Prostata normale e ipertroficaIl tumore della prostata rappresenta una della patologie neoplastiche più diffuse e più temibile non solo per la potenziale gravità della malattia ma soprattutto per gli effetti collaterali della terapia che portano molto spesso a menomazioni per il paziente interessando la sfera sessuale con conseguente disfunzione erettile e provocando danni del sistema sfinterico uretrale che determinano incontinenza urinaria.

La diffusione del PSA, marcatore facilmente dosabile nel sangue, ha determinato una estrema facilità nel diagnosticare il tumore della prostata.
Ma tutti i tumori della prostata sono da curare?
A questa domanda, oggi possiamo, tranquillamente rispondere un sonoro no.

I tumori a basso grado di malignità, i tumori prostatici non invasivi, possono essere monitorati nel tempo senza particolari rischi per il paziente. Sarà ovviamente necessario eseguire degli esami periodicamente, come lo stesso PSA e i suoi derivati (. 2proPSA, PHI), la biopsia prostatica e la risonanza prostatica multiparametrica, per escludere eventuali progressioni della malattia.

Solo in questo caso, il paziente verrà trattato con la metodica terapeutica più idonea. Stiamo parlando pertanto di tutti quei protocolli di SORVEGLIANZA ATTIVA, che negli ultimi anni sono stati utilizzati per monitorare il paziente, non trattarlo alla diagnosi qualora la malattia abbia della caratteristiche di non pericolosità e, solo in caso di eventuale progressione, agire.

Numerosi studi hanno dimostrato che solo un terzo dei pazienti in sorveglianza attiva va incontro ad una progressione. Nel complesso questo determina un lungo periodo, mediamente di 8,5 anni, in cui il paziente viene monitorato senza necessitare di alcun trattamento invasivo.


Considerando tutti i pazienti in sorveglianza attiva, le numerose casistiche internazionali ormai a disposizione hanno dimostrato una percentuale di sopravvivenza pari al 99% nei pazienti seguiti per 15 anni.