Utente 398XXX
Gentili Dottori,
la prossima settimana trascorrerò la mia prima notte in quota, per la precisione a poco meno di 3300 metri. Sono già stato due volte presso il rifugio nel quale dormirò ma sempre durante il giorno. Non ho mai accusato particolari sintomi se non una lieve nausea e stanchezza una volta terminato il percorso di avvicinamento (1 ora e 30 di cammino e dislivello di 500 metri su sentiero abbastanza ripido e impegnativo). Tali sintomi sono sempre scomparsi peró nel giro di circa 20/30 minuti, tant'è che l'ultima volta ho addirittura proseguito senza alcuna fatica lungo l'adiacente ghiacciaio (con ulteriore lieve dislivello). Aggiungo che, forse a causa del mio peso di circa 100 kg e del mio modesto allenamento, quando vado in montagna, anche a quote modeste, spesso mi capita dopo lunghi sforzi di accusare nausea e mal di testa, sintomi che comunque se ne vanno in poco tempo una volta terminato lo sforzo.
In un'occasione mi è capitato di raggiungere i 3000 metri in breve tempo grazie all'ausilio di una funivia senza alcun acclimatamento progressivo ma senza accusare nessun sintomo.
Anche alla luce del fatto che il giorno successivo dovró affrontare un'ascensione a 3800 metri circa (questa volta con il supporto di un'esperta guida alpina nonchè operatore del soccorso alpino) vi chiedo perció se sia necessario che vada dal curante per una prescrizione di farmaci contro un eventuale mal di montagna o posso stare tranquillo. Mi tormenta l'idea di malori con gravi conseguenze a livello cerebrale o polmonare.
Vi ringrazio e vi saluto cordialmente.
[#1] dopo  
Dr. Corrado Caso
16% attività
16% attualità
0% socialità
MERCATO SAN SEVERINO (SA)
Rank MI+ 32
Iscritto dal 2017
Gentile Signora,
Il clima di alta montagna nel quale intende soggiornare è da considerare un clima forte (3300-3800 mt.) capace di influenzare le attività di molti organi e apparati. L’elemento che maggiormente lo definisce è l’altitudine. Infatti, la temperatura si riduce di 1 grado ogni 150 mt in altezza e altrettanto la pressione atmosferica e quella parziale dell’ ossigeno. Nella definizione di un clima concorrono ordinariamente molti elementi: latitudine, umidità, venti, il grado d’ insolazione soprattutto se c’è ghiaccio o neve e un’orografia che correda e caratterizza. Un insieme nel quale anche la flora partecipa con l’azione balsamica di piante e fiori e di tante altre cose. Un bell’habitat del quale possono avvalersi soggetti sani o affetti da numerose malattie. Aria pura, cielo limpido e soleggiato per asmatici, allergici, psoriasici, per alcune forme di dermatite e artrosici.
Un clima nuovo, diverso dalle caratteristiche del clima di partenza è un’ opportunità ma, anche, un forte stress verso il quale l’organismo attiva i suoi meccanismi di difesa. È necessario adattarsi con cura secondo le regole della buona prudenza a una fatica fisica e mentale che comporta sintomi che variano da individuo a individuo. La sottrazione di ossigeno stimola una maggiore ventilazione polmonare e con “ adattamento reversibile” un aumento dei Globuli rossi e della loro capacità di captare e trasportare ossigeno soprattutto nei tessuti che definiamo “nobili”: cervello, cuore rene. Un processo che si realizza con gradualità nei giorni. La maggiore viscosità del sangue per l’ aumento della quota corpuscolare sconsigliano questo clima ai cardiopatici cronici con alterazioni del ritmo o a rischio di scompenso, agli ipertesi particolarmente in età avanzata, ai coronaropatici, agli aterosclerotici e agli enfisematosi. Dal punto di vista psicologico il clima può diventare uno stimolo per il Sistema Nervoso Centrale con stati di lieve eccitazione.
Gentile interlocutrice, leggo che la sua vacanza in un clima "forte" è mediata da una consapevole preoccupazione per la sua salute che condivido. Il parere del suo curante è certamente determinante per verificare le sue condizioni di salute e in riferimento ad esse l’attitudine al clima da lei scelto.
Corrado Caso
Specialista in Climatologia medica e Clinica Termale