Utente 391XXX
Gentilissimi Cardiologi,
vi prego innanzitutto, a scopo introduttivo, di leggere questo mio precedente consulto:

www.medicitalia.it/consulti/Cardiologia/486458/Lone-atrial-fibrillation

15 giorni fa, sono finalmente ritornato a nuotare per la prima volta, dopo l’episodio di fibrillazione atriale, avvenuto ormai 5 mesi fa.
Avrei potuto riprendere l’attività fisica già da quest’estate, come consigliatomi dall’equipe di cardiologi che mi hanno sottoposto ai dovuti accertamenti, ma io mi ero così spaventato per quell’aritmia, che avevo rinunciato a fare sport.
Ora dunque mi sono convinto a riprendere, e ho già svolto 7 allenamenti. Però le cose non vanno come dovrebbero andare! Fintanto che io nuoto a ritmo mediamente sostenuto, il cuore risponde bene, raggiungendo frequenze adeguate durante lo sforzo, oscillanti tra i 140 e i 180 bpm, con una relazione perfettamente lineare e prevedibile tra aumento dello sforzo e aumento della frequenza.
Se però provo a lavorare sulla velocità massima, facendo degli scatti brevi a ritmo di gara, che sono ovviamente quanto di più impegnativo ci possa essere per il sistema cardiovascolare, allora il cuore sembra impazzire!
Misurando la frequenza immediatamente al termine di uno scatto (sia con cardiofrequenzimetro che tramite palpazione del polso radiale), arrivo addirittura a valori compresi tra 220 e 240 bpm, e compaiono anche delle extrasistoli, in associazione a forte dispnea e senso di stordimento. Tutto questo dura circa 1 minuto: poi la frequenza inizia gradualmente a scendere e ritorna anche un senso di benessere.
Questo quadro clinico e sintomatologico è esattamente lo stesso che, 5 mesi fa, fece da preludio alla fibrillazione atriale, e quindi è chiaro che io sia molto preoccupato.
Ovviamente mi sono già rivolto al reparto di cardiologia che mi ebbe in cura dopo la fibrillazione atriale, ma i medici si sono limitati a tranquillizzarmi, dicendomi che non c’è da preoccuparsi, alla luce degli accertamenti che mi furono fatti nei giorni successivi all’episodio aritmico.
Il problema però è che la prova da sforzo che mi fu fatta allora, per quanto faticosa, non fu tale da determinare lo scatenarsi di quella condizione di estremo malessere che si verifica allorchè io faccio uno sprint a velocità massima. Il punto è proprio questo: i problemi sorgono solo in caso di sforzi esplosivi, ad impegno fisico elevatissimo, che a quanto pare non sono replicabili durante la prova al cicloergometro: infatti - mi ha detto uno dei cardiologi con cui ho parlato - questa prova viene sempre interrotta, anche in assenza di fatica soggettivamente percepita, allorchè vi è il riscontro oggettivo di una frequenza cardiaca che raggiunge valori pari a 220 meno l’età del soggetto.
Alla luce di tutto quanto sopra esposto, come mi consigliate di procedere, e qual è la vostra ipotesi diagnostica?
Grazie mille in anticipo per la vostra eventuale disponibilità a rispondermi.

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[#1] dopo  
Dr. Mariano Rillo
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Guardi, non mi preoccuperei di quello che riporta (e il consiglio è di non misurare i battiti, pratica che non aggiunge alcuna informazione a quanto già è risaputo e invece contribuisce ad alimentare la sua ansia e a complicare ulteriormente il quadro clinico). A 29 anni una FA lone và diagnosticata correttamente solo escludendo che lei non abbia qualch tachicardia parossistica potenzilamente responsabile dell'innesco della fibrillazione. Questo è importante prchè se la causa è una TPSV si può tranquillamente guarire dall'una e dall'altra aritmia, semplicemente trattando la prima. E' per questo che le consiglio di eseguire uno studio elettrofisiologico intracavitario (indagine che può essere effettuata solo da un bravo aritmologo al quale le consiglio di rivolgersi) al quale s sarà possibile farà seguito un'ablazion dell'aritmia causale.
Cordialmente
[#2] dopo  
Utente 391XXX

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Gentilissimo Dr. Rillo,
la ringrazio molto per la sua risposta.
Potrebbe dirmi se uno studio elettrofisiologico transesofageo è altrettanto valido?
Preferirei, infatti, se possibile, evitare lo studio endocavitario, che, per quanto innocuo, penso sia comunque una procedura invasiva.
Per quanto invece il suo consiglio di rivolgermi ad un bravo aritmologo, come faccio io a trovarlo?
Nella mia città ci sono tanti cardiologi e ogni ospedale ha un'equipe di elettrofisiologia, ma come faccio a sapere io chi è veramente esperto e bravo nell'ambito specifico dello studio elettrofisiologico?
Grazie.
[#3] dopo  
Dr. Mariano Rillo
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Le indagini diagnostiche non vanno distinte in "invasive" e "non", ma in appropriate e non appropriate....il transesofageo è una tecnica obsoleta (non viene più seguita nei centri qualificati di elettrofisiologia cardiaca), con grandi limiti diagnostici e decisamente poco piacevole, mentre l'intracavitario in mani esperte è sicuro e completo e permette di passare dalla diagnosi alla terapia....
Ci pensi
Saluti