Il mito della virilità quantitativa è talmente radicato nella natura umana che, più o meno esplicitamente, il valore dell'uomo si valuta soprattutto dalle dimensioni del sesso.

Scriveva il noto saggista, storico e medico spagnolo Gregorio Marañón:

"Il mito della virilità quantitativa è talmente radicato nella natura umana che, più o meno esplicitamente, il valore dell'uomo, si valuta soprattutto dalla potenza fisiologica, dalle dimensioni e dalla forma anatomica del sesso.
Un uomo non si vergogna del suo apparato digerente deficiente o della sua inferiorità motoria, ma quando gli manca l'appetito sessuale
(e, noi aggiungiamo, crede di non avere un genitale adeguato) il disgraziato si strappa i capelli con grida di disperazione, come Ovidio nei suoi versi immortali o, come Jean Jacques Rousseau, sprofonda in una inguaribile misantropia".

Gregorio Maranon
Figura 1:  Gregorio Maranòn

Casistiche

Fatta questa premessa culturale bisogna poi ricordare sempre alcuni dati fisiologici e cioè che il pene nelle sue dimensioni e nella sua forma può variare in modo considerevole da persona a persona ed anche in base all’età.
Quando è flaccido il pene si diceva, in un non lontano passato su numerosi testi di anatomia, che misurava mediamente in lunghezza dai 6 ai 10 centimetri. In erezione poi queste misure aumentavano di 2-5 centimetri.

Tali misure oggi sappiamo che variano ancora con i diversi “livelli e gradi” di erezione che sono di volta in volta differenti, così anche lo stato di flaccidità può essere maggiore o minore a secondo di vari fattori: ansia, stress, temperatura dell’ambiente od altro. Bisogna segnalare anche che le dimensioni del pene non sono sempre in rapporto costante con lo sviluppo fisico generale della persona considerata.

E' invece opinione comune che ad uno sviluppo corporeo “accentuato” corrispondano misure del pene adeguate e d'altronde è pure un “mito” diffusissimo che gli uomini piccoli e brevilinei siano dotati di misure molto “abbondanti”.
Entrambe queste opinioni non sono confortate da alcun dato clinico e statistico serio.

Possiamo comunque dire, senza timori di smentite, che le dimensioni del pene non condizionano il piacere sessuale che si prova o che si dà, e non determinano la propria "desiderabilità" come partner sessuale.

Misurazioni nella “storia”

Dobbiamo qui ricordare come il famoso e storico rapporto Kinsey, datato 1948, gettò allora nel panico più assoluto una buona parte del mondo maschile infatti questo studio sosteneva che le giuste dimensioni dell’organo sessuale maschile erano attorno ai 16 centimetri. Questo “incubo”, legato ad una misurazione non supportata da dirette valutazioni cliniche sul campo, sembra perseguitarci ancora oggi.

Alfred Kinsey
Figura 2:  Alfred Kinsey

Passiamo allora a valutare alcuni dati più recenti e più documentati.
Il primo è uno studio condotto in Israele dove risulterebbe che il problema del pene corto affligge quasi il 15 per cento della popolazione maschile.

Dato questo in apparente contrasto con una ricerca, condotta dall'Università Californiana di San Diego, che ha presentato dati clinici precisi in cui risulterebbe che solo il 2 per cento dei casi osservati sono definibili come "pene piccolo" o "nascosto", ossia con una lunghezza in erezione, calcolata dai ricercatori californiani, come inferiore ai 7 centimetri.
Al di sopra di queste misure il pene viene da questo gruppo di ricercatori considerato normale.

Sempre all’Università di San Diego si considerano come dimensioni ritenute "ideali" quelle di 8,8 centimetri di lunghezza a pene flaccido e di 12,5 centimetri in erezione mentre per la circonferenza si stimano come regolari 9,9 centimetri a riposo e 12,5 centimetri quando il pene è rigido.

