Siamo totalmente incapaci di rilassarci e questo, nella nostra epoca, sembra essere la normalità, quasi un male necessario: lo stress è la compagnia che riempie le nostre giornate e in sua assenza tendiamo a sentirci inutili, svuotati. 

Abbiamo sempre fretta e sappiamo viverci il presente: siamo a lavoro e i nostri pensieri sono diretti a cosa faremo una volta varcate le soglie dell'ufficio; siamo a casa, sul divano, davanti alla televisione, con i nostri cari, e la nostra mente è impegnata a ragionare sui compiti che ci aspettano l'indomani, sugli appuntamenti da fissare, sui problemi da risolvere.

Molte persone affermano con orgoglio che senza stress non sanno vivere, ma cosa significa veramente? Perchè abbiamo bisogno di sentirci continuamente impegnati? E perchè la nostra autostima è legata al fare tante cose?

«Non mi fermo né al primo, né al secondo, né al terzo ostacolo, perché...come dice quell'antico detto della provincia di Chiavari? "Chi si ferma è perduto!"», recita in un famoso film Antonio De Curtis, in arte Totò, nei panni del ragionier Guardalavecchia. Siamo stati "educati" a valutare noi stessi in base a quello che facciamo, ai risultati e ai successi che otteniamo, al giudizio degli altri, a scapito del proprio benessere. La nostra mente è sempre "affollata" anche se siamo soli, mai in assoluto silenzio, e sembra che i nostri pensieri ci dominino, non siamo noi a governarli, non siamo padroni di noi stessi. Questo si verifica perchè mente e cuore non sono in asse e tra di loro non c'è armonia, per cui la testa iperfunziona allo scopo di zittire quelle emozioni che, diversamente, rischierebbero di arrestare la nostra affannosa corsa verso tutto ciò che desideriamo e che non abbiamo.

Gli innumerevoli e a volte bizzarri pensieri che riempiono le nostre giornate e la nostra mente, seppur ci tormentino e provochino stress, hanno tuttavia una forte valenza difensiva perchè ci distraggono dai fantasmi del passato, dalle mancanze o dalle insoddisfazioni del presente e da vissuti ed emozioni più difficili da tollerare. Ma non è possibile eludere se stessi...

Lo stress, la fretta, l'ansia di dover apparire e di dover essere in un certo modo presto o tardi si esprimeranno attraverso qualche canale, attraverso un sintomo "psicologico", come ad es. gli attacchi di panico, o "fisico", come cefalee, dermatiti, ecc. 

Per quanto possano essere vissuti come qualcosa di insopportabile e di estraneo, gli attacchi di panico sono sempre una benedizione: sono come una sveglia che ci avvisa che qualcosa dentro di noi deve cambiare, obbligandoci a fermarci per occuparci di noi.

Meno ovvio e immediato è, invece, attribuire ad un sintomo fisico, come il mal di testa ricorrente, un'origine di altro tipo che rimandi agli aspetti psicologici della persona. Si verifica molto frequentemente che, quando ci si dà delle precise censure sulle proprie emozioni (ad es. "non posso stare troppo male per il lutto che mi è capitato perchè non posso fermarmi"), quando non è possibile esprimerle in nessun modo, è il corpo che si incarica di manifestarle, che le rende "visibili", "tangibili", affinchè possiamo poi occuparcene.

Il rilassamento è un fenomeno molto complesso e difficile da raggiungere pienamente ma è fondamentale per poter rimettere in asse mente e cuore: sarebbe importante allenarsi a farlo, concedersi il silenzio, permettersi di entrare in contatto con ciò che sentiamo, altrimenti la mente e il corpo si incaricheranno sempre di esprimere ciò che, con enorme fatica, cerchiamo di eludere.


Dr.ssa VALENTINA NAPPO
Psicologo Psicoterapeuta individuale, della coppia, familiare

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