Utente 136XXX
gentilissimi dottori,
a mio padre, 72 anni, hanno diagnosticato adenocarcinoma al fegato all’esito di biopsia percutanea ecoguidata di LOS epatica (5/11/09): "localizzazione epatica di adenocarcinoma con stroma scleroialino, in corso studio immunoistochimico che potrebbe non essere dirimente a causa della scarsità estrema del materiale in esame minutissimo frustolo puntiforme di mm. 1".
Precedenti esami sostenuti:
TAC al torace-addome-pelvi (9/10/09): "presenza stenosi a minicotto del retto-sigma di 6 cm, associata iniziale infiltrazione tessuto cellulare lasso pararettale e modico versamento declive endoperitoneale. Forte sospetto di eteroplasia. Coesiste quadro di secondarietà a livello epatico con presenza di diverse formazioni nodulari solide ipodense in entrambi i lobi confluenti nel settore paramediano in unica lesione a margini polilobulati diametro 9 cm. Non evidenti lesioni focali di significato ripetitivo nei polmoni e in organi parenchimatosi addominali alti, né linfoadenopatie ilomediastiniche ascellari addominopelviche inguinali. Né versamento pleurico né idronefrosi, vescica con esiti di TURP".
In data 16/10/09 eseguite: Colonscopia (diverticolosi del sigma)e Esofagogastroduodenoscopia (incontinenza del cardias, esofagite di grado A sec Los Angeles, rilevatezza mucosa antrale, gastroduodenite iperemica con aspetti erosivi duodenali. Esito istologico: spiccata infiltrazione flogistica linfoplasmacellulare e eosinofila, emperipolesi neutrofila e aspetti rigenerativi foveolari. Positiva ricerca Helicobacter pylori).
Tali esami sono stati eseguiti dopo repentino dimagrimento di mio padre, che allo stato mostra ancora buona appetenza e poca stanchezza (anche se sostiene di non riconoscere più il sapore dei cibi) e all’esito di alcuni valori alterati del sangue (neutrofili: 82,5; linfociti: 9,8; Gamma-GT: 380; Bilirubina totale: 1,27; Fosfatasi alcalina: 190; PCR: 1,24; CA-125: 38,2; CA-15/3: 44,2; CA-19/9: 805,1). PSA nella norma 1,560.
Mio padre (ex fumatore, ma con buon compenso emodinamico) ha subito due anni fa prostatectomia (suo padre è morto negli anni '70 di tumore alla prostrata) e un anno fa ernioplastica inguinale, e per problemi di pressione e respirazione è da tempo sottoposto a terapia farmacologica con Plaunac e Seretide Diskus.
Domande:
-dall’esame TAC (9/10/09) ad oggi non è stata ancora prescritta alcuna terapia preventiva o farmacologica a mio padre: tale omissione potrebbe peggiorare il suo quadro clinico?
-secondo voi qual è la stadiazione del suo tumore e quali potrebbero essere le più opportune cure?
-l’eventuale chemioterapia può essere eseguita in qualsiasi struttura abilitata, poiché –come riferitomi- esistono solo due protocolli farmacologici applicabili in Italia? e quali?
-sarebbe opportuno fare ulteriori esami o indagini (al pancreas, prostrata…) prima di procedere ad eventuali cure? Attendo risposte Grazie
[#1] dopo  
Dr. Carlo Pastore
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Gentile Utente,

in realtà occorre attendere la determinazione immunoistochimica del tumore poichè ad un primo esame istologico ancora non si è ben compreso se il tumore è epatico primitivo o secondario. Successivamente si procederà ad una terapia. La malattia appare comunque in una fase piuttosto avanzata.

Resto a disposizione, un caro saluto

Carlo Pastore
www.ipertermiaroma.it
[#2] dopo  
Utente 136XXX

Iscritto dal 2009
Le sono molto grato per la gentile attenzione e cortese risposta, non appena mi sarà consegnato l'esito dell'esame immunoistochimico sarà mia premura aggionarLa.
Grazie tanto
[#3] dopo  
Utente 136XXX

Iscritto dal 2009
Gentilissimo dott. Pastore,
stamane ho appreso che il tumore epatico (adenocarcinoma) diagnosticato a mio padre ha avuto origine nel fegato.
Il chirurgo, a cui mio padre si è rivolto, non ci ha dato molte speranze: ha riferito che allo stato non è possibile alcun intervento chirurgico, che eventuali terapie chemioterapiche non darebbero alcun risultato e che forse, dietro valutazione di un radiologo, potrebbe darsi corso alla chemioembolizzazione. Siamo ad oggi in attesa di sapere se ciò sia possibile.
Poichè, come credo ogni figlio che ami i propri genitori, vorrei che mio padre potesse aspirare ad una lunga sopravvivenza con una buona qualità di vita, certamente non sottoponendolo ad "inutili e stressanti" viaggi e terapie della speranza, Le chiedo di dirmi con tanta franchezza se ciò sia possibile alla luce del quadro clinico prospettatoLe nella mia precedente domanda.
Ed ancora:
1) è vero che la chemioembolizzazione, come riferitoci, "potrebbe" essere l'unico rimedio nel caso del tumore diagnosticato a mio padre?
2)altre terapie, quali alcolizzazione percutanea o ipertermia(antiblastica) o SIRT o terapie biologiche e/o ormonali o altre ancora (se ci sono), potrebbero risultare pù efficaci?
3)nel 2004 si è parlato della molecola ADI-PEG 20 (un enzima che avrebbe il potere di neutralizzare l'arginina), potrebbe essere somministrata a mio padre se non è ancora in fase sperimentale?
4)secondo Lei cosa sarebbe meglio nel caso in questione, sottoporre comunque mio padre ad una qualsiasi terapia consigliata, con tutte le eventuali controindicazioni ed effetti indesiderati, o lasciar perdere il tutto cercando, ove possibile, di farlo vivere nella maniera più serena e felice possibile? e se tale ultima soluzione fosse la più opportuna a quali sofferenze mio padre andrebbe incontro?
Mi scuso per la varietà delle domande, ma confido nella Sua cortese comprensione e preziosa collaborazione.
Resto in attesa di riscontro.
Graziee buon lavoro
[#4] dopo  
Utente 136XXX

Iscritto dal 2009
Gentilissimo dott. Pastore,
mi perdoni se la disturbo, purtroppo la diagnosi del tumore al fegato di mio padre, indicataLe nella mia del 18 u.s., mi stata erroneamente comunicata.
Stamane finalmente ho preso visione del referto immunoistochimico che afferma:
"Addendum 17/11/09
Studio immunoistochimico:
positività per: CAM5.2 (++), Ki67 (<10%);
negatività per: CK7, CK19, TTF1, PSA, Androgeno recettore (con positività nei nuclei epatocitari).
Conclusioni diagnostiche:
non dirimenti circa l'origine della neoplasia. Si consigliano ulteriori approfondimenti clinici."
Il chirurgo di fiducia, nuovamente ricontattato all'esito del predetto referto, ha riferito che sarebbe opportuno iniziare la chemioterapia affidandosi ad un oncologo.
Siamo confusi e vorremmo che qualcuno ci chiarisse, se possibile, il quadro attuale e soprattutto vorremmo capire se staimo perdendo tempo prezioso non avendo ad oggi iniziato alcuna terapia.
Attendo Sua cortese risposta anche con riferimento ai quesiti da me sollevati nella mia del 18 u.s..
Grazie