parte oppure può esprimersi con difficoltà, oppure può arrestarsi nella sua naturale espressione ed evoluzione.

La Dipendenza rappresenta un blocco, una limitazione di questo processo virtuoso.

Rappresenta un impedimento allo sviluppo positivo e di crescita del rapporto.

Ciò accade, il più delle volte, senza alcun sospetto e alcuna consapevolezza delle parti, perché come dicevo, si confonde spesso la dipendenza con l’amore e quando ciò avviene la visione del rapporto e la percezione delle situazioni subiscono una alterazione o addirittura un oscuramento.

Possiamo avere livelli di dipendenza di diversa gravità. Diciamo che difficilmente troviamo rapporti che si esprimono nettamente come “maturi” o come “dipendenti”. Più frequentemente i rapporti sono un misto, una combinazione dei due aspetti.

In ogni caso, la dipendenza nella relazione  compromette o condiziona lo sviluppo delle potenzialità reciproche perché le imprigiona in un rapporto di controllo.

Cosa produce la dipendenza?

La dipendenza assume la connotazione di “disturbo” quando poggia sulla mancanza di autostima e su un vuoto interno che si cerca di riempire attraverso l’altro.

Questo forte bisogno personale fa perdere di vista l’altro. Il bisogno di nutrimento personale non permette il riconoscimento delle esigenze e dei bisogni dell’altro.

Gli studi condotti  da Bornstein (1993, 2005) mostrano che la dipendenza può derivare sia da fattori culturali che dallo stile genitoriale iperprotettivo e/o autoritario.

Il circolo vizioso della dipendenza

Il Comportamento Dipendente è una fase “normale” dello sviluppo infantile e della prima età adulta. In questi casi si tratta di fasi fisiologiche, funzionali allo sviluppo della personalità. Se vissute adeguatamente queste fasi vengono naturalmente superate ed oltrepassate.

Il Comportamento Dipendente che troviamo nelle relazioni adulte poggia ed origina su ciò che è rimasto incompleto ed in sospeso. Per questo stesso motivo non riesce a risolversi e a trovare definitivo appagamento.

La dipendenza che poggia su bisogni personali, sulla insicurezza e su parti interne irrisolte è una dipendenza che non si risolve naturalmente ma si “riproduce” continuamente. Questo è il motivo per cui la persona tende a ripetere gli stessi comportamenti. E’ il motivo per cui tende a ricercare e ad impostare tutti i  rapporti sulla base dello stesso schema.

In realtà quindi il problema non si supera mai ma è destinato a riprodursi. Il bisogno  rimane inalterato e sempre attivo, il vuoto interno incolmabile.

Risolvere questo meccanismo, uscire dal circolo vizioso della dipendenza, richiede una crescita della persona. E’ importante “chiudere” ciò che è rimasto aperto e in sospeso, è importante acquisire un buon livello di autostima ed  è importante accrescere il proprio senso di identità.

Per modificare i comportamenti dipendenti la persona deve poter trovare  ciò di cui ha realmente bisogno. Deve poter entrare in possesso delle proprie parti mancanti.  In caso contrario continuerà a cercarle, come lenitivo e surrogato, in tutti i rapporti affettivi e nei rapporti coppia.