Rispetto ai dati forniti dal rapporto Kinsey oggi abbiamo numerose e più fondate notizie cliniche e “commerciali” che sembrano confermare i dati raccolti dall’Università californiana.
Uno studio commissionato da produttori di profilattici ed eseguito da una équipe medica su 300 uomini, dopo opportune “stimolazioni visive”, ha rilevato che il 75 per cento dei “valutati” è risultato con una lunghezza del pene in erezione compresa tra 12,9 e 15,7 centimetri e con una circonferenza di 12,4 centimetri.

Condom e profilattici
Figura 3 : Condom o preservativi

Un altro recente studio italiano più attendibile, effettuato dalla Clinica Urologica di Firenze e pubblicato sull’ "European Urology" nel 2005 mostra che alla visita di leva nei 3.300 soggetti valutati, con età compresa tra i 17 e i 19 anni, la lunghezza del pene, allo stato di flaccidità, è risultata in media di 9 centimetri e la circonferenza di 10 centimetri mentre la lunghezza media del pene, stirato e misurato dal pube all’apice del glande (la punta del pene), è stata di 12.5 centimetri, con un minimo di 7.5 ed un massimo di 17.5 centimetri.

Ancora altri dati interessanti sono emersi da un'indagine della Società Italiana di Andrologia (SIA), presentata sempre agli inizi del 2005, dalla quale è emerso che ben il 23% degli italiani si ritiene insoddisfatto delle dimensioni del suo pene anche se poi in realtà le vere misure sono regolari ed il problema sembra essere soprattutto di natura psicologica.
Questi dati sono il risultato di un’indagine complessa e “voluminosa” ottenuta da tre edizioni della Settimana della Prevenzione Andrologica a cui anche il sottoscritto ha dato il suo modesto contributo.

La SIA ha pure preso le misure, conducendo un primo ed ampio studio antropometrico sui genitali maschili che ha coinvolto 2.392 uomini.
Da questa prima indagine si può affermare che la lunghezza media del pene a riposo è risultata di 13,5 cm tra i 20 e i 49 anni mentre la circonferenza media di 9,3 cm per i maschi di età compresa tra i 20 e i 29 anni.
Queste misure medie tendono ad “accorciarsi” con l'età ed anche in presenza di alcune patologie come il diabete, l’ipertensione arteriosa, una cardiopatia ischemica o il colesterolo alto.

Queste ultime misure “italiane”, soprattutto la lunghezza del pene a riposo, richiedono però un’importante precisazione perché apparentemente sembrano superiori a tutte le valutazioni medie riportate in lavori antropometrici precedenti e riferiti ad altre popolazioni, cioè bisogna sottolineare che la lunghezza media del pene in flaccidità in questi lavori è stata determinata con il pene sì flaccido ma in massima trazione, da qui il risultato “anomalo” e “maggiorato”.

Osservazioni finali

Fatte tutte queste “rivelazioni matematiche“ dobbiamo poi ricordare che nei rari casi di vera "microfallia", cioè di pene piccolo, oggi sono possibili alcuni interventi chirurgici che permettono di esteriorizzare la parte nascosta del pene.

Si tratta di procedure complesse come la sezione del legamento sospensore e lo scollamento dei corpi cavernosi dalla sinfisi e dalle branche ossee ischio-pubiche. Questi sono, come si può intuire, interventi molto delicati e con indicazioni molto ristrette e precise e questo per le gravi e possibili complicanze dovute alle lesioni che si possono avere a livello delle strutture vascolari e nervose che sono presenti in queste regioni anatomiche e che sono determinanti per avere una regolare e valida erezione.

Torta al pisello
Figura 4:  Torta al "pisello"

In questi anni è stato anche segnalato nell’uomo obeso la possibilità di utilizzare la liposuzione del grasso sovrapubico, presente nel monte di Marte, che determina un arretramento del piano cutaneo consentendo così un allungamento del pene sia “virtuale” che reale.

E' possibile poi, in alcuni casi, aumentare anche la circonferenza del pene con tecniche che prevedono l'impianto, al di sotto della cute dell'asta, del tessuto adiposo precedentemente aspirato.
Anche questa procedura chirurgica non è priva di importanti complicazioni quali infezioni o necrosi del tessuto adiposo impiantato oppure il ritorno graduale alle dimensioni di partenza sempre per “retrazione” e/o riassorbimento del grasso precedentemente innestato